Giornata da ricordare per tutto l’ambiente genoano: la società più anziana d’Italia spegne ben 122 candeline. Un traguardo storico per una società che vanta nel suo palmares ben 9 scudetti e che da tempo insegue la sua prima stella.
Per una piazza così importante, la nostra redazione ha deciso di festeggiare questo giorno in ricordo dei dieci giocatori che a parer nostro sono rimasti maggiormente nei cuori dei tifosi rossoblù.
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Iniziando dal “basso” troviamo Omar Milanetto: correva l’estate del 2006, dopo una carriera al di sotto delle più rosee aspettative, quel ragazzotto dalla folta chioma sbarcò a Genova, sponda rossoblù, alla corte di mister Giampiero Gasperini, che spinse fortemente per il suo acquisto individuando in lui il regista adatto per il ritorno in Serie A. In effetti non deluse le aspettative, risultando una pedina determinante nello scacchiere del Grifone, diventando capitano e uomo chiave dello spogliatoio rossoblù. Dopo 154 presenze e 10 gol, abbandona Genova nel peggiore dei modi: una sua infelice frase non gli venne perdonata dai tifosi dopo la rete della vittoria di Mauro Boselli all’ultimo secondo nel derby dell’8 maggio 2011. Dopo un solo anno a Padova, il giocatore si ritira dal calcio giocato.
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Scalando questa nostra classifica troviamo il classico mediano di altri tempi Ottavio Barbieri: nato come fondista nell’atletica leggera, esordisce in maglia rossoblù nel 1919; la sua storia restò curiosa poiché al termine dell’amichevole con una squadra amatoriale di militari inglesi, preceduta da un’altra partita, tra le riserve e la formazione dell’ “Artiglieria da Fortezza”, in cui Ottavio inizialmente figurava in panchina, l’allora allenatore rossoblu Enrico Pasteur si recò negli spogliatoi e gli chiese se se la sentisse di giocare anche nella partita successiva, causa la mancanza di un difensore. Da quel giorno non perse più il posto da titolare, risultando uno degli uomini chiave del Genoa, formidabile squadra che vinse due titoli negli anni Venti e ne sfiorò altrettanti. Dopo 299 presenze e 11 gol con il Genoa intraprese la carriera da allenatore, abbandonata anzitempo nel 1949, dopo una breve malattia che lo portò rapidamente alla morte all’età di 50 anni.
Nel 1953, il Grifone organizzò la “Coppa Barbieri” che consisteva in una sfida con i concittadini della Sampdoria.
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Salendo di un altro gradino troviamo il roccioso Fulvio Collovati, difensore centrale passato dal Milan all’Inter nell’estate in cui sarebbe diventato protagonista in Spagna vincendo la Coppa del Mondo 1982 con la maglia azzurra, Fulvio aveva proseguito la carriera con l’Udinese e la Roma, dando la sensazione di aver iniziato la parabola discendente; ma così non fu: nell’estate 1988 fu richiesto a gran voce dal tecnico Franco Scoglio, approda in maglia rossoblù, dove trascorse ben 4 stagioni, raggiungendo l’apice nella stagione 1990/1991, dove con i suoi compagni raggiunse il quarto posto in classifica.
Dopo 72 presenze con la maglia rossoblù, si ritirò dal calcio giocato intraprendendo la carriera da trasmettitore televisivo.
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Al settimo posto troviamo il noto Luigi Ferraris che, più per la sua carriera calcistica, si fece ricordare come primo caduto (il 23 agosto 1915 a Cima Maggio) del Genoa nella Grande Guerra. Il veloce difensore vanta anche il titolo di Campione d’Italia delle seconde squadre nel 1904. Con la squadra maggiore, nella sua breve carriera, è riuscito a totalizzare 35 presenze siglando un solo gol.
Il 1° gennaio 1933, i cittadini genovesi decisero di dedicargli il nome dello stadio di Marassi.
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Prima di entrare nelle prime 5 posizioni, troviamo il tuttofare Claudio Onofri: arrivato dall’Avellino nell’estate del 1976, fu annunciato come il tanto atteso mediano messo a disposizione del mister Gigi Simoni. Dopo il pre-campionato, l’allora tecnico rossoblù deciso di reinventarlo nel ruolo di “libero”, posizione determinante che ha segnato la storia del calcio italiano. In quel nuovo ruolo Onofri si espresse al meglio, diventando un beniamino del pubblico rossoblù e un giocatore-simbolo, in cui militò fino al 1984/1985 totalizzando ben 160 presenze e 3 reti. Dopo un solo anno al Catania, appese le scarpette al chiodo, intraprendendo la carriera da allenatore, terminata nel 2002 proprio alla guida del Grifone. Successivamente è diventato un commentatore televisivo.
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Eccoci ci siamo, il rush finale è iniziato: all’ultimo posto della nostra “manita” troviamo Giovanni De Prà, storico portiere rossoblù che fu l’unico a vantare un record di dodici campionati a guardia della porta genoana.
Il portierone vanta anche 19 presenze con la maglia della Nazionale azzurra, venendo ricordato per la partita di Milano del 2 marzo 1924 terminata a reti bianche con la Spagna, dove giocò per ben 70 minuti da infortunato, risultando il migliore in campo.
Dopo ben 262 presenze con la maglia rossoblù, terminò la sua carriera da calciatore a soli 33 anni, diventando dirigente del Grifone.
Tra i tanti riconoscimenti a lui dedicati, troviamo la medaglia d’oro a perenne ricordo delle sue gesta per via del suo grande senso di lealtà che segnò tutta la sua vita e gli permise di chiudere una straordinaria carriera senza che gli fosse mai stata comminata un’ammonizione né, tanto meno, un’espulsione.
Il 25 luglio 1972 ricevette la Fronda d’oro riconoscimento destinato a chi in patria e nel mondo onora la terra ligure e la sua gente.
Nel 1979, anno della sua morte, prima di Genoa-Matera, gara di esordio del campionato di Serie B 1979-1980, con una cerimonia ufficiale presieduta dal sindaco di Genova Fulvio Cerofolini fu interrata dietro la porta della Gradinata Nord la medaglia conquistata ad Amsterdam nel 1928, affinché i valori di De Prà potessero simbolicamente essere trasmessi alle generazioni calcistiche future. Nello stesso anno, gli venne intitolata una strada di Genova e il nome dello stadio in compagni dello storico Luigi Ferraris.
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Ad un passo dal podio troviamo il bomber Roberto Pruzzo, il famoso O Rey di Crocefieschi. Insicuro del suo futuro, dopo una lunga trattativa fu convinto a firmare il suo primo contratto dall’allora Presidente Fossati. Cresciuto nelle giovanili rossoblù, esordisce nella massima Serie il 2 Dicembre del 1973, nella partita contro il Cesena, terminata 1-1.
Segno del destino, sigla la sua prima rete in Serie A proprio contro la Roma, squadra che poi sarebbe diventata la sua prossima meta.
La sua rete più importante in maglia rossoblù risale al 13 marzo 1977 quando di testa, segnò il gol-vittoria nel derby stracittadino.
Prima di trasferirsi nella Capitale per ben 3 miliardi di lire, raggiunse 143 presenze e 57 reti, diventando uno dei bomber più prolifici della storia del Grifone.
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Nel gradino più basso del podio troviamo Gennaro Ruotolo, centrocampista che raramente faceva parlare di se, ma che con la maglia del Genoa ha raggiunto un record che difficilmente verrà eguagliato: Domenica 20 gennaio 2002, in Genoa-Pistoiese 1-1 Ruotolo disputò il 511° incontro (445° di campionato) ufficiale con i rossoblù. L’apice della sua carriera lo raggiunse il 17 marzo 1996 realizzando con la casacca del Genoa una tripletta a Wembley nella finale del Torneo Anglo-Italiano, vinto dai rossoblù battendo in finale per 5-2 il Port Vale.
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Ad un passo dalla “medaglia d’oro” troviamo El Príncipe del Bernal Diego Alberto Milito. Il bomber argentino che ereditò l’appellativo dal grande Francescoli, nasce con il sogno di diventare commercialista, iscrivendosi anche all’Università di Economia e Commercio; nel 1999 intuì però, che la sua carriera avrebbe preso tutt’altra piega, esordendo ventenne in Argentina con il Racing Avellaneda dove divenne un idolo della tifoseria totalizzando 137 presenze e 34 gol, vincendo il torneo Apertura del 2001.
Gli occhi delle squadre europee non tardarono a focalizzarsi su quell’attaccante dai capelli al vento, che nel 2004 durante la sessione invernale del mercato, viene prelevato dal Genoa, con cui disputa due campionati di Serie B da assoluto protagonista, trovandosi costretto ad abbandonare la città ligure per via della retrocessione in Serie C1 inflitta dalla giustizia sportiva. Ma il suo fu solo un arrivederci, poiché fu ceduto in prestito biennale agli spagnoli del Real Saragozza, raggiungendo così suo fratello Gabriel. Li, Diego diventa un uomo chiave della compagine spagnola, raggiungendo nella stagione 2006-2007 il secondo posto nella classifica marcatori siglando ben 23 reti, alle spalle del bomber del Real Madrid Ruud van Nistelrooy che ne totalizzò 25.
Al termine dell’accordo stabilito con i rossoblù, fu acquistato a titolo definitivo dagli spagnoli, per poi esser ceduto dopo soli 12 mesi nuovamente al Genoa, dove, dopo una trattativa estenuante, approdò nell’agosto 2008. Conclude la stagione con 24 gol, affermandosi come miglior marcatore stagionale nella storia del Genoa in Serie A.
Venne acquistato dall’Inter il 20 Maggio 2009 per ben 25 milioni di euro.
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La nostra speciale classifica, non poteva non terminare con il simbolo di Genova Gianluca Signorini, bandiera rossoblù che tutt’ora viene ricordato come Il Capitano.
Dopo un’inizio di carriera girovangando per l’Italia, il difensore pisano approdò al Genoa nell’estate del 1988, diventando dal giorno il Capitano per eccellenza. Con la maglia rossoblù totalizzò 207 presenze e 5 reti, prima di chiudere la sua carriera nella sua Pisa.
Iniziata la carriera dirigenziale, scopre di essere affetto da sclerosi laterale amiotrofica (nota come SLA), malattia che conduce alla perdita progressiva e irreversibile del controllo dei muscoli scheletrici e quindi alla morte.
La sua vita fu stroncata il 6 Novembre 2002 all’età di 42 anni.
Indimenticabili restano le sue “ultime due volte al Ferraris”: l’esultanza commossa il 4 giugno 1995 del capitano sotto la Gradinata Nord dopo aver appreso dalla radio la notizia della rete subita a Milano a tempo scaduto dal Padova, che dava al Genoa lo spareggio-salvezza e l’avanzamento sulla sedia a rotelle il 24 maggio 2001 del “guerriero” con il corpo imbalsamato dalla Sindrome Amiotrofica Laterale verso la stessa gradinata, che tanto l’amava per la generosità e la bravura dimostrate in sette anni di militanza rossoblù. La sua maglia numero 6 venne immediatamente ritirata dopo la sua morte decidendo di intitolargli il campo d’allenamento rossoblù.









