Il tempo dei preamboli introspettivi è finito, quello delle frasi di circostanza anche. Adesso l’elemento dominante è il campo, giudice imparziale e spietato, in grado di proiettare nelle alte sfere del paradiso, verso la gloria, oppure, sulle orme di Lucifero, affossare nelle viscere della terra, raschiando terribilmente il fondo del barile. Nel dubbio, potreste chiedere conferma al Baskonia, investita da un turbinio di sfortuna cestistica, che neppure la congiunzione astrale manzoniana avrebbe potuto giustificare mai, mettendo però in evidenza i limiti di un Cska apparso affaticato, ma con un sangue freddo ancora copioso nelle vene.
FENERBAHCE-PANATHINAIKOS 79-61 (3-0)
(18-17;37-30;52-42;79-61)
Zelimir Obradrovic, uomo serioso, abbottonato perennemente in complessi abiti sartoriali, ha scritto nuovamente una pagina straordinaria all’interno della pallacanestro europea. Il successo casalingo ai danni del Panathinaikos ha consentito al sodalizio turco di salire sul treno diretto alle Final Four. La chiave dell’incontro è stata l’impostazione di una trama tattica bilanciata alla perfezione, tra attacco e difesa, da parte del Fenerbahce, divenendo così la prima formazione ad accedere alla fase successiva senza aver ottenuto il fattore campo. I biancoverdi, dal canto loro, non hanno saputo reagire in maniera adeguatamente decisa e puntuale alle folate offensive avversarie, caratterizzate da un’alternanza tra gioco perimetrale e nel pitturato. Dimitris Giannakopoulos, patron degli ateniesi, molto risentito, ha obbligato l’intera compagine ad un estenuante viaggio di ritorno in autobus, cancellando i biglietti aerei del volo già riservato.
Fenerbahce: Dixon 13 pt. (3 ass.); Nunnally 12 pt. (4 r.)
Panathinaikos: Rivers 16 pt. (3 ass.); Singleton 12 pt. (5 r.)
BASKONIA-CSKA MOSCA 88-90 (0-3)
(24-22;44-43;70-72;88-90)
“Mancò la fortuna, non il valore.” La truppa di Alonso Sito, come quella dei bersaglieri italiani durante la battaglia di El Alamein, ha dimostrato coraggio e determinazione, riuscendo a creare numerosi grattacapi ai russi, i quali hanno risolto la pratica sempre negli ultimi frangenti di gioco. Il popolo basco ha il dovere di essere orgoglioso di una formazione del genere, astro ormai più che nascente dell’Eurolega. Tuttavia l’esperienza ha assunto un ruolo di primo piano all’interno della serie, in quanto l’Armata Rossa può annoverare nella sua bacheca numerosi titoli continentali, forgiati da stagioni intense e gioiose, ma anche deludenti e meste, in cui il Cska, aiutato ovviamente da un lauto budget, ha costruito un impero solido. Gli iberici dovranno ripartire da questa istantanea, pur ricordando le proprie radici. Mosca spicca il volo, ancora una volta, ma molto è da far passare al vaglio dell’inquisizione.
Baskonia: Shengelia 19 pt. (7 r.); Larkin 13 pt. (5 ass.)
Mosca: Higgins 21 pt.; De Colo 15 pt. (5 ass.)
EFES-OLYMPIACOS 64-60 (2-1)
(14-17;33-27;51-37;64-60)
L’ “Ipekci Arena” di Istanbul ha fatto da sfondo ad una gara in cui entrambe le difese hanno dominato sugli attacchi, spesso costellati da errori, forse, un po’ troppo grossolani. L’Efes deposita nel fienile un successo molto pesante, cercato, voluto ed ottenuto con il coltello tra i denti. I biancorossi sono stati, letteralmente, trascinati dall’agonismo indiavolato del solito Vassilis Spanoulis, il quale per l’ennesima volta, nonostante la sconfitta maturata, ha impartito una severa lezione di pallacanestro, all’interno di un guazzabuglio irrazionale, decisamente lontano dalle sembianze del basketball. Jayson Granger, sebbene sia stato artefice di una prestazione dignitosa, è stato limitato offensivamente da Khem Birch, vera sorpresa dell’incontro, capace anche di fare la voce grossa anche sotto le plance, catturando 7 rimbalzi in 16′ di impiego. Prossimo rendez-vous, domani, quando la formazione di Velimir Perasovic tenterà di chiudere ogni discorso, ma l’orgoglio del Pireo, può essere molto pericoloso.
Efes: Dunston 16 pt. (9 r.); Heurtel 13 pt. (6 ass.)
Olympiacos: Spanoulis 15 pt. (7 ass.); Printezis 8 pt. (7 r.)
DARUSSAFAKA-REAL MADRID 81-88 (1-2)
(17-26;33-46;58-70;81-88)
Cuore, grinta e tradizione: sono queste le peculiarità gettate sul parquet che hanno consentito al Real Madrid di scrivere “2-1”, dominando il duello per tutto l’arco dei 40′, mettendo in difficoltà la compagine di David Blatt che ben aveva figurato in Castiglia. Pablo Laso, fin dalle battute maggiormente embrionali, ha saputo arginare il pericoloso attacco turco, il quale trova, spesso e volentieri, in Scottie Wilbekin il primo violino offensivo. Il Darussafaka ha svolto una partita di rincorsa, sempre in svantaggio e senza mai dare l’idea di poter agguantare un successo pesantemente insperato. Merito dei Blancos, cinici nella volontà a voler imporre una pallacanestro spuria, ma allo stesso tempo funzionale. Brad Wanamaker e compagni dovranno mantenere la calma fin da subito per tentare di insidiare l’atarassia del Real.
Darussafaka: Zizic 20 pt. (5 r.); Wilbekin 18 pt. (4 ass.)
Real Madrid: Carroll 21 pt.; Ayon 18 pt. (9 r.)









