Sabato sera si è conclusa l’avventura dell’Italia di Antonio Conte agli Europei: si è conclusa ad un passo dalla qualificazione, anzi forse sarebbe meglio dire a sedici metri. Al termine dei 120 minuti nei quali gli azzurri hanno tenuto testa ai campioni del mondo in carica, arrendendosi solamente ai calci di rigore, si è chiusa un’avventura che non potrà che essere ricordata con orgoglio da milioni di tifosi italiani.
Questa Nazionale infatti, probabilmente la meno dotata tecnicamente degli ultimi trent’anni, ha risvegliato nei tifosi la voglia di appassionarsi agli azzurri, la voglia di riunirsi in casa, nei bar, nelle piazze, credendo in un sogno: la conquista dell’Europeo.
E dire che alla vigilia della competizione, erano davvero in pochi a credere nelle potenzialità di questa Italia. Molti erano convinti che la Nazionale guidata da Antonio Conte non sarebbe riuscita nemmeno a superare il girone. Le cose però sono andate diversamente: Belgio e Spagna sono cadute sotto i colpi di una Nazionale assolutamente perfetta, con la Germania che è andata vicinissima a capitolare.
In Francia si è creato un gruppo fantastico, unito e determinato a dare il 101% per difendere i colori del nostro Paese, un gruppo che è andato ben oltre i propri limiti, guidato da un allenatore straordinario. Il vero protagonista di questa avventura infatti, è stato proprio Antonio Conte: il tecnico pugliese è riuscito a rappresentare al meglio cosa significa essere il Commissario Tecnico di una Nazionale, cosa significa rappresentare un Paese, essere un punto di riferimento costante. Conte è riuscito ad infondere fiducia in tutto l’ambiente, a far credere ad ogni singolo calciatore che l’impossibile in realtà era possibile, che questa Italia sarebbe potuta arrivare davvero molto lontano.
Insomma, a partire da Conte, fino ad arrivare a tutti i calciatori presenti in rosa, è stata una Nazionale che merita di essere ricordata da tutti con grandissimo affetto e riconoscenza. Vedere due grandi campioni come Buffon e Barzagli piangere nel post-partita come bambini, non può non aver fatto commuovere chi ama il calcio.
In quelle lacrime c’è tutto ciò che ci ha fatto appassionare a questo sport: sin da piccolo infatti, chi ama giocare con il pallone tra i piedi, sogna un giorno di poter difendere i colori dell’Italia , sogna di poter vivere emozioni forti come quelle vissute durante Italia-Germania. Buffon e Barzagli hanno dimostrato che nel calcio esiste ancora il senso di appartenenza, esistono ancora quei valori che ci fanno considerare il calcio lo sport più bello del mondo.
Come accade dopo ogni sconfitta, in Italia è subito partita la caccia ai colpevoli e questa volta l’antipatico ruolo di capro espiatorio è toccato alla coppia formata da Pellè e Zaza, rei di aver sbagliato due calci di rigore. Si può sicuramente sostenere che l’attaccante pugliese avrebbe potuto evitare di provocare Neuer, si può criticare la rincorsa di Zaza, ma questi discorsi devono esaurirsi in tempi brevissimi, mentre nel nostro Paese tutto ciò si trasforma in una vera e propria caccia alla streghe.
In Italia poi c’è un altro fastidiossimo costume, davvero odioso: la corsa a tifare contro l’Italia, con frasi del tipo “Questa non è la mia Nazionale“. Per molti infatti è sufficiente notare come la difesa degli azzurri sia guidata da calciatori di proprietà della Juventus per fare il tifo contro. Si tratta di una mentalità assurda, mentalità che purtroppo finisce poi per avvelenare ulteriormente il nostro campionato, trasformando quello che dovrebbe essere semplicemente un bellissimo sport, in una specie di lotta di classe.
In realtà non dovrebbe essere complicato comprendere che quando i calciatori vestono la maglia dell’Italia, difendono i colori azzurri e i club in quel momento non sono rappresentati. Agli occhi di un tifoso italiano, lo juventino Chiellini deve essere uguale al romanista De Rossi o all’interista Eder: tutti calciatori italiani che lottano per il nostro Paese.
Di fatto molti tifosi italiani non meritano di essere rappresentati da una Nazionale con così tanto cuore e spirito di appartenzenza, anzi, meriterebbero di nuovo un’Italia stile mondiali di Rio.
Di una sparuta minoranza però si può e si deve fare a meno. Dimentichiamo gli errori dal dischetto, dimentichiamo le divisioni che ci sono tra opposte tifoserie nel corso del campionato e rivolgiamo a questa nazionale un sentito ringraziamento per le tantissime emozioni che ci ha fatto vivere e che ci eravamo dimenticati di poter provare per i colori azzurri.









