“The ball is a round, so everything could happen” mi disse la scorsa estate uno steward inglese a bordo campo prima di un match di coppa di Lega tra Bristol City ( C1 inglese) e Oxford United ( C2 inglese), nel quale effettivamente i padroni di casa persero malamente per 2-1, venendo eliminati.
“La palla è tonda, quindi tutto può succedere”, però, non è il solo motivo per cui i tifosi juventini debbano credere nell’impresa. Vero, il Barcellona davanti è semplicemente straripante e al tridente blaugrana basterebbe anche mezza palla-gol per cambiare la partita, ma come insegna il buon Arrigo Sacchi, le partite si vincono in mediana e con la compattezza tra i reparti.
Domanda che dunque sorge spontanea: come si batte il Barcellona? Fermo restando che il “fattore C” è una componente estremamente utile, specie in una finale di Champions, bisognerà puntare tutto sull’abilità dell’uomo in più di questa Juventus: Massimiliano Allegri.
Il tecnico livornese, da sempre meticoloso nella tattica, potrà contare infatti sulla grande brillantezza fisica dei suoi: secondo l’indice di statistica Opta infatti, i bianconeri corrono in media 11,5 km, fattore che a Madrid è stato fondamentale ai fini del passaggio del turno.
Il secondo punto chiave è il seguente: come si argina Messi? La Pulce è imprevedibile, specie se si abbassa alla ricerca di rifornimenti da parte dei centrocampisti. La cosiddetta “gabbia”, ampiamente adottata da Mourinho ai tempi di Madrid, sarebbe un suicidio da punteggio tennistico, dato che Suarez e Neymar godrebbero di troppa libertà. La soluzione più auspicabile è dunque quella di mantenere la squadra con un baricentro medio-basso ( 25-35 metri), evitando di schiacciarsi troppo verso l’area di rigore, e andando a prendere Messi o con la pressione addirittura di Tevez o con il sacrificio in mediana di Vidal, accompagnato a turno da Marchisio o Pogba in pressione.
Il terzo nodo da sciogliere resta quello legato al modulo: 3-5-2 oppure 4-3-1-2? L’infortunio di Chiellini non scombina le carte in tavola (perdendo molto però nel discorso “palle inattive”), per cui di sicuro la difesa sarà a quattro. Ma, in una situazione disperata, alzare i due esterni per aumentare la pressione su Dani Alves e Jordi Alba ( bravi a spingere, meno a difendere) lascerebbe sì i “Magnifici 3” da soli nell’uno contro uno coi centrali juventini, ma costringerebbe i campioni di Spagna ad arretrare di almeno 10-15 metri, che nella tensione dei minuti finali possono essere decisivi.









