La Lazio di Pioli? Un lontano ricordo. Da due settimane e mezzo a questa parte l’ambiente biancoceleste sembra avere ricevuto un’autentica spinta: l’arrivo in panchina di Simone Inzaghi pare aver scosso le coscienze dei calciatori, che si sono immediatamente ritrovati dopo mesi di oblio e viaggiano ora spediti verso il sogno europeo.
In attesa della sfida di questa sera con la Juventus, però, una domanda sorge spontanea: si può già raccontare di una rivoluzione alla corte di Claudio Lotito o il buon lavoro svolto sin qui dall’ex tecnico della Primavera necessita di ulteriori riscontri dal punto di vista dei risultati?
Forse per parlare in tranquillità di rilancio biancoceleste come molti hanno fatto dopo la sfida con l’Empoli è ancora troppo presto. Vero, nelle ultime due partite la Lazio ha vinto e convinto – fatto che non accadeva ormai da troppo tempo -, ma la consistenza degli avversari fino ad oggi affrontati dalla banda Inzaghi non sembra sufficiente per una valotazione oggettiva della situazione. A Palermo la compagine biancoceleste ha sbloccato il risultato subito – grosso merito -, ma poi non ha faticato a tenere a bada un avversario martoriato da difficoltà interne e visibilmente svuotato nelle forze e nell’animo; nella sfida di domenica, invece, la Lazio ha colto di sorpresa senza troppe difficoltà un Empoli chiaramente appagato dal successo del precedente weekend nel derby con la Fiorentina che gli aveva consegnato la salvezza con ampio anticipo per la seconda stagione consecutiva.
Certo le due partite di cui sopra hanno restituito morale alla rosa in vista di un finale di campionato altrimenti senza grossi obiettivi: le rimanenti gare contro Juve, Sampdoria, Inter, Carpi e Fiorentina – non certo una passeggiata – serviranno a verificare il reale valore di una rosa uscita dalla stagione significativamente svalutata e a capire se quella intrapresa poche settimane fa nel ritiro di Norcia può essere la strada da battere anche nella prossima stagione. Il rilancio vero e proprio, se ci sarà, passerà a nostro avviso dalla bontà delle decisioni che saranno prese in merito e dalle scelte del presidente Claudio Lotito, al quale da più parti e ormai da troppo tempo si chiede di fare un passo indietro per il bene del club.
Non solo. Per la Lazio sarà inoltre fondamentale riconquistare l’amore di un pubblico che nella passata stagione aveva messo da parte l’ascia di guerra per supportare la squadra nella corsa al secondo posto poi persa con la Roma e che pare adesso essersi volatilizzato, deluso dalle recenti prestazioni dei ragazzi in campo e in particolar modo dal risultato dell’ultimo derby perso malamente contro una lanciatissima Roma. In questo senso la scelta di Simone Inzaghi – da grande parte del tifo ritenuto una figura positiva oltre che un simbolo di lazialità – pare aver leggermente migliorato la situazione, ma nella capitale le cose cambiano da un momento all’altro su entrambe le sponde del Tevere e nulla può esser dato per scontato a bocce ancora in movimento.
La storia recente della Lazio parla di clamorosi e inaspettati successi e di sconfitte brucianti, di storie d’amore e di odio, di figure idolatrate, rispettate, controverse e detestate. Oggi un nuovo capitolo è agli albori: ai suoi sostenitori – fantastici quando vogliono – l’augurio che sia una piacevole via di mezzo verso un equilibrio finalmente raggiunto, un cielo azzurro dove veder volare l’aquila sempre più in alto.









