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TOUR DE FRANCE – Il Mont Ventoux e la sfida Pantani-Armstrong, uomini soli e fragili

TOUR DE FRANCE – Il Mont Ventoux e la sfida Pantani-Armstrong, uomini soli e fragili

Dici Mont Ventoux e pensi tra tante cose al Tour de France. Una salita speciale, storica, in cui sono state scritte pagine indelebili di ciclismo. Una di queste è datata 13 luglio 2000. Lance Armstrong è saldamente in giallo e si candida come il padrone indiscusso della Grande Boucle. Rappresenta un simbolo per molte persone: ha sconfitto due tumori maligni nel 1997 ed è tornato al ciclismo, vincendo nel 1999 il Tour de France. L’avversario del Cowboy texano in quella giornata è Marco Pantani. Romagnolo, scalatore fenomenale, ha realizzato la doppietta Giro-Tour nel 1998, prima di smarrire il sorriso e la serenità in un controllo antidoping a Madonna di Campiglio, con la Maglia Rosa del ’99 già acquisita. Quella positività controversa, unita ad una serie di indagini piuttosto fitta, lo rende un bersaglio fin troppo semplice da colpire per gli scettici. Agli occhi di alcuni appassionati, Marco è l’antitesi di Armstrong: l’uno avvolto da tanti dubbi sulla sua buona fede e sulla veridicità dei suoi risultati, l’altro protagonista di una bella storia e proposto come eroe e modello positivo per il ciclismo che cercava di voltar pagina dopo gli ultimi scandali. L’italiano sta imboccando il viale del tramonto, l’americano è solo all’inizio della sua epopea.

Quel giorno, sul Ventoux Pantani scatta a ripetizione e sembra riuscire ad involarsi verso il successo di tappa. Armstrong lascia fare prima di lanciarsi all’inseguimento del Pirata. Lo affianca, sembra quasi irriderlo. Poi nel finale il Cowboy cerca di staccare l’italiano senza ottenere risultati. Il comportamento ambiguo del texano prosegue fino al traguardo, quando decide di lasciare il successo a Pantani, puntualizzando che si è trattato di un semplice regalo. Polemiche a non finire. La rivalità esplode, ma durerà poco: Marco non conclude quel Tour e negli anni successivi non viene più invitato dagli organizzatori della corsa francese, facendolo sprofondare ulteriormente nella depressione. Armstrong continua a macinare successi. Sarebbero stati 7 i suoi Tour de France.

L’uso del condizionale è d’obbligo perché ora quelle vittorie non esistono più, cancellate dalle indagini della Wada e da una confessione shock dello stesso texano di fronte alle telecamere di Oprah Winfrey. Quei “sì” ad ogni domanda fatta dalla conduttrice riguardo il presunto uso di doping fanno crollare il mito del Cowboy. E allora, alla luce di quelle conferme drammatiche date dallo stesso Armstrong è giusto ripensare al confronto sul Ventoux non come alla rivalità tra un “buono” ed un “cattivo”, tra il protagonista di una bella storia ed un ex fantasista. Sul Ventoux c’erano due uomini, entrambi fragili e coinvolti in drammi personali.

Marco voleva uscire dall’incubo di Madonna di Campiglio, ritrovarsi dopo un periodo difficile. Si sentiva defraudato, incompreso. Aveva intenzione di rivedere la luce in fondo al tunnel, di essere ancora il grande campione del 1998. Purtroppo non è stato così e le accuse di doping dell’epoca risultano ancora più stridenti di fronte alla recente ipotesi della manomissione di quella maledetta provetta per volontà della Camorra che non voleva Pantani ancora in rosa a Milano.

Lance non voleva pensare che la sua favola potesse esaurirsi dopo un Tour de France. Non si è accontentato di aver sconfitto due tumori e di essere diventato un mito per molte persone. Ha voluto di più, per prendersi una rivincita contro quel destino che gli aveva giocato brutti scherzi nel passato. Non ha ammesso a sé stesso che stava esagerando. Da quella tappa è diventato ancora più cannibale, stravincendo sempre e comunque, respingendo qualsiasi illazione possibile sulle sue prestazioni. La paura di perdere ciò che aveva guadagnato lo ha annebbiato. Finché non è caduta la maschera e ci ha consegnato una realtà fatta di uomini nudi di fronte alle proprie difficoltà.

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Federico Mariani

Nato a Cremona il 31 maggio 1992, sono laureato in Lettere Moderne e studio Storia d'Europa presso l'Università di Pavia. Sono appassionato di sport, con una preferenza per il ciclismo. Sogno di far diventare questa passione il mio lavoro.