Un teatro Principe sold out e ospiti di livello fanno da cornice allo spettacolare main event De Donato vs Randazzo. Sotto gli occhi di campioni del calibro di Marvin Hagler, Nino Benvenuti, Stefano Zoff, Antonio Moscatiello e Michele di Rocco, la boxe italiana si mette lo smoking e vive una serata di lusso, una di quelle che i tifosi aspettavano da tanto tempo. Con tutto il rispetto per Malignaggi, questa è stata forse la boxing night migliore da quando il Teatro Principe ha riaperto i battenti alla Nobile Arte.
La piccola arena del Teatro Principe regala tifo da stadio, con tanto di cori e striscioni, alzando i decibel soprattutto durante il match clou. La casa della boxe meneghina è da tutto esaurito, con tantissimi fan sia per il beniamino di casa Renato de Donato, sia per il siculo-piemontese Luciano Randazzo. Quest’ultimo entra sul ring sulle note di Can’t stop dei Red Hot Chili Peppers: titolo appropriato, visto che il pugile di Lentini è risultato in grande spolvero. In palio c’è il vacante titolo italiano dei pesi superleggeri.
Il primo round dimostra subito l’equilibrio del match, con il boato del pubblico che sovrasta quanto successo sul ring. Grazie all’incredibile sostegno del Principe, però, l’incontro si accende al terzo round: dopo una seconda ripresa in cui i due sfidanti vanno a fiammate, Randazzo si aggiudica il favore dei giudici grazie a delle buone combinazioni dalla corta distanza, che mettono in difficoltà De Donato. Il Chirurgo milanese non riesce a leggere il destro dell’avversario nemmeno nella ripresa seguente. Tra il quarto e il quinto round, le parole dall’angolo caricano De Donato, che si decide a sfruttare l’allungo e annulla l’irriverente avversario. In questo modo, il beniamino di casa si aggiudica anche la sesta e la settima ripresa, cercando di gestire il match tenendo a distanza il siciliano classe ’92. L’ottavo round, però, vede rifarsi vivo Randazzo, che ritrova la corta distanza e quel destro che fa tanto male quando arriva all’avversario. Nelle ultime due frazioni regna l’equilibrio, con entrambi i pugili che si sfidano colpo su colpo sull’onda degli incitamenti di un pubblico veramente straordinario.
Dopo il suono dell’ultimo gong, il verdetto lascia scontenti un po’ tutti, ma forse è quello più giusto: 96-94;94-96; 95-95. Randazzo è sembrato più in forma dell’avversario, ma anche dai nostri personali cartellini il risultato era quello di pareggio.
Un incontro comunque molto bello ed avvincente, sempre sul filo del rasoio. Il parterre stellare sembra aver scelto la serata giusta per presenziare ad un incontro di livello, con un pubblico da 10 e lode in pagella. Nessuno dei due si porta a casa la cintura: ci sarà un rematch?
IL SOTTOCLOU
L’incontro che apre il match vede sfidarsi Lilian Vataman contro Marco Battaglia. Il pugile ucraino, della scuderia OPI2000, non riesce nemmeno questa volta a trovare la prima vittoria da pro: per lui la seconda sconfitta su altrettanti match disputati, con Battaglia che domina dall’inizio alla fine e al quarto gong si aggiudica giustamente la vittoria ai punti.
Chi ritrova la vittoria dopo due sconfitte, con rivali di discutibile entità, è Matteo Rondena. Il pugile di Magenta, esaltato dalla spinta del pubblico, sfodera un gancio al mento che manda il rivale Attila Szatmari ko già alla prima ripresa.
Ancora meno tempo serve a Maxim Prodan, promettente ucraino della scuderia OPI2000. Contro l’ungherese Jozsef Gerebecz arriva la sesta vittoria per knock out in altrettanti incontri, ma la notizia è che per mandare ko l’avversario sono bastati solo 15 secondi! Un montante al corpo colpisce duro il rivale, che va a terra e si tiene il ginocchio. Forse, più che il colpo ricevuto al corpo, è stata un movimento scomposto durante la caduta a mettere fuori dai giochi Gerebecz. Ai tifosi ucraini accorsi al Principe, però, tutto ciò importa relativamente, e partono i festeggiamenti per il loro beniamino.
È apparso sottotono, invece, Catalin Paraschiveanu. Nel rematch contro Jozsef Racz, che aveva perso ai punti a Marzo, il pugile OPI2000 doma il leone ungherese, che esce a testa alta. Il magiaro resiste bene alle sfuriate del rumeno, proponendosi bene quando ve n’è l’occasione. Con il passare del tempo, Racz si spegne, ma riesce comunque ad andare ai punti.











