Sesta giornata amara per Inter e Sampdoria: i nerazzurri incappano in un tonfo roboante contro la Fiorentina, il primo in stagione, mentre i blucerchiati non riescono a dare continuità alle belle giocate viste contro la Roma, tornando da Bergamo con zero punti e qualche passo indietro.
Il calendario, domenica 4 ottobre alle ore 15, opporrà al Ferraris proprio le due compagini: una buona classifica le accompagna ma la settimana, per entrambe, è stata piuttosto rovente.
L’anno scorso fu una punizione di Eder a risolvere un match dominato dall’Inter manciniana più bella della stagione 2014-15, che colse tre legni. La partita, quest’anno più che mai, presenta tre ‘sfide nella sfida’: sei uomini legati da un fil rouge emozionante e ricco di curiosità.
EDER VS ICARDI – Semplice, ma non scontato, il destino e la motivazione che lega i due uomini di punta delle formazioni. Il passato all’ombra della Lanterna dell’argentino è diventato un peso, scaricato dalla Gradinata Sud con bordate di fischi ad ogni tocco di palla del numero 9. Due anni fa stravinse il confronto con Maxi Lopez, suo rivale in amore, facendosi poi beffe del pubblico genovese. L’italo-brasiliano, dal canto suo, è stato vicinissimo, questa estate, a vestire la maglia nerazzurra:” 8 milioni? Ma siete scemi, andatevene a fan…”. La risposta di Ferrero alla prima offerta dell’Inter e tanti buoni motivi per dirgli che aveva ragione. Per il valore in sè di Eder, perchè il Genoa poco prima aveva venduto Bertolacci al Milan per 20 milioni e perchè “adesso la Samp valorizza i giocatori e non li svende al primo che passa come fece con Icardi”, parole del ‘Viperetta’.
Insomma un taglio netto tra passato e presente blucerchiato, sull’asse dei due attaccanti che a Genova giocarono assieme per un anno e mezzo.
ZENGA VS MANCINI – Dal campo alla panchina: le vite dei due allenatori sono un intreccio da soap opera latina. L’Uomo Ragno è stato uno dei nerazzurri più vincenti a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, da ragazzo della Curva Nord ad ultimo baluardo dei pali meneghini e dagli interisti, poi, richiesto più volte come allenatore in questi anni indecisi, peraltro desiderio mai celato dell’ex portiere.
A sua volta, Mancini fu un simbolo della Sampdoria vincente costruita da Mantovani: calciatore più presente di sempre nella storia doriana, oltre che miglior marcatore. Anche ‘Bobbygol’ non ha mai nascosto di voler allenare, un domani, la sua Sampdoria. Chissà che in futuro le due bandiere non possano realizzare i propri sogni, la priorità però va logicamente ai tre punti in palio domenica.
FERRERO VS THOHIR – Dalla panchina alla tribuna: due venti diversi, ma sempre nuovi, in un sistema calcistico che cominciava a diventare stantio. Due stili completamente opposti ma diretti: dialettale, caciarone e grottesco quello del romano sampdoriano, più contenuto ed elegante quello dell’indonesiano, esperto di comunicazione. Visti con scetticismo per la loro provenienza lontana dai teatrini del palazzo pallonaro e forse è stato proprio questo il punto di forza che ha permesso loro di vedere una vera azienda nei propri club. Anche le prossime impronte andranno di pari passo: dapprima dare una forma netta alle squadre che dovranno tornare stabilmente in Europa e poi, anzi forse prima, una questione ‘stadio di proprietà’ da risolvere con i rispettivi comuni e le altre squadre concittadine a presentarsi come scogli più grossi.
Così diversi eppure così uguali.









