“La pallacanestro è uno sport razzista, perché chi è piccolo parte svantaggiato”
Gianmarco Pozzecco, indimenticabile talento della palla a spicchi italiana, aveva perfettamente ragione. Dopotutto la pallacanestro è uno sport che non perdona mai le lacune e le mancanze tecniche e fisiche di un giocatore. Anzi, le evidenzia, esaltando spietatamente l’inettitudine del singolo, all’interno dei meccanismi tattici di squadra. Ecco allora dove risiede l’atteggiamento classista del basketball moderno, un po’ come Flavio Briatore in “The Apprentice”: fai ribrezzo, sei fuori! Tuttavia ricorda, una volta uscito, non potrai più nasconderti, sarai riportato a memoria dagli appassionati per le tue non capacità, nei secoli dei secoli.
Starting five degli atleti sbarcati in Serie A senza apparenti meriti cestistici.
WILL CONROY (PM)
L’era Sabatini è un periodo abbastanza controverso della gloriosa storia della Virtus Bologna. Si tratta di un periodo di grandi proclami, che terminerà con un nulla di fatto. A questo gruppo manca solo un playmaker titolare. Stefano Pillastrini, il nuovo allenatore dei bianconeri, vorrebbe Kiwane Garris o comunque un giocatore con una solida esperienza europea. Niente di tutto questo: Sabatini si lascia abbagliare dalle statistiche in D-League e in particolare dai 10.6 assist di media della stagione 2006/2007 con la maglia dei 76ers e così compie un errore che probabilmente costa la stagione a Bologna, optando per Will Conroy. La stagione della Virtus si può riassumere in questa immagine: un confusissimo Conroy che, all’americana, tenta di chiamare timeout in campo mentre l’azione è in corso, scenetta tristemente accaduta in più di una circostanza. Valigie pronte a fine stagione, destinazione Milano. Si salvi chi può.
DERMARR JOHNSON (G)
Non potete non conoscerlo: si tratta di uno dei nomi più suggestivi passati per il nostro campionato nell’ultimo decennio. Un giocatore arrivato per dominare il campionato e invitato a lasciare l’Italia dopo appena un mese di permanenza. DerMarr Johnson approda a Treviso nell’estate del 2007, convinto dalla temporanea fine della sua carriera NBA e dal lauto stipendio offertogli dalla Benetton. DerMarr ha un soprannome particolare: lo chiamano Pisolo, un appellativo che richiama la sua espressione perennemente assonnata, ma anche in qualche modo quella tragica notte in cui ha rischiato di perdere la vita e la carriera. Le cose non vanno bene. Treviso ha perso due delle prime tre gare e Johnson sta rendendo ben al di sotto delle aspettative. DerMarr a Bologna prova a caricarsi sulle spalle la squadra, ma il risultato è disastroso: 3/12 da tre, 5/20 totale al tiro e sconfitta per la Benetton. Il taglio può solo accompagnare.
MASSIMO MINTO (AP)
A Verona di lui hanno un pessimo ricordo,uno dei giocatori triturati da Marcelletti. Chiuse la stagione con una media di 2.73 punti a partita. La spunta di misura su Fabio Spagnoli, che viene graziato per altrui meriti. Giocatore pessimo e negato per la pallacanestro. Tuttavia il pubblico apprezzava lo stile succinto con cui vestiva la sua fidanzata a palazzo.
DELROY JAMES (AG)
Arrivato, quest’anno, a Reggio Emilia con grandi aspettative, già fuggito in Turchia con biglietto di sola andata. l suo contratto viene ufficialmente rescisso nel gennaio del 2017, ma per la verità James era già un fantasma in campo, dopo che la Reggiana ha firmato in gennaio Rimas Kaukenas Nei quattro mesi italiani non ha mai dimostrato il suo valore e di lui si ricorda principalmente il rumore dei ferri scheggiati, che gli garantisce un posto nella categoria dei bidoni. Giocatore veramente “fantozziano”.
MASSIMO LA TORRE (C)
Ancora un giocatore che a militato a Verona. Centro coriaceo, 214 cm e molto scarso. L’unico lampo quando si spacciò per malato saltando una trasferta e invece andò a Roma per vedere la “magica” nel derby con i biancocelesti. Dicono che non disprezzasse il buon vino (forse anche quello triste), arrivando poi a prendersi qualche abbiocco durante gli allenamenti. La Torre diviene poco dopo un oggetto misterioso, un ragazzone che si aggira svagato per il campo senza spostare gli equilibri né in attacco né in difesa. Nel girone di ritorno fatica anche ad arrivare in doppia cifra (ce la fa solo cinque volte) e chiude la stagione 94/95 a 8.1 punti e 4.4 rimbalzi a gara.









