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EURO 2016 – Balotelli: “Giusto non convocarmi, ma vincerò il pallone d’oro”

EURO 2016 – Balotelli: “Giusto non convocarmi, ma vincerò il pallone d’oro”

euro 2016 balotelli

Nella giornata dell’attesissima sfida tra Germania e Italia, valida per i quarti di finale di Euro 2016, è tornato a parlare del suo rapporto con la Nazionale Mario Balotelli, uno dei grandi esclusi di questo Europeo. L’attaccante del Liverpool ha fatto un mea culpa, spiegando i motivi della sua mancata convocazione.

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In queste ore tutto lo stivale attende con febbrile impazienza il calcio di inizio delle 21, al Nouveau Stade de Bordeaux, che darà avvio a Germania-Italia, una sfida dal sapore particolare, che in passato ha regalato emozioni fortissime agli appassionati di calcio della penisola e non solo. Il Corriere della Sera ha deciso di intervistare il giocatore che più di tutti è stato decisivo per le sorti dell’ultima sfida tra le due Nazionali rivali: stiamo parlando, ovviamente, di Mario Balotelli, l’uomo che nella semifinale della scorsa edizione degli europei riuscì ad abbattere la corazzata tedesca con una memorabile doppietta. In quella serata di Varsavia, del 28 giugno 2012, lo stivale era letteralmente ai piedi di “Super Mario”, che aveva appena dato una dimostrazione dei suoi super poteri.
Ma stavolta questa sfida invece di giocarla, Mario la guarderà alla tv, e il ricordo di quella prestazione sembra qualcosa di lontanissimo dal presente. Cosa è successo a Super Mario? Che fine hanno fatto i suoi poteri?
“E’ successo che ho fatto due anni non ai miei livelli. Problemi fisici, altri problemi, non sono stato io. E Conte giustamente ha portato altri giocatori all’Europeo. Fossi stato in lui, avrei fatto esattamente la stessa cosa”– ha detto l’attaccante – “Mi spiace non esserci, ma così doveva andare. Alla gente che mi ferma dicendomi che Conte avrebbe dovuto convocarmi, io rispondo: il vero Balotelli lo convocherebbe Conte, Ventura, qualsiasi allenatore. Il Balotelli di oggi no”. Al di là dei recenti problemi fisici, Mario col tempo si è guadagnato la fama di giocatore estroso, ma incompiuto dal punto di vista umano e caratteriale, e con poca voglia di essere umile e migliorarsi. Spesso lo si è visto assumere comportamenti poco professionali, che ben poco si addicono a un campione. Perchè per essere un campione il talento da solo non basta. Perchè ci vuole anche la testa, come si suol dire in parole povere. A 25 anni, Balotelli sembra averlo capito: “Fino a due anni fa mi accontentavo di quello che avevo. Facevo bene, sapevo di avere dei colpi, ed ero felice così. Non avevo in testa di migliorare, pensavo bastasse. Mentre da due anni a questa parte ho cominciato a lavorare seriamente, eppure i risultati non sono arrivati. Forse ho pagato i 23 anni precedenti. Però sono molto tranquillo. Ho capito i miei errori e sono consapevole di essere cambiato da così a così. In questa prima parte della mia carriera ho giocato da ragazzino, la seconda voglio giocarmela da uomo”. Interrogato poi sull’immediato futuro, Mario ha proseguito manifestando l’intenzione di porsi obiettivi ambiziosi dicendo: ” Nella prossima stagione giocherò al Liverpool. Vorrei lasciare un bel ricordo di me ai tifosi, dimostrando quello che valgo davvero. Dovrò quindi lavorare molto per provare a essere il migliore, non sarà affatto una cosa semplice, ma voglio provare a vincere il pallone d’oro. Non potrei sopportare il rimpianto di non aver fatto tutto l’indispensabile per riuscirci”. 

Insomma volendo citare una battuta di Spiderman, Balotelli sembra aver finalmente capito che “da un grande potere derivano grandi responsabilità“. Ora aspetteremo che la palla passi nuovamente a lui in campo, dove si dovrà passare dalle parole ai fatti. Al momento pare più sensato definire Mario non un campione, ma piuttosto una promessa mancata. Per fortuna Mario è giovane, ed è ancora in tempo togliersi di dosso questo scomodo epiteto. Speriamo.

 
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Lorenzo Bonuomo

Sono nato nel 1993 e vivo a Rivoli in provincia di Torino. Mi sono diplomato al liceo scientifico e attualmente studio Scienze Internazionali dello Sviluppo e la Cooperazione all'università di Torino. Da sempre appassionato di sport, aspiro a diventare giornalista.