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FOCUS INTER – Le parole di Mazzarri come una pioggia di latte. E il confronto con Mancini…

FOCUS INTER – Le parole di Mazzarri come una pioggia di latte. E il confronto con Mancini…

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E poi ha iniziato a piovere. Non acqua, bensì latte, direttamente dalla tazza da colazione di Walter Mazzarri. E come ogni nonno può ricordare al proprio nipote, non si piange sul latte versato e, alla stessa stregua, chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Questi proverbi sembrano non essere noti all’ex allenatore nerazzurro, che ritorna sulla scena del calcio italiano con parole inaspettate e voglia di pungere.

In una breve intervista rilasciata a World Soccer Digest, rivista giapponese, il tecnico livornese ha criticato la scelta della società di esonerarlo, sostenendo che non ci fossero i presupposti per farlo. Innanzitutto, la media dei punti collezionati da Mazzarri con l’Inter, da settembre 2014 al giorno del suo esonero, è il primo dato importante per ragionare sulle sue parole. In campionato, l’allenatore livornese ha collezionato in media 1.45 punti a partita. Per semplificare, è come se avesse vinto una partita ogni due, perdendo l’altra. Il suo successore, Roberto Mancini, non aveva propriamente iniziato con il piede giusto, ottenendo una media di 1 punto a partita nelle prime cinque apparizioni, prima della sosta natalizia e dell’importantissima finestra di mercato. Ad oggi, la media complessiva è di 1.33 punti a partita, ancora inferiore a quella di Mazzarri, ma è importante sottolineare che da gennaio il dato si è alzato a 1.57 punti per gara, con freccia di sorpasso da parte del tecnico jesino sul suo predecessore.

Il ragionamento fatto dalla società appare chiaro; non importava ottenere risultati nell’immediato, quando un calendario denso di sfide delicate – derby, Roma e Lazio, per esempio – e una rosa chiaramente inadatta alle esigenze di Mancini ne limitavano le possibilità. L’importante era gettare finalmente solide basi e ottenere il massimo dalla seconda parte di stagione. Le brutte sconfitte con Sassuolo e Torino, specie per modalità, condizionano pesantemente il tabellino di marcia della Beneamata 2015, ma le ultime prestazioni fanno ben sperare per un ulteriore incremento del dato sulla media punti. Tornando a Mazzarri, la sua affermazione secondo cui “i dati oggettivi sono inconfutabili” perde così parte della sua veridicità, ad un’attenta analisi.

L’altro punto cardine delle sue esternazioni riguarda l’ organizzazione precisa e propositiva che egli sostiene di aver conferito alla sua Inter. È da un lato innegabile che il mister avesse dato la propria impronta alla squadra, insistendo su un modulo e su determinati giocatori. Importante è stato il lavoro sulla fase difensiva, che si è dimostrata però un terno al lotto: durante la gestione Mazzarri, si passava dal subire un solo gol in quattro partite (le prime di campionato), a dover raccogliere la palla dalla rete per nove volte in tre gare, quelle successive all’iniziale serie positiva, conclusa con il rocambolesco Inter-Cagliari 1-4. Anche dal punto di vista realizzativo, la discontinuità è evidente e dipende troppo dall’andamento della singola gara. Si passa dal 7-0 al Sassuolo a partite come quelle contro la Fiorentina e il modestissimo Parma, in cui i tifosi non possono esultare nemmeno una volta nell’arco dei 90 minuti. Molto curioso è il fatto che le gare in cui si segnava di più erano anche quelle in cui si subiva il maggior numero di gol, eccezion fatta per l’exploit contro i neroverdi, di cui sopra. Così, lo scotto da pagare per siglare due reti contro Verona e Napoli è di subirne altrettante, mentre gli 1-0 contro risicati contro Cesena e Sampdoria dimostrano l’importanza della continuità difensiva mai trovata.

Sul fatto che l’organizzazione della sua squadra, oltre che precisa, fosse anche propositiva, il che significa attiva e pericolosa in zona gol, qualche perplessità sorge spontaneamente. Se la media gol della parte di campionato con lui al timone è di 1.54 reti a partita, il dato cala in maniera incredibile togliendo la partita contro il Sassuolo; nelle altre 10 gare, l’Inter ha segnato soltanto un gol a partita, subendone invece 14 totali, con una media di 1.27 gol subiti per match. Rimuovendo dalle statistiche anche il 7-0 ai danni dei neroverdi, la media si alzerebbe a 1.4, superando nettamente quella dei gol fatti, ma è giusto rendere conto dell’aver mantenuto la porta inviolata in quella partita. La differenza reti viene mantenuta positiva da quella magnifica seconda giornata, fissandosi su un +3 grazie a tale goleada.

Per quanto riguarda Mancini, le reti siglate dai suoi nelle prime 12 gare sono state 20, dato che porta la media gol a 1.67. Difensivamente, l’handicap rimane costante per entrambe le gestioni: l’Inter del Mancio subisce 1.25 reti a partita, confermando il trend negativo e la necessità di una maggiore solidità – Murillo è già pronto per giugno. A discolpa del tecnico di Jesi è da segnalare la penuria di giocatori, dettata dagli infortuni di Andreolli, Vidic e D’Ambrosio, forse i tre migliori interpreti della difesa a 4 voluta dal mister.

Se i dati non bastassero, occorre infine sottolineare che la squadra di Mancini sta pian piano trovando una quadratura del cerchio, viene da due belle vittorie in campionato e da un amaro, ma utile, pareggio a Celtic Park. I recuperi di D’Ambrosio e Andreolli sono più vicini, Shaqiri sta prendendo sulle sue spalle la squadra e Guarin ha trovato in Mancini un allenatore che lo fa rendere al meglio, aspettando la continuità che gli è sempre mancata e che lo consacrerebbe definitivamente.

Concludendo, l’ex allenatore nerazzurro Walter Mazzarri avrebbe potuto evitare certe affermazioni, che appaiono più come uno sfogo amareggiato che come il frutto di una convinzione ben salda. La sua grande professionalità, ben visibile nel ritiro estivo, dove si mostrava attento a ogni dettaglio e deciso nello spronare tutti i suoi giocatori ad allenarsi al meglio, non è bastata: il campo e i numeri lo hanno condannato. Sentirlo parlare di preconcetti sulla persona, però, fa francamente sorridere e dimostra una buona dose di ingratitudine. Mazzarri è stato accontentato il più possibile sul mercato, la società ne ha sempre preso le difese, rinnovandogli persino il contratto e dichiarando più volte di voler basare su di lui il proprio progetto. Ma, come ha dichiarato egli stesso in questa occasione, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

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Matteo Rasile

Studente di Ingegneria Gestionale al Polimi Interista con la passione per le parole, per le parole sull'Inter e per le parole sul calcio (non solo). Da bambino si sognava calciatore, ora si sogna giornalista. Ci prova.