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FOCUS – Bmc: dal fallimento del 2015 alle speranze del 2016

FOCUS – Bmc: dal fallimento del 2015 alle speranze del 2016

Si sta concludendo un’annata globalmente fallimentare in casa Bmc. Nonostante le vittorie nelle cronometro di squadra al Tour e alla Vuelta il 2015 ed il secondo titolo mondiale per team dei rossoneri è deludente. I cacciatori di classiche Philippe Gilbert e Greg Van Avermaet non hanno centrato grandi obiettivi, limitandosi a conquistare frazioni alla Tirreno Adriatico ed al Giro d’Italia (splendido il numero dell’ex campione del mondo nella diciottesima tappa). Sorprendente la stagione di Rohan Dennis, vincitore del Tour Down Under in Australia, che però lentamente si è spento nel corso della stagione. Ma il bilancio è negativo soprattutto perché non è arrivato l’acuto nelle corse europee dagli uomini di classifica. A tratti Tejay Van Garderen è sembrato in grado di spiccare il volo verso la definitiva maturazione. Al Criterium del Delfinato ha stupito tutti per la sua costanza e si è dovuto arrendere allo strapotere di Chris Froome solo all’ultima tappa. Al Tour de France si è dovuto ritirare per la febbre quando era in terza posizione, uscendo a pezzi moralmente dalla Grande Boucle. Globalmente il giovane americano ha già ribadito di avere grandi qualità ma non si è ancora sbloccato definitivamente. Mancano una vittoria di tappa ed un podio in uno dei tre grandi giri. È sempre arrivato ad un passo dalla consacrazione ma nel momento decisivo è rimbalzato indietro. Forse per l’immaturità e la scarsa consapevolezza dei propri mezzi. Forse per il peso dell’eredità lasciata da Cadel Evans, campione del mondo 2009 e vincitore del Tour de France 2011, ritiratosi dal ciclismo quest’anno al termine del Tour Down Under. Alla Bmc in questo momento manca un ciclista come l’australiano ex Silence Lotto: un uomo carismatico, un leader sulla strada e fuori, uno che sia capace di caricarsi la squadra sulle spalle anche nei momenti negativi. Van Garderen finora non si è rivelato all’altezza della situazione e delle aspettative, anche per la giovane età. Comunque è oggettivo che i risultati del team nei grandi giri sono impietosi: un Bmc non sale sul podio di un Grande Giro dal maggio 2013, guarda caso sempre con il solito Evans. Da allora il miglior risultato è stato il quinto posto di Van Garderen al Tour 2014.

L’arrivo di un passista esperto come Richie Porte potrebbe riportare la squadra svizzero-americana su grandi livelli e farla rientrare tra i top team. Ma il tasmaniano deve assolutamente cambiare rotta quando si trova sotto pressione. Infatti, l’ex numero 2 del team Sky ha dimostrato di essere una certezza quando è chiamato a fare il gregario, aiutando egregiamente grandi campioni come Contador, Wiggins e Froome ma non si può dire lo stesso quando spettano a lui i galloni di capitano. Ne è stata una dimostrazione il Tour de France dell’anno scorso: designato prima punta dello squadrone britannico dopo il forfait di Froome, affondò lentamente chiudendo lontanissimo dalla top ten. Peggio ancora al Giro d’Italia di quest’anno, un mix di sfortuna ed errori clamorosi che ha spinto il tasmaniano a ritirarsi a poco più di metà percorso. Tanto impeccabile come gregario, quanto fallimentare come capitano. L’età non gioca a suo favore e Porte deve assolutamente superare in tempi brevi questo problema se vuole realmente togliersi grandi soddisfazioni e prendersi la Bmc. Le pressioni nel 2016 saranno certamente maggiori rispetto a quelle provate finora, anche perché non ci sarà un campione come Froome a coprire le magagne e le difficoltà di una squadra. Tuttavia Porte ha anche grandi qualità non solo in strada: è un ciclista che si sa far ascoltare e rispettare, ha carisma e sa leggere bene la gara. Qualità indiscutibili, che se affinate potrebbero regalare agli spettatori un nuovo protagonista. Porte sa di avere una grande occasione e di poter dimostrare al mondo di non essere solamente un ottimo gregario ma anche un valido capitano. Dipenderà tutto da lui. Può essere l’uomo ideale per raccogliere la pesante eredità di Cadel Evans. A lui spetterà la missione di rinverdire i fasti di qualche anno fa e di non farsi travolgere. Il coraggio in ogni caso non gli manca: accettare questa sfida abbandonandole certezze del team Sky gli fa onore ma questo sicuramente non gli basterà. Vorrà prendersi tutto: Bmc ed un Grande Giro. Sempre che Van Garderen non esploda e rimescoli nuovamente le carte. Sarebbe certamente surreale per la squadra rossonera: passare dalle vacche magre del post Evans ad un’incredibile abbondanza di scelte. La gestione dei due ciclisti sarà un aspetto fondamentale della prossima stagione. Scongiurando possibilmente guerre intestine o un altro flop. No, la Bmc vuole risorgere e la parola “fallimento” non può essere minimamente presa in considerazione. Non nel 2016.

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Federico Mariani

Nato a Cremona il 31 maggio 1992, sono laureato in Lettere Moderne e studio Storia d'Europa presso l'Università di Pavia. Sono appassionato di sport, con una preferenza per il ciclismo. Sogno di far diventare questa passione il mio lavoro.