Il ciclismo è fatto di storie e una delle più belle della stagione 2015 è quella che riguarda Daniele Colli, costretto al ritiro al Giro per un incidente che ha dell’assurdo (ricorderete l’eiposdio di Castiglione della Pescaia quando il corridore della Nippo Fantini cadde, urtato dalla telecamera di un fotografo), ma tornato a vincere già tre mesi dopo. Lui, d’altronde, è abituato a lottare, ecco quello che ci ha raccontato:
Buongiorno Daniele è stata sicuramente una stagione intensa e ricca di eventi. Se le chiedo di ripensare al suo 2015, qual è la prima immagine che le viene in mente?
“Il braccio girato (ride ndr), però non mi sembra neanche il mio se ripenso a come sono andate le cose. Questo riprendermi in fretta, tornare a vincere… ma è possibile che sia successo così poco tempo fa?”
Andiamo con ordine, partiamo con il Giro d’Italia. L’inizio era stato sicuramente positivo con il buon piazzamento nella tappa di Genova (9°, ndr), poi l’incredibile episodio di Castiglione della Pescaia. Ripensandoci a distanza di 5 mesi cosa pensa di questo fatto?
“È stato un peccato, stavo bene e già a Genova avevo capito che potevano esserci delle buone occasioni per me; c’erano delle tappe adatte e negli ultimi giorni erano rimasti anche pochi velocisti: avrei potuto giocarmela. Però sono stato messo fuori gioco in questo modo e da lì è iniziato un processo di recupero che mi ha portato a vincere in poco tempo, nonostante abbia passato momenti di agonia e abbia ancora dei dolori al braccio”
Cosa ha provato nel periodo di stop? Purtroppo non è stata la prima volta che ha dovuto recuperare da un infortunio
“Il fatto di esserci già passato mi ha aiutato a recuperare più in fretta, correre con un ferro nel braccio non è mai facile. Mi ricordo alla Vuelta a Burgos quando avevo un po’ più di paura ad andare in discesa per esempio, c’è voluto un lavoro anche di testa per tornare a prendere dei rischi .”
Poi il ritorno alle corse nella Vuelta a Burgos di agosto, ma la rinascita completa è arrivata in Asia dove è tornato a vincere al Tour of Hokkaido: più rabbia o più gioia?
“Decisamente gioia. Io mi sono concentrato sul far bene per me e per la mia squadra, anche perché quella era una corsa importante per gli sponsor. Quello sul traguardo è stato un urlo liberatorio perché ho ripensato a quanto ho dovuto lavorare per tornare in condizione. Non pensavo nemmeno di tornare vincente, ma quando ho affrontato quella tappa, che era anche impegnativa, pensare a quanto avevo sofferto nei mesi precedenti mi ha dato più forza. Non è semplice tornare a correre, figuriamoci tornare a vincere!”
Daniele Colli a braccia alzate dopo la vittoria di tappa al Tour of China I (Tour Of China official Picture)
Successivamente è anche arrivata la vittoria (tappa e classifica generale) al Tour of China, che sensazioni ha provato?
“La vittoria al Tour of Hokkaido mi ha sbloccato. Per me quella in Cina è stata la prima vittoria in una classifica di una corsa a tappe, è stato sicuramente diverso: c’è più tensione, più controllo. Puntavo alla classifica, ma non mi aspettavo questo successo, anche se dopo la vittoria di tappa mi sono accorto che andavo forte e che potevo farcela.
Dopo aver preso la maglia mancavano ancora tre giorni, tutti i corridori erano vicini in classifica e nella tappa principale sono rimasto solo con Stacchiotti a 70 Km dal traguardo, ma sono riuscito ad arrivare con il gruppetto. Nel mio piccolo ho capito quanto è dispendioso per un leader tenere la maglia perché c’era la premiazione, la conferenza stampa, l’antidoping, il massaggio e poi si ricominciava con un’altra tappa. Figuriamoci in un Tour de France cosa succede!
Ha corso molto in Asia, come si relaziona lì il pubblico con il ciclismo?
“C’era tanto interesse perché comunque si tratta di una novità per il pubblico. In Giappone c’era abbastanza gente, ma in Cina è stato impressionate: l’ultima tappa sembrava l’arrivo di una Liegi, per intenderci. Ad ogni tappa c’era una pedalata abbinata, in Cina stanno iniziando a praticare il ciclismo anche se lì è più difficile, ad esempio la viabilità non è come da noi perché c’è tantissimo traffico. Una grande difficoltà era andarsi ad allenare nei giorni di pausa: gli automobilisti non sono molto disciplinati…”
Oggi (4 novembre, ndr) è stata riportata un’indiscrezione secondo cui il Giro 2017 potrebbe presentare quattro tappe in Giappone con tanto di scalata del Monte Fuji. Che cosa ne pensa?
“Il Giappone è bellissimo, conosco il Monte Fuji e sarà sicuramente spettacolare, ma per i corridori sarebbe abbastanza massacrante. Non è semplice a livello fisico, magari sarebbe più consigliabile andare a chiudere lì il Giro. Non sono tra quelli che dice che si deve per forza partire dall’Italia, due anni fa c’ero alla partenza in Irlanda e ho visto quanto pubblico e quanto amore c’è per il Giro”
Tra l’altro lei non è il solo corridore della Nippo Fantini ad aver brillato in oriente, Marini è stato protagonista di tre belle vittorie al China II
“Certo gli ho tirato tre volte! (ride ndr) Lui su tappe senza asperità è molto forte, deve ancora migliorare in salita ma ho visto nel China II che dei progressi ci sono. Deve crescere, ma è ancora giovane. Io e Stacchiotti abbiamo fatto un piccolo treno e lo abbiamo aiutato a ottenere tre vittorie, lui si è fidato di me e io sono stato felice di aiutarlo anche perché ne primo Tour of China è stato lui ad aiutarmi. É un ragazzo serio e le potenzialità ci sono”
Avrà sicuramente guardato i Mondiali di Richmond, cosa pensa della gara degli azzurri?
“Il percorso era strano, non era troppo duro e ad esempio Nibali non poteva fare la differenza nonostante fosse in condizione come dimostrato poi al Lombardia, al contrario era troppo aspro per Nizzolo e Viviani. Al momento non abbiamo un corridore alla Sagan, un Bettini di turno o un Paolini. Forse Ulissi è un po’ mancato e forse neanche Trentin ha trovato la giornata migliore, diciamo però che c’era poco da fare perché si è giocato tutto nell’ultimo strappo. L’anno prossimo con un percorso un po’ più semplice abbiamo Nizzolo, Pelucchi, Viviani, perché i velocisti non ci mancano, ma ripeto il percorso di quest’anno era strano e Sagan si è preparato alla perfezione!”
È ancora prestissimo, ma ha già individuato gli obiettivi per il 2016?
“Mi piacerebbe partire bene, anche per questo ho finito tardi la stagione. Sicuramente vorrei tornare al Giro e ripartire da dove son caduto, ma ci sono tante gare che mi piacerebbe fare. Sarebbe bello anche tornare in Asia, mi son trovato bene ed è importante anche per gli sponsor.”
La redazione di LoSport24.com ci tiene a ringraziare per la consueta disponibilità mostrata il Team Nippo Vino Fantini e Daniele Colli, il quale ha affrontato con grande entusiasmo e cortesia questa chiacchierata. Facciamo loro i nostri migliori auguri.
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