Le vite trascorrono sulle strade, tra le vie di Avellaneda ed i suoi bar che passano una Milonga dopo l’altra e le urla festose dei bambini che rimbombano:” Huevos!” (un eufemismo per dire ‘coraggio!’) o “Gooollll!“. La storia di Gabriel Omar Batistuta non è fatta di palloni che rotolano tra le note di Astor Piazzolla o pennellate che disegnano traiettorie tra le pagine di Osvaldo Soriano; il ‘Re Leone’ era una cannonata, era una frustata di testa dopo aver preso il tempo ai difensori, era più semplicemente Batigol.
Il goleador, però, è legato con un filo invisibile a Jorge Luis Borges, il poeta, come se i suoi versi avessero accompagnato i momenti salienti della carriera italiana del numero ‘9’ più amato di Firenze.
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‘Sempre è una parola che non è permessa agli uomini’ – Fiorentina – Venezia termina 3-0 con la tripletta del centravanti dei padroni di casa: classica sfida di fine stagione tra la ‘Viola’ che lotta per un posto nell’ Intertoto ed i lagunari che, ormai retrocessi da due turni, non hanno più nulla da dire al campionato. Insomma una ‘partita normale’ potrebbero dire gli sportivi, una delle partite più emozionanti di sempre dirà chi porta la Fiorentina nel cuore. Gabriel Omar Batistuta ha appena siglato le tre reti che lo eleggono ‘re del gol’ del club toscano, 152 marcature in Serie A, due in più di Kurt Hamrin, leggenda degli anni ’60. Il ‘Re Leone’ esulta per la terza volta a sette minuti dalla fine e corre; non vuole andare sotto la Fiesole perché l’emozione lo farebbe crollare così decide di schiantarsi contro la rete della porta per poi rimanere steso a terra a pancia in giù. Le mani coprono il viso, sembrerebbe quasi un bambinone capriccioso offeso dopo il rimprovero della madre e invece Batigol si commuove. Piange per l’ultimo gol al Franchi, piange per un addio indesiderato ma cercato, piange perché il Presidente non ha assecondato le sue richieste per costruire una squadra più forte (e due anni dopo i tifosi conosceranno sulla propria pelle il motivo) e quindi, l’attaccante, ha già deciso di trasferirsi alla Roma per vincere qualcosa di importante.
‘La gloria è una forma d’incomprensione, forse la peggiore’ – Gabriel Omar Batistuta, nato il primo febbraio 1969 ad Avellaneda, arrivò a Firenze a 21 anni via Boca Juniors. L’inizio non fu semplice: tanta panchina e pochi gol, poi al Franchi arriva l’odiata Juventus e scoppia l’amore. Nella prima di ritorno della stagione 1991-92 la Fiorentina domina e Batistuta insacca l’1-0, la difesa imbriglia l’ex Roberto Baggio e a pochi minuti dalla fine Branca firma il raddoppio: è il delirio di un intero popolo che ha scoperto il proprio idolo.
A fine anno i gol saranno 13, quello successivo 16 ma per i gigliati l’incubo Serie B divenne realtà; come l’anno precedente, trascinerà i compagni con 16 reti per tornare nella massima categoria. Dalla cadetteria ai Mondiali dove il centravanti esordì con una tripletta ai danni della Grecia ma l’Albiceleste non ingranò ed uscì già agli ottavi di finale contro la Romania. In Italia invece la fortuna fu diversa: Batigol divenne capocannoniere della Serie A con 26 segnature e 30 anni dopo Orlando, Firenze annoverò un capocannoniere. Per non farsi mancare nulla, l’argentino, segnò 13 reti consecutivamente nelle prime 11 giornate abbattendo il record detenuto da tempo da Enzo Pascutti.
Nel 1995-96 ecco il primo trofeo di squadra: la Coppa Italia vinta 2-0 contro l’Atalanta con 8 gol del bomber ai quali vanno aggiunti 19 in Serie A. La felicità fu immensa e l’importanza della vittoria triplicata dato che ad agosto le partite ufficiali sarebbero cominciate prima con la Supercoppa e poi perchè arriverà l’Europa. Il 25 agosto a San Siro Batistuta firmò la doppietta decisiva, inframezzata dal pari di Savicevic, ed il secondo gol entrò nella ‘hall of fame’ del calcio italiano: una punizione prodigiosa dai 30 metri che si insaccò alle spalle di Rossi ma soprattutto verrà ricordata la corsa verso le telecamere urlando: “Irina, Te Amo!”, la dedica è per la moglie, sposata pochi mesi prima di arrivare in Toscana e dalla quale s’è separato lo scorso agosto.
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Quell’anno la cineteca deve fare posto anche ad un’altra perla: al Camp Nou, i viola fecero visita al Barca per l’andata della semifinale di Coppa delle Coppe. Bati pareggiò il gol di Nadal con un bolide dal limite dell’area che fulminò Vitor Baia e poi zittì i 110.000 presenti allo stadio. Gabriel Omar Batistuta divenne definitivamente uno dei più forti centravanti al mondo. Nel 1997-98, il Re Leone fu quarto, al pari di Del Piero con 21 reti, nella classifica di cannonieri dietro Bierhoff, Ronaldo e Baggio; fu la stagione delle prime ruggini con la società. La Fiorentina era una buona squadra con un terminale fortissimo, una formazione difficile da affrontare ma certamente poco attrezzata per alzare trofei di un certo ‘peso’ e così l’argentino, ormai definitivamente capitano, avanza le sue richieste.
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La stagione successiva, la città di Dante, preparò le vie a festa per un sogno: il Trap in panchina e Bati, con Edmundo e Rui Costa in attacco, conducono la Viola al titolo, solo nominale, di Campione d’Inverno. Il numero 9 segnerà 17 gol in altrettante apparizioni, prima del gravissimo infortunio contro il Milan (rivale diretta per lo scudetto) che lo costrinse ad un lungo stop e quando tornò in campo fu troppo tardi per pensare di tornare in corsa per il titolo. Gli attriti con la società furono sempre più marcati, ma mai profondi quanto l’amore che legò, e lega tutt’ora, Batistuta alla città.
La stagione 1999-2000 della Fiorentina risultò piuttosto anonima e terminerà coll settimo posto in campionato, anche se riuscì a proseguire nel cammino in Champions: il Re Leone, quell’anno, segnò due gol pazzeschi in Europa. A fine ottobre a Wembley contro l’Arsenal e poi a metà marzo all’Old Trafford contro il Manchester United; i pezzi d’autore furono 29 in totale, mai il Re Leone segnò tanto in una sola stagione. Poi la storia d’amore con i viola arriva al capolinea.
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‘L’addio è un’enfasi, un’insensata festa dell’infelicità’- A Roma, sponda giallorossa, lo accoglierà una formazione fortissima: Totti e Montella lo affiancherannoo in attacco, Emerson e Tommasi formeranno una diga a centrocampo , Candela e Cafù ai lati saranno stantuffi instancabili e dietro Samuel si rivelerà un autentico Ministro della Difesa.
Batistuta però piange ancora per la Fiorentina: 20 novembre 2000, i viola sono ospiti all’Olimpico ed inevitabilmente è una partita speciale. L’argentino sembra impacciato, divorato dai ricordi; a pochi minuti dalla fine col risultato in parità, una palla balla al limite dell area di rigore e Batistuta, guidato dall’istinto fa quello che gli riesce meglio, gol! Sarà l’1-0 decisivo: non esulta, è contento ma piange e finita la partita dirà: “Non potevo festeggiare, so cosa prova un fiorentino quando perde!”
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Il Re Leone realizzerà il suo sogno il 17 giugno seguente, quando timbrerà l’ultimo gol (20 in campionato quell’anno) della Roma nel 3-1 contro il Parma all’Olimpico, nella partita che consegnerà il terzo scudetto ai giallorossi.









