L’Islanda può essere considerata la vera vincitrice di Euro 2016.
Nonostante la sua uscita dalla competizione domenica contro i padroni di casa della Francia, l’Islanda è rimasta nel cuore di molti, non solo dei propri connazionali.
L’uscita a testa alta dallo stadio dopo la pesante sconfitta con i francesi e le buone prestazioni nel corso del torneo, hanno catturato la simpatia di coloro che li hanno osservati correre e sudare su ogni pallone.
Ciò che più colpisce è l’unità di questo popolo anche alla fine dell’avventura.
Al rientro a Reykjavik, infatti, i giocatori sono stati accolti da una folla oceanica di tifosi, come se fossero rientrati vincitori.
Cosa ricorderemo dell’Islanda?
SENZA PALLONE – Una delle caratteristiche del calcio islandese che ha colpito molto osservandoli in questa competizione è che i giocatori amano giocare senza palla. Gli islandesi, infatti, hanno sempre preferito lasciare il controllo della sfera agli avversari, sviluppando un gioco più di reazione che di azione. Il problema è stata la bassa qualità tecnica dei giocatori che non ha permesso uno sviluppo ottimale di questa teoria.
Fatto sta che l’Islanda ha tenuto il pallone tra i piedi meno di qualunque altra Nazionale in questi Europei: si parla del 36% di possesso, con una percentuale di passaggi riusciti del 67%.
La percentuale di possesso palla più bassa è stato registrato nella sfida contro l’Inghilterra ai quarti con il 32%, ed un 63% di passaggi completati.
Tutto questo perché gli islandesi non hanno un buon rapporto con il pallone. Infatti, il gioco islandese si basa principalmente sui lanci lunghi in modo da tenere la sfera il minor tempo possibile tra i piedi per evitare di commettere errori.
Può essere considerato un inno alla prudenza.
Infatti, il gioco offensivo dell’Islanda è fondamentalmente uno strumento difensivo.
Sono dati impressionanti, soprattutto se pensiamo che, grazie a questa “tecnica”, la Nazionale islandese ha comunque ricavato la spinta necessaria che gli ha permesso il raggiungimento dei quarti di finale di un Europeo.
IL CANTO DEI VICHINGHI – E’ stato, senza ombra di dubbio, il momento che più ha caratterizzato questo Europeo.
Al termine dell’incontro, Gunnarsson si avvicinava alla curva dei propri sostenitori e iniziava a ritmare i battiti di mani con ululati baritonali.
In un primo momento è stata costruita una leggenda intorno a questo strano festeggiamento accostandolo ad canto di guerra vichingo. In realtà è poi stato svelato che si tratta un coro preso in prestito dal tifo scozzese.
Arnarholl, Reykjavik, Iceland. 4th July 2016. Ég er kominn heim. #ISL pic.twitter.com/rC2j7UrrNP
— RÚV Íþróttir (@ruvithrottir) 4 luglio 2016









