L’ala dei Minnesota Timberwolves ha annunciato il ritiro dal mondo del basket dopo 21 stagioni in NBA. Dopo Kobe Bryant e Tim Duncan, in questo 2016 assistiamo a un altro eccellente ritiro. Anche per Kevin Garnett, uno dei più grandi cestisti dell’era post-Jordan, è arrivato il momento di dire basta.

E’ stata una stagione molto intensa, quella appena trascorsa dell’ NBA, in attesa della prossima. E’ stata una stagione che passerà alla storia per il record di vittorie stagionali stabilito dai Golden State Warriors, per la vittoria nelle finali playoff di Cleveland, che è riuscito a vincere il primo anello NBA della sua storia, e per gli illustri ritiri. Già, dopo il commovente ritiro di Kobe Bryant, è arrivato il turno di Tim Duncan e adesso quello di Kevin Garnett.
41 anni, 21 stagioni in NBA, un titolo division, un titolo di conference, un’oro olimpico conquistato a Sydney 2000, oltre 50000 minuti giocati in carriera in NBA per un totale di 28550 punti e 16046 rimbalzi ottenuti. Kevin Garnett è stato tutto questo e anche di più. Kevin è stato sicuramente uno dei migliori cestisti della sua generazione: non a caso, finite le superiori venne subito ingaggiato dalla franchigia di Minnesota senza passare dal college, una cosa che succede soltanto quando il giocatore in questione ha veramente qualcosa di eccezionale. Con i Minnesota Timberwolves giocherà per 12 stagioni, diventandone una bandiera, come lo era stato Jordan per Chicago. Riuscirà a vincere un titolo di division, ma a differenza di Michael, per vincere il titolo NBA dovrà andare altrove. Nel 2007 Kevin passa ai Boston Celtics, la franchigia più vincente della storia della lega, con i quali nel 2008 coronerà il sogno di vincere finalmente il titolo nazionale, l’ultimo conquistato da Boston, l’unico vinto in carriera da Garnett, sconfiggendo in una serie di finali memorabile i rivali dei Los Angeles Lakers, guidati proprio da Bryant. Dopo la parentesi ai Brooklyn Nets, Garnett decide di concludere la carriera ritornando alla franchigia che lo aveva lanciato nel lontano 1995. A Minnesota, nel 2015, il ritorno di Kevin era davvero l’unica cosa che potesse riaccendere in modo improvviso l’entusiasmo dei tifosi dopo la dolorosa partenza di Kevin Love. Sei giorni dopo il suo arrivo, in un emozionante ritorno al Target Center contro i Washington Wizards, Kevin segna 5 punti, tirando 2 su 7 dal campo, cattura 8 rimbalzi e piazza 2 stoppate in 19 minuti di gioco nella sua prima partita con i Timberwolves dal 2007. Nonostante la perdita del suo storico mentore a Minnesota, il coach Flip Saunders, Garnett ha comunque contribuito a gettare le fondamenta per la ricostruzione della franchigia dopo un periodo buio del vissuto dal club.
Garnett, 2,11 m di altezza, ha rappresentato una perfetta combinazione di talento, aggressività, forza fisica e atletismo. Kevin ha sicuramente lasciato una grande impronta sulla storia di questo sport, senza di lui infatti l’NBA perde uno dei più forti difensori di tutti i tempi. Impossibili da dimenticare la sua straordinaria capacità di catturare i rimbalzi, le sue formidabili stoppate e le sue poderose schiacciate sotto canestro. Kevin in carriera ha giocato da ala piccola e occasionalmente da centro, ma in carriera è stato capace di correre e tirare come una guardia.
Nella sua vita non sono mancate neppure iniziative lodevoli al di fuori del mondo della pallacanestro: nel novembre 2005, l’atleta si è impegnato in prima persona per aiutare le persone colpite dall’uragano Katrina, donando 1,2 milioni di dollari all’Oprah’s Angels Network.
Le parole rilasciate dal cestista ai microfoni al momento dell’annuncio sono state semplici, ma di forte impatto – “Grazie a tutti, non riesco a trovare le parole giuste, sono solo grato a tutti per l’amore che mi avete dato. Non avrei mai pensato che la gente potesse amarmi in questo modo“. Noi diciamo grazie a te Kevin, grazie per tutto ciò che hai dato allo sport.









