Combita è al centro della Colombia, arrampicata su 2814 metri d’altitudine racchiude 12750 abitanti. Il 4 febbraio 1990, nessun colombiano obbiettivo avrebbe immaginato che 24 anni dopo, la cittadina ,sarebbe diventata famosa per aver dato i natali ad uno dei più forti ciclisti nel panorama mondiale.
Nairo Quintana ha vinto, anzi stravinto la 97.a edizione del Giro d’Italia: quella della partenza irlandese, della prima volta del Gavia e dello Stelvio assieme, quello che ha visto trionfare il ‘tricolor’ colombiano (Uran secondo in generale e ottime prestazioni di Duarte e Arredondo) ed ‘esplodere’ il talento di Fabio Aru.
Il vincitore non vuole ammetterlo ma la 16.a tappa gli ha consegnato la Maglia Rosa, ha affrontato il pericolo e lo ha vinto. Lui, però, dal podio di Trieste dice che il successo è stato costruito giorno dopo giorno e non solo sullo Stelvio. La felicità lo annebbia, la gioia di festeggiare con la famiglia un successo internazionale è immenso e così rivolge il suo ‘grazie’ a Dio.
In Colombia festeggiano perchè il Giro se lo sono giocati i due favoriti della vigilia ma il secondo, Rigoberto Uran, mastica amaro: ripensando che per il secondo anno di fila è ‘il primo degli sconfitti’, cosa che non succedeva dal Pavel Tonkov ’97 e ’98.
E i numeri non finiscono mai: per la prima volta nessun europeo ha indossato la Rosa, e nemmeno nessun italiano (non accadeva dal 1992). Così come non succedeva dal 1954 che una nazione che non fosse la nostra facesse doppietta sul podio della generale: dopo noi e la Svizzera, la Colombia è la terza. ‘Tricolor’ che festeggia il primo nazionale a vincere questo trofeo con un Quintana trionfatore anche della maglia bianca dei giovani come successe soltanto a Berzin, Indurain e Contador.
Ma il Belpaese è riuscito comunque a sognare grazie ad un giovanissimo sardo dalla pedalata sgraziata ma che s’è preso l’arrivo di Montecampione (sì! Proprio quello di Pantani…) e un grande secondo posto sul Monte Grappa. Il suo nome è Fabio Aru e sale sul podio della generale a 23 anni.
Intanto nell’ultima ‘tappa-sfilata’ da Gemona a Trieste: lo sloveno Mezceg della Giant è riuscito a prevalere in volata sul ‘re degli sprint’ Nacer Bouhanni (giunto solo quarto), secondo ancora Nizzolo al quale vanno tutti gli applausi di incoraggiamento del mondo per essere stato sempre presente nei rush finali collezionando però il quarto secondo posto di tappa nell’edizione.
I Dire Straits Legends calano il sipario sul Giro 2014: ‘Tunnel of Love’ eccheggia nelle orecchie dei tifosi che si riscaldano per il Tour de France.









