A 11 giornate dal termine della Serie A 2015/16, sono ancora molte le sorprese che il campionato nostrano può riservare in vista dei verdetti finali: ecco che ne riassaporiamo la bellezza.
IN BILICO
Quando tutto è ancora possibile, prima di sprigionare il domino, nell’incertezza dell’ignoto: è qui che si esalta l’indole umana, pronta ad azzardare previsioni e ad affidarsi ciecamente alla fede. Le scaramanzie diventano riti, la paura si trasforma in adrenalina e il calcio diventa una cosa terribilmente seria. Quest’anno la Serie A è tornata a offrirci questa montagna russa d’emozioni, tra rimonte impensabili e verdetti tutt’altro che scontati.
I campioni in carica della Juventus cominciano come nessuno avrebbe potuto prevedere: 12 punti in 10 partite, con prestazioni altalenanti e poco rassicuranti. Poi una scintilla, un dettaglio, un battito d’ali d’una farfalla: il gol di Cuadrado all’ultimo secondo del derby della mole che sancisce la vittoria dei bianconeri. Cambia tutto: arrivano 15 vittorie consecutive a compimento di una rimonta storica, incredibile, che riporta la vecchia signora in testa al campionato.
Secondo molti, a inizio stagione, la Roma di Rudi Garcia ha la rosa più attrezzata per la vittoria finale, o almeno per contendersela fino in fondo. Ma il bel gioco inizialmente stenta a manifestarsi, poi anche i risultati, e per la Roma, in caduta libera, sembra non esserci spazio nemmeno per un posto in Champions’. Il tecnico francese viene esonerato, torna sulla panchina giallorossa Luciano Spalletti, il mercato di Gennaio gli porta in dote Perotti, El Shaarawy e Zukanovic. Così, per un meccanismo, forse, più materiale che emotivo, arrivano 7 vittorie consecutive, il gioco della squadra decolla e, in attesa che questa sera si giochi Chievo-Napoli, il secondo posto è lontano solo due punti.
C’è il Napoli di Sarri, l’uomo di provincia, la favola che piace. Ma bastano le prime tre partite (con due punti in saccoccia) perché venga scoraggiato dai più. Invece arrivano i numeri straordinari di Higuain e Insigne, il sistema perfetto del centrocampo, la difesa finalmente a posto e i Partenopei al primo giro di boa sono davanti, campioni d’inverno. Tuttavia, la squadra senz’altro più continua di questa stagione nel suo complesso (per prestazioni e risultati) si trova attualmente ad inseguire, a tre punti di distanza dalla Juventus prima della classe.
Inter e Fiorentina sorprendono tutti in avvio: entrambe ai massimi vertici per diverse giornate, l’una pur senza dimostrare cose eccezionali sul campo, l’altra divertendosi e facendo divertire, con un organico tutt’altro che trascendentale e un allenatore misterioso pescato a Basilea, a tratti filosofeggiante, sicuramente interessante – Paulo Sousa.
Il Milan, dopo aver investito in maniera sostanziosa durante l’estate, passa attraverso contestazioni a tappeto, buone vittorie e brutte sconfitte. A ben guardare, però, la squadra di Mihajlovic è sempre in costante miglioramento e adesso, dopo 9 risultati utili consecutivi, è affacciata alla zona Champions’ e diventa ingombrante per le altre.
Duelli spietati e sconvolgimenti come non se ne vedevano da anni: questione di motivazioni, di blocchi mentali, di inezie che fanno la differenza. E il campionato è bellissimo.
PER NON RETROCEDERE
Dopo alterne e assurde vicissitudini il Palermo, quartultimo, ha ritrovato sulla panchina Beppe Iachini, ma non siamo sicuri abbia ritrovato la serenità. Tra giocatori messi fuori rosa, allenatori esonerati, poi richiamati, poi riesonerati e ancora richiamati nell’arco di una giornata, anche un leader come Franco Vazquez sembra entrare in campo con motivazioni affievolite.
Se dunque fino a qualche giornata fa poteva apparire scontata la retrocessione alla serie cadetta di Verona, Carpi e Frosinone, che comunque ora come ora occupano gli ultimi posti della classifica, diventa forse necessario adoperare le giuste cautele anche in questa zona di classifica, con i tifosi pronti a lasciare andare il fiato solo alla fine del campionato.
Perché il calcio ha alle sue basi soldi, statistiche, valori assoluti dei giocatori. Ma in una squadra, in un collettivo di persone, sono i momenti, con gli entusiasmi fuggenti di un istante, a fare la differenza.
Bentornata Serie A.









