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INTER – La formula per battere il Wolfsburg

INTER – La formula per battere il Wolfsburg

“Felici di aver pescato l’Inter!” sono state le parole di Dieter Hecking, allenatore dei ‘Lupi’ dallo sguardo glaciale, all’indomani del sorteggio di Europa League. Mancini invece ha usato toni meno festosi per raccontare l’avversario: “Sarà dura come qualunque partita negli ottavi in Europa“.

Allora ci siamo chiesti: il Wolfsburg è davvero la squadra più forte? Come si può fermare?

Wolfsburg è famosa, principalmente, per essere la città della Volkswagen e ‘Die Wolfe‘ hanno vinto un solo Meisterschale, anche piuttosto recente, nel 2008-09 guidati dalla coppia d’attacco più prolifica nella storia Bundesliga composta da Grafite e Dzeko (28 gol il primo e 26 il secondo). In quella squadra giocavano anche Barzagli e Zaccardo, unici italiani ad aver vestito la maglia verde; Obafemi Martins, giunto l’anno successivo, invece è l’unico ad aver indossato entrambe le casacche.
Tornando al presente, la squadra di Hecking gioca con un 4-2-3-1 sfruttando al massimo la rapidità e l’inventiva di Schurrle e De Bruyne che riforniscono Bas Dost, un gigantone di 1.96 capace di segnare 13 reti in 11 presenze da dicembre ad oggi. Dapprima era relegato ai margini della rosa, facendo la spola tra panchina e tribuna, e collezionando appena 14′ in due presenze nei primi tre mesi di campionato.
Proprio la fase offensiva è il pezzo forte della squadra della Bassa Sassonia: 75 gol fatti in 35 match totali in stagione, con una media di 2,15 a partita (per intenderci la banda di Mancini viaggia a 1,53). Le prestazioni europee abbassano leggermente gli standard a 2 reti segnate ed 1.25 subite per gara (con due sconfitte e due pareggi oltre a 4 vittorie); i meneghini invece non hanno mai perso (due ‘X’ e due affermazioni con 1,5 gol di media fatti e 1 subito).

Ma di tutti questi numeri snocciolati, il dato più rilevante è che il Wolfsburg non ha segnato in 4 occasioni e tutte contro squadre che adottavano un modulo speculare a quello tedesco (Herta Berlino, Everton, Sporting Lisbona ed Augsburg): 4-2-3-1 con uno dei trequartisti in grado di abbassarsi sulla linea mediana in ogni momento. Il caso vuole che sia lo stesso sistema col quale il Mancio 2.0 si presentò a Milano e che ha permesso ai nerazzurri di recuperare il punteggio al San Paolo nel finale: l’uomo più indicato ad interpretare la doppia fase sembra essere Hernanes, già titolare contro il Celtic al ritorno.

Una squadra, dunque, che fa del proprio attacco la miglior difesa e i due terzini ben rappresentano quest’ideale: Rodriguez sulla sinistra e Jung sulla destra, 22 e 24 anni e più volte accostati all’Inter nelle ultime estati, forniscono una spinta continua e le spalle rimangono coperte dai mediano Luiz Gustavo e Guilavogui. Il perno delle retrovie è Naldo: un centralone brasiliano, di 32 anni, tutto esperienza con la dinamite nei piedi (in ogni senso); accanto a lui Knoche, 22 anni e tanti buoni propositi. I pali sono sorvegliati dal 31enne svizzero Benaglio. Un’altra freccia a disposizione di Hecking è la panchina: Caligiuri, il giovane Arnold ed Hunt possono risultare valide alternative per sbloccare la partita.

Domani davanti ai 30.000 della Volkswagen-Arena, Icardi dovrà rompere il digiuno europeo in trasferta che dura dal 20 agosto contro lo Stjarnan e Shaqiri tornerà in Germania, per la prima volta dall’addio al Bayern, per tacere le malelingue.

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Alberto Ponte

Studio giurisprudenza a Genova e mi piace collezionare...passioni. Amo viaggiare, mangiare e leggere. Inoltre sono un tifoso dello sport, dei suoi annedoti e delle sue storie. "Lo sport è cultura, speriamo continui ad esserlo" [Livio Berruti]