Se alla vigilia della prima giornata di campionato qualcuno ci avesse detto che l’Inter di Mancini sarebbe stata in testa alla classifica dopo 12 giornate, probabilmente avremmo stentato a crederci.
Dopo le deludenti amichevoli estive e i troppi esperimenti tattici condotti da Mancini, in molti ritenevano l’Inter ancora lontana dall’essere competitiva per le prime posizioni. L’unico ad aver predicato calma e ad aver sempre creduto nella rosa nerazzurra è stato lo stesso Mancini, sostenuto e accontentato in tutte le richieste (o quasi) dalla società di Corso Vittorio Emanuele.
SOLIDITÀ – La squadra guidata dal tecnico di Jesi ha conquistato 7 vittorie con il risultato di 1-0, trasformando la porta difesa da Handanovic in un fortino quasi inespugnabile. In ben 8 partite su 12 i nerazzurri non hanno subito reti, mentre il computo generale dei gol incassati è pari a 7 (ben 4 subiti contro la Fiorentina).
La parola d’ordine in casa Inter dunque è “solidità“, che spesso però ha fatto rima con “sterilità“
L’altra faccia della medaglia nerazzurra infatti è rappresentata dalle difficoltà che la squadra sta incontrando nel rendersi pericolosa dalle parti del portiere avversario.
12 gol segnati in altrettante partite sono un numero troppo esiguo per mantenere a lungo la testa della classifica. Da questo punto di vista il tecnico nerazzurro sarà chiamato a lavorare alacremente per aumentare la pericolosità offensiva della sua Inter.
ALLA RICERCA DEL MODULO PERDUTO… – La scarsa vena realizzativa della squadra va sicuramente ricercata in una manovra offensiva che stenta a decollare. Mancini non sembra ancora aver trovato il modulo giusto per esaltare le caratteristiche dei calciatori che ha a disposizione. Nelle prime 12 giornate il tecnico di Jesi ha alternato diversi moduli, adattandoli in molte occasioni all’avversario che si trovava ad affrontare. 4312, 433, 442, 4231, 352, non è il tentativo di rendervi partecipe del codice fiscale di chi scrive, ma si tratta dei diversi moduli che Mancini ha adottato in questa prima parte di stagione. Un’Inter camaleontica che ha saputo cambiare il proprio vestito a seconda delle esigenze e delle caratteristiche del rivale di giornata.
TURNOVER SMODATO – A proposito di Inter camaleontica, c’è da sottolineare un altro aspetto peculiare dell’Inter 2015-2016: vale a dire il turnover “matto e disperato” messo in pratica da Mancini.
Nelle prime 12 giornate infatti, sono stati impiegati tutti i calciatori presenti in prima squadra, ad eccezione di Montoya e degli infortunati Vidic e Dodò (tornato a giocare nel campionato primavera). L’obiettivo di Mancini dunque appare chiaro: vuole coinvolgere l’intera rosa, facendo sentire tutti parte integrante del progetto. Finora i risultati sono dalla parte del tecnico che ogni weekend sorprende i giornalisti al seguito dell’Inter con formazioni sempre diverse l’una dall’altra.
TOP – Se è vero dunque che nell’Inter giocano praticamente tutti e tutti stanno dando un contributo importante alla causa, non si può non sottolineare come ci siano degli elementi assolutamente imprescindibili nella testa di Mancini.
La tanto agognata solidità difensiva vede quale artefice principale il terzetto che compone il cuore del pacchetto arretrato: Handanovic, Miranda e Murillo.
Il portiere sloveno, al di là della sfortunata partita contro la Fiorentina, sta vivendo una stagione da assoluto protagonista, regalando alla squadra nerazzurra molti punti in classifica.
La coppia Miranda-Murillo invece rappresenta con ogni probabilità il più grande up-grade compiuto rispetto alla scorsa stagione: se infatti paragoniamo le prestazioni dei due attuali centrali difensivi, con quelle di Ranocchia e Juan Jesus – titolari della passata stagione – è facile comprendere il perché di un’Inter nuovamente competitiva.
Una menzione speciale la meritano anche Medel e Jovetic. Il cileno sembra essere il leader emotivo della squadra, mentre per quanto riguarda Jojo, la netta sensazione è che senza il calciatore montenegrino l’Inter perda moltissimo, soprattutto in termini di fantasia e creatività.
FLOP – Nella stagione nerazzurra non manca però qualche nota negativa. Montoya ad esempio, arrivato all’Inter con l’obiettivo di prendersi la maglia da titolare sulla fascia destra, è uscito subito dai radar, finendo all’ultimo posto nella gerarchia dei terzini stabilita da Mancini.
Per quanto riguarda Kondogbia e Perisic, il loro ambientamento nel campionato italiano è apparso più complicato di quanto fosse lecito attendersi.
Nelle ultime uscite stagionali però il croato ed il francese (autore del gol vittoria a Torino) stanno fornendo evidenti segnali di risveglio, ai quali però dovranno dare seguito a suon di prestazioni convincenti.
In conclusione non si può non citare Mauro Icardi. Il capocannoniere della scorsa stagione – a pari merito con Luca Toni – ha finora realizzato 3 gol in 9 presenze, sembrando meno a suo agio nella nuova Inter.
Quello di coinvolgere maggiormente Icardi nella manovra offensiva, offrendogli maggiori occasioni di andare a segno, resta uno degli obiettivi ai quali il tecnico nerazzurro sta lavorando in queste settimane.
Se il bomber argentino dovesse tornare ad esprimersi ai livelli dello scorso anno, e se l’Inter riuscisse a trovare gli equilibri giusti per rendersi più pericolosa davanti, mantenendo la solidità mostrata nelle prime 12 giornate, allora Mancini potrebbe davvero ambire al raggiungimento di grandi traguardi.









