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Oggi non è solo la festa dei papà: tanti auguri Carletto

Oggi non è solo la festa dei papà: tanti auguri Carletto

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Come ogni 19 Marzo si festeggia la festa di tutti i papà, ma in coincidenza con questo giorno si celebra anche il compleanno di uno che è stato un po’ il papà di tutti gli appassionati di calcio: parliamo dell’indimenticabile Carletto Mazzone, che proprio oggi spegne ben 79 candeline. Nominando il suo nome, subito riviene in mente la corsa verso la curva bergamasca in occasione di un Atalanta-Brescia, ma noi ci teniamo a ripercorrere un po’ la sua grande e gloriosa carriera.

Giusto per iniziare, ci teniamo a sottolineare che non stiamo parlando di un allenatore qualsiasi ma di colui che detiene tutt’ora il record di panchine in Serie A, ben 795 partite, mentre 1278 sono invece le panchine ufficiali, per ben quarant’anni di carriera.
Romano per eccellenza, ai suoi tempi da calciatore era un mediano tutta corsa e aggressività (non poteva che esserlo); nella squadra del suo cuore, la Roma, giocò solo due partite per poi passare in prestito alla Spal ed al Siena, prima di esser ceduto definitivamente all’Ascoli, squadra in cui giocherà tutta la sua carriera indossando la fascia di capitano.
Sin dai tempi da calciatore, si notò che non si trattava di uno qualsiasi ma di un uomo molto legato alla maglia della sua squadra, umile e devoto all’impegno.

Una volta appeni gli scarpini al chiodo decise di intraprendere la carriera da allenatore e lo fece proprio nella sua amata Ascoli: correva l’anno 1968 quando l’allora Presidente bianconero Costantino Rozzi, in una situazione di completa emergenza, decise di affidare l’incarico da allenatore all’ex Capitano Mazzone; ma si trattò solo di una sistemazione temporanea, in attesa di trovare un altro allenatore. Terminata la stagione, subentrò all’allenatore Eliani proprio alla penultima giornata d’andata, rimanendo al timone della squadra per tutto il resto della stagione. L’anno successivo fu caratterizzato dal primo dei tanti suoi successi: portò la squadra per la prima volta nella sua storia in testa al campionato sfiorando la promozione. Diventato l’idolo della piazza, rimase nelle Marche fino al 1975 fin quando non arriva un chiamata irrinunciabile: dall’altra parte del telefono c’è la Fiorentina, che gli propone un contratto triennale: furono tre anni caratterizzati da tante gioie ma anche da altrettanti dolori; l’avventura viola viene tutt’ora ricordata per la vittoria della Coppa di Lega Italo-Inglese che purtroppo rimase l’unico trofeo vinto della sua carriera.

Ma l’amore per Ascoli è ancora vivo e al cuore non si comanda: nel 1980 fa così ritorno nelle Marche, dove ci rimase per ben 5 anni caratterizzati da un sesto posto storico.
Successivamente si trasferì a Bologna dove però visse una delle sue più grandi delusioni: dopo una lotta agguerritissima, non raggiunse l’obiettivo promozione per poco.
Stesso risultato al Lecce, dove però subentrò a dieci giornate dal termine. In Puglia comunque, la promozione arrivò l’anno seguente, con poi due salvezze nei due anni successivi.
Nel 1991 arrivò la chiamata dalla Sardegna: il Presidente Orrù vuole costruire un grande Cagliari targato Mazzone. Dopo una salvezza raggiunta in extremis, l’anno successivo la società venne ceduta al noto Massimo Cellino: i rossoblù si presentarono ai nastri di partenza del campionato 1992/93 con una squadra ben rodata sotto la guida del tecnico romano, con una sua ben precisa fisionomia e pronta per fare il tanto agognato salto di qualità, dovettero pur far i conti con una cessione eccellente come quella di Daniel Fonseca traferitosi a Napoli e sostituito da Luis Oliveira. Al termine di quella stagione, il Cagliari si piazzo’ al sesto posto della classifica dietro le grandi del calcio italiano, centrando la qualificazione in Coppa Uefa: un traguardo storico per la compagine sarda, che tutt’ora ricorda con amore l’esperienza di Carletto nell’isola. 

I successi in terra sarda gli procurarono la grande chiamata: l’ora di allenare la sua tanto amata Roma è arrivata. Nei tre anni all’Olimpico Mazzone raggiunse due settimi e un quinto posto, ma la sua esperienza capitolina venne ricordata soprattutto per esser stato colui che ebbe il coraggio di far esordire un ragazzetto chiamato Francesco Totti.
Nel 1996 a Cagliari c’è ancora tanta nostalgia e decisero di richiamare colui che li portò in Coppa Uefa: subentrato a Perez dopo poche giornate, non riuscì ad evitare la retrocessione, la prima della sua carriera da allenatore.
Terminata tristemente la sua avventura cagliaritana, decise di accettare il contratto offertogli dal Napoli dove però ci rimase solamente 4 giornate: i malintesi con la dirigenza furono fatali.
Il 1998 è l’anno del suo ritorno a Bologna, dove ad aspettarlo a braccia aperte c’era un certo Giuseppe Signori: in Emilia raggiunse le semifinali di Coppa Italia e di Coppa UEFA.
Successivamente, trasferitosi a Perugia, fu uno dei pochi allenatori che tutt’ora vanta il record di aver allenato per un anno intero resistendo all’esuberanza del patron Luciano Gaucci.

Il 2000 fu l’anno del suo arrivo in Lombardia: Brescia lo aspetta e lui convinse a trasferirsi con lui il “Divin Codino” Roberto Baggio, che firmò la famosa clausola che qual’ora Mazzone fosse stato esonerato anche lui poteva decider di lasciare la squadra da svincolato.
Nel Settembre 2001 convinse l’ex Barcellona Pep Guardiola a trasferirsi a Brescia: è ancora famosissima l’accoglienza del mister il giorno del suo arrivo al campo d’allenamento, “Ahò, ascoltame bene: qua non ti ho mica chiesto io, nel tuo ruolo c’è già Giunti!”.
Nella sua avventura lombarda per ben due volte arrivò in Intertoto, ma soprattutto scoprì un certo Andrea Pirlo.
Nello stesso anno celebre fu la corsa di Mazzone sotto la curva dei tifosi dell’Atalanta dopo il pareggio per 3-3 firmato da Baggio.
Dopo essere tornato per la terza volta al Bologna nel 2004/05, l’anno successivo allenò la sua ultima squadra, il Livorno con cui superò il record di panchine in Serie A di Nereo Rocco e arrivò sesto.

Attualmente “sor Carletto” vive nella sua Roma e rimane grande appassionato di calcio, facendo qualche presenza come ospite a trasmissioni televisive calcistiche. A lui oggi i nostri più cari auguri: Tanti auguri Carletto!

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Mauro Costorella

Studente di Lingue e Comunicazione nell'Università degli Studi di Cagliari. Grande amante del calcio, e di tutto lo sport in generale. Cresciuto con un grande desiderio: diventare giornalista sportivo. "Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita".