La nostra redazione ha sentito in Esclusiva Vittoio Lai, candidato alla presidenza ddella F.P.I.; prosegue il nostro percorso con la volontà di far conoscere meglio i protagonisti delle elezioni federali di febbraio.
Come mai ha deciso di candidarsi?
“Facciamo un passo indietro. Il candidato, per il consiglio federale doveva essere Brasca, qualcosa si è rotto sulla questione del tecnico straniero. Io ero e sono un sostenitore del tecnico cubano. Ci voleva una spruzzata di aria nuova, un respiro internazionale per alleggerire le tensioni del pugilato di casa nostra. Per portare entusiasmo, oltre che competenza tecnica, avevamo deciso, con il consiglio federale, di affidare la guida tecnica a Pedro Roque, lui aveva già dato la sua disponibilità a venire, per soli 5.000 € al mese, non per le cifre astronomiche che dicono altri. Nel mondo ci sono 70 tecnici cubani, lavorano con profitto, questo non vuol dire che i nostri maestri non siano bravi, lo sono eccome. Ma il momento è delicato, la mole di lavoro molta, un aiuto di profilo internazionale ci farebbe molto bene, ne resto convinto. Il consiglio federale, a maggioranza, lo aveva individuato. Alla fine, non ci è parso opportuno, tagliare fuori il prossimo presidente da una scelta così delicata. Per questo abbiamo congelato la questione. Per tornare alla domanda, io non sono, come tanti, un tipo da selfie (ndr.ride). Mi candido, perché con la mia squadra, la mia famiglia, ci siamo confrontati, ed è giunto per me il momento di uscire da dietro le quinte. E’ infinito l’amore per il pugilato, oggi è il momento per renderlo fruttifero, con il lavoro. Per questo ho accettato la sfida“.
Cosa non è andato nel quadriennio precedente?
“Voglio essere chiaro, il quadriennio, ha “fallito” per via delle deludenti Olimpiadi. Ci si è messa anche la sfortuna, basta guardare il cammino di Russo che avrebbe meritato maggiore risalto, magari una medaglia. Però, fino alle qualificazioni olimpiche, il nostro lavoro non è stato da buttare. Sia chiaro, migliorare si può sempre, ci è mancato qualche risultato internazionale Elitte. Forse dopo le qualificazioni olimpiche, ci siamo tutti adagiati, noi in primis, e gli atleti anche, visto che sono andati molto al di sotto delle loro grandi potenzialità”.
Quali sono i punti principali del suo programma?
“Il programma è stato fatto insieme alla mia squadra. Ho un team di persone eccezionali. Una famiglia di gente che conosce e ama il pugilato. Uomini e donne impegnati, ogni giorno, sul territorio, tra la gente, nelle palestre, a respirare l’aria della boxe. Con loro, con i miei amici, sono sicuro che il programma lo attueremo in meno di 2 anni, e chi mi conosce sa che le mie non sono parole al vento, non sono proclami, io ho sempre prediletto il fare al parlare. Per rispondere sul programma, potete trovare tutto sul mio sito www.laipresidente.it.“
Quali sono i suoi piani per attrarre nuovo pubblico? magari le tv?
“La mia idea è che mancano dei promoter, come quelli di un tempo, magari la crisi economica che ha colpito il nostro paese ha contribuito a rendere difficile l’organizzazione di grandi eventi. Abbiamo dei bravi manager, loro si impegnano ogni giorno, sicuramente si può lavorare sulla materia prima. Creare nuove generazioni di pugili, che sappiano essere personaggi, quindi attrarre il pubblico. Per fare questo il lavoro deve essere capillare, e bisogna partire dal basso. Sogno una nazionale itinerante, che vada in giro regione per regione, nelle palestre delle società, per dare spazio anche a chi ne ha avuto di meno. Così si accorcia il gap, tra la gente e la boxe. Voglio creare sinergia con i manager, tra loro e la federazione, stilare un programma per attirare pubblico ed investitori. Sponsor, come quelli di una volta, che rendevano possibili degli incontri mozza fiato, con i palazzetti pieni. Io stesso sono andato in giro, nel mio percorso in questo mondo, fatto di volontariato e amore, ho maturato esperienze internazionali, credo dunque di sapere come rilanciare il pugilato. Ci vogliono dual match, bisogna mettere al centro del progetto il territorio, i pugili ed i maestri, sono loro la grande risorsa della boxe italiana“.
Cosa vorrebbe cambiare del mondo pro?
“Oggi, grazie alla responsabile decisione dell’AIBA, di riconsegnare il professionismo alla organizzazione federale, possiamo riprendere una collaborazione con i promoter, che con la lega Pro hanno toccato il punto più basso di interesse sia mediatico che economico. L’obiettivo fondamentale è creare nuove stelle del ring. Per questo, la promozione del dilettantismo appare la condizione dalla quale partire. Prendiamo l’esempio di Tommasone, credo che il suo percorso, con la qualificazione olimpica, abbia accresciuto la sua fama, e al contempo portato benefici alla nostra nazionale. Io lo dico fin da ora, se verrò eletto, farò del centro tecnico di Assisi, la casa di tutti. Se atleti professionisti, vorranno godere della cura e delle attenzioni del nostro staff, altamente qualificato, utilizzare la nostra attrezzatura per preparare al meglio gli impegni, potranno venire ad Assisi, le porte per loro saranno sempre aperte. Nella mia squadra c’è Apa, lui ha lavorato per dieci anni con Rocco Agostino, quindi conosce benissimo il mondo Pro. Se tutto dovesse incastrarsi, come spero, lui avrà la delega per rilanciare il professionismo, e sono sicuro che farebbe grandi cose“.
Cosa vorrebbe cambiare del mondo dilettantistico?
“Abbiamo fatto qualcosa come 11.000 incontri A.O.B. nello specifico: 10.000 maschili e 1.000 femminili. Il mondo delle donne ci sta regalando delle campionesse assolutamente speciali, non faccio i nomi per non far torto a nessuno, ma i risultati sono sotto gli occhi del mondo. Abbiamo vinto, come AOB 102 medaglie, siamo saliti su tutti i podi, ma giustamente ci si ricorda solo di mondiali ed olimpiadi. Il dilettantismo è il nostro fiore all’occhiello ne resto convinto, ma anche li ci sono i margini per migliorare. Io sono membro della commissione mondiale atleti youth; della commissione europea grandi eventi; nel 2014 sono stato premiato dall’AIBA come migliore ITO (International Technical Official); dalla federazione ungherese con la massima onorificenza sportiva. Insomma, credo di avere maturato un’esperienza tale da consentirmi di poter affrontare questa sfida al meglio“.
La nostra redazione ringrazia Vittorio Lai per la gentilezza dimostrata nel corso di questa intervista.









