Un uomo solo al comando: Diego Pablo Simeone. E’ lui l’indiscusso condottiero dell’Atletico Madrid capace di buttar fuori dalla Champions il favoritissimo Barcellona del trio delle meraviglie Suarez-Messi-Neymar. Ed il “Cholo” lo ha fatto a modo suo, con quel gioco poco spettacolare ma incredibilmente efficace difensivamente che ha lasciato a secco l’atomico attacco blaugrana in entrambe le sfide dei quarti. Ma guai a parlare di solo catenaccio perchè il disegno tattico dell’ex Inter è ben più complesso di quanto si possa immaginare:
GRINTA, CUORE E SUDORE – Basando la sua efficacia sul gioco sulle fasce, il 4-4-2 di Simeone è un’evoluzione tattica dello schema per eccellenza del calcio: nella maggior parte dei casi, i terzini salgono a dar man forte all’ala di riferimento, con la possibilità che la “seconda punta” si avvicini per offrire il cosiddetto “triangolo” o per contribuire a creare spazi portando via difensori avversari, creando quindi una superiorità numerica nella zona in questione o varchi importanti per gli inserimenti dei centrocampisti. Fin qui niente di estremamente nuovo ma la vera rivoluzione avviene nella metà campo difensiva: la fase di non possesso è estremamente ordinata, con il pressing portato solo dalle due punte, il baricentro basso (con le ali a raddoppiare insieme ai terzini) e i centrocampisti retrocessi fino alla propria trequarti a proteggere la difesa. Un vero e proprio muro che si muove simmetricamente e con armonia, togliendo qualsiasi tipo di spazio agli inserimenti avversari. E’ proprio nell’impossibilità dello sviluppare il gioco in ampiezza che inizia la “crisi” degli antagonisti, quasi sempre nervosi e frettolosi nell’attaccare la perfetta macchina del Cholo. Se non bastasse, però, è lo spirito a rendere ulteriormente impenetrabile ed efficace l’Atletico Madrid con la furia agonistica mostrata in panchina da Simeone, proiettata in campo dai suoi giocatori: ed allora ecco spiegata una squadra che lotta su ogni pallone, ma soprattutto che gioca ogni partita come“se fosse l’ultima”. Così può succedere che Godin si prende un pugno nell’occhio da Suarez ma non molla di un centimetro il “Pistolero” nonostante un occhio gonfio e nero; Filipe Luis, desaparecido al Chelsea, è tornato martello pneumatico a sinistra e il centrocampo, tra Gabi e Niguez, che macina chilometri, muscoli e tecnica supporta un autentico fuoriclasse come Griezmann, punta di diamante e perfetto incursore dell’attacco Colchonero. Tutto questo è il “Cholismo”, la dimostrazione che tutt’ora può e deve essere l’allenatore a dover fare la differenza.









