Come una figura divina che dall’olimpo guarda tutti dall’alto verso il basso, è sempre lui, Jorge Lorenzo, il campione del mondo in carica a cominciare la nuova stagione cosi come l’aveva terminata lo scorso anno: davanti a tutti ed imprendibile. La tre giorni di Sepang ha offerto i prodromi di uno spettacolo che nonostante i tre mesi di stop non è mai sopito, anzi. Le aspettative erano altissime per vedere i piloti in pista. C’è chi si domandava se con il nuovo regolamento – nuove gomme e centralina unica ndr – i valori in campo potessero essere differenti, se le nuove moto potessero livellare i valori, ma la realtà è che i primi quattro, con l’intrusione di Cal Crutchlow e Casey Stoner, sono ancora i più veloci. Honda e sopratutto Yamaha sembrano essere ancora ad un livello superiore alla concorrenza, anche se nelle mani di Danilo Petrucci e Casey Stoner la Ducati è stata velocissima per tutti e tre i giorni. Suzuki rimandata aspettando piste a lei più congeniali e Aprilia nettamente bocciata. I primi giudizi cominciano ad essere emessi, ma per le valutazioni complessive bisogna aspettare almeno i test di Philip Island e Losail tra poco meno di due settimane.
Yamaha e Jorge Lorenzo hanno letteralmente dominato i test malesi. Dalle parti di Iwata c’erano dubbi sulla competitività della nuova moto poichè nel 2015 i piloti ufficiali non avevano pressochè provato la configurazione 2016. Appena scesi in pista però nelle mani del maiorchino, la M1 è stata costantemente la moto migliore, confermando lo stato di forma anche con Valentino Rossi, per tutti e tre i giorni secondo e piuttosto vicino come passo al compagno di squadra. Sul giro secco la differenza è sempre stata attorno al secondo, un’enormità, ma la differenza sembra averla fatta Jorge, anche se c’è da considerare che i tempi migliori li ha fatti con le gomme assolutamente nuove mentre Valentino pare abbia usato un solo set per tutta la giornata.
Osservando i passi dell’ultimo giorno si può notare come il campione del mondo abbia girato ben 11 volte con il tempo di 2’00” e tre volte sotto i due minuti, con il miglior riferimento in 1’59”580 per un totale di ventidue passaggi “buoni” e trentotto complessivi. Valentino Rossi invece è sceso solamente tre volte sotto i 2’01, con il miglior tempo di 2’00”556 e nove giri sul 2’01” medio basso pagando circa sei-sette decimi dal compagno di squadra.
Al termine della tre giorni Lorenzo ha ammesso candidamente che meglio di cosi non sarebbe potuta andare e che le Michelin si adattano come un guanto al suo stile di guida. Valentino si è detto piuttosto felice per la posizione, ma anche un po’ preoccupato per la velocità del compagno di squadra.
In casa Honda le cose non sono andate esattamente come ci si aspettava. Avendo potuto provare qualche giorno in più la moto in configurazione 2016 rispetto ai rivali, le aspettative erano un po’ più alte, e se Marc Marquez è comunque riuscito l’ultimo giorno ad essere veloce, Dani Pedrosa con il sesto posto e oltre un secondo e mezzo di gap da Jorge Lorenzo non può certo dormire sonni tranquilli. A detta del boss HRC Nakamoto, il problema maggiore della Honda riguarda la gestione elettronica del motore, ma certo è che fa strano vedere come i due piloti ufficiali utilizzino ancora il telaio 2014, preferendolo non solo a quello 2015, ma anche a quello nuovo e sperimentale 2016.
Guardando i tempi Marquez ha compiuto nove giri in 2’01” e solamente due passaggi in 2’00. Se comunque a livello di passo e sul giro secco è molto molto vicino a Rossi, i tempi di Lorenzo sembrano irragiungibili al momento. Non va di sicuro meglio a Dani Pedrosa, capace di scendere sotto il muro dei due minuti e due secondi solo cinque volte e con un passo che si attesta sul 2’02 medio basso.
Tutti e due piloti ufficiali cercano di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma le dicharazioni di Pedrosa ” ci sono state delle stagioni in cui abbiamo fatto fatica all’inizio, ma questa è forse quella con il gap più grande dagli avversari” è un campanello di allarme dalle parti Tokyo.
In casa Ducati invece la situazione è paradossale: Stoner è stato costantemente il più veloce e il secondo alfiere non è stato nè Andrea Dovizioso nè Iannone, ma bensì Danilo Petrucci, vero outsider più che gradito. Se sulla velocità di Casey dubbi non ce n’erano (nonostante i tre anni di stop), Petrucci è stata la vera sorpresa della tre giorni malese.
Il problema maggiore riscontrato dai piloti ufficiali riguarda l’adattamento alle gomme Michelin. Iannone ha ammesso umilmente che servirà lavorare sullo stile di guida e Dovizioso proprio l’ultimo giorno è stato bloccato ai box molto tempo per piccoli inconvenienti tecnici che ne hanno limitato la possibilità di migliorare il setup della moto.
Guardando comunque i passi, Stoner ha girato in 2’01 bene otto volte, con un best lap di 2’01”070, Petrucci e Dovizioso quattro volte, e Iannone sette. Alla domanda se la Ducati sia una moto da titolo, l’australiano ha risposto che come tutte le moto anche la Ducati ha pregi e difetti, ma che comunque la Gp15 è una moto molto ben bilanciata e sicuramente al livello dei colossi giapponesi.
La Suzuki invece ha mancato l’appuntamento dopo che nei test di Valencia del novembre scorso con Maverick Vinales era stata molto performante. I lunghi rettilinei di Sepang non aiutano di certo i piloti che si trovano con una moto che ha circa 15 cavalli in meno rispetto alle avversarie. Per i test di Philip Island è atteso il cambio seamless in scalata, il quale dovrebbe aiutare sia in termini di potenza sia per la stabilità in frenata. Il migliore pilota della casa di Hammamatsu è stato proprio Vinales con il tempo di 2’01”244, rifilando circa quattro decimi al compagno di squadra Aleix Espargaro.
Nota dolente di questi primi test è sicuramente l’Aprilia che non ha portato novità alla sua moto 2015 e non è riuscita a contenere il distacco sotto i tre secondi.
Tra poco meno di due settimane l’appuntamento è a Philip Island, pista completamente diversa per caratteristiche da Sepang sia come conformazione del tracciato sia a livello climatico.
Il lungo inverno del motomondiale sta per finire e come direbbe il buon Guido Meda: ” Gas a martello, tutti in piedi sul divano“









