La redazione de LoSport 24 ha avuto il piacere e l’onore di poter scambiare qualche battuta col C.t della nazionale italiana Davide Cassani che domenica si appresta ad affrontare a Richmond il suo secondo mondiale da selezionatore.
Innanzitutto vorrei chiederle come giudica la prova di sabato al Memorial Marco Pantani nella quale i suoi ragazzi sono andati piuttosto bene. ( Primo Ulissi, secondo Visconti, terzo Nibali, tutti in rappresentanza della selezione italiana; ndr)
“Ma sai, oggi non era il Campionato del Mondo e gli avversari bravi, ma non i campioni che troveremo al mondiale di Richmond. Però mi è piaciuto lo spirito di squadra. Mi è piaciuta la condizione che ha dimostrato di avere Nibali, ma questo lo sapevo già, e mi è piaciuto come ha corso Diego Ulissi che è stato bravo e ha vinto. Quello che mi ha sorpreso di più però è stato Giovanni Visconti, corridore che non ho convocato e che quindi non porterò a Richmond, ma nonostante questo è stato un grande perché ha lavorato per la squadra”.
Cosa pensa del percorso del Mondiale di Richmond? Le piace? Più o meno di quello di Ponferrada?
“Si mi piace di più rispetto a Ponferrada perché comunque c’è qualche possibilità in più, ho una squadra che secondo me è affiatata, è una squadra forte. Anche se secondo me ci sono individualità all’estero che fanno paura. Non nascondiamoci. Degenkolb che è uno dei favoriti quest’anno ha vinto Sanremo e Roubaix, Kristoff ha vinto il Fiandre, Sagan è sempre lì e sappiamo tutti quanto forte vada, Valverde da anni è forte nelle corse di un giono e nelle corse a tappe. Quindi comunque siamo consapevoli dei nostri limiti, ma siamo anche consapevoli di quello che potremo fare”.
A leggere i nomi dei convocati si contano molte frecce nella sua faretra ( Trentin, Viviani, Nizzolo, Nibali, Ulissi), ma nei suoi piani ce n’è una su tutte che considera avvelenata?
“Io non ho un corridore alla Bettini, ho diversi ottimi corridori che se correranno bene insieme e che se avranno una buona giornata possono inventarsi qualcosa di buono. E sono convinto che i vari Nizzolo, Trentin, Viviani, Ulissi e lo stesso Nibali possano insieme fare una gran bella corsa. Vincere sarà difficile, però sono convinto che su un percorso del genere la tattica potrebbe risultare molto molto importante anzi, determinante”.
Lei l’anno scorso disse che la tattica azzurra poteva definirsi una “confusione organizzata”…
“L’anno scorso sapevo benissimo che se fossi arrivato all’ultimo giro con un gruppo di ottanta corridori non avevo possibilità di fare risultato perché non avevo un uomo in grado di stare coi migliori nell’ultima salita di un chilometro, purtroppo la mia previsione è risultata azzeccata. Ed è per questo motivo che abbiamo cercato di portar via una fuga prima, non ci siamo riusciti, e il risultato non è venuto. Però quel percorso, quella tipologia di percorso, con i corridori che avevo, sapevo dove eventualmente potevo giocarmi il Campionato del Mondo”.
Mentre quest’anno si potrà attendere un po’ di più?
“Quest’anno mi aspetto qualcosa di più. Intanto perché Nibali va il doppio rispetto all’anno scorso in questo periodo, e poi perché ho dei corridori che secondo me possono fare bene. Come avevo detto prima: penso di avere una buona squadra, nel complesso ho una buona squadra”.
Secondo lei il pavé potrà fare la differenza?
“No. Perchè il pavé comunque è in salita e ce ne sono due-trecento metri. Alla fine secondo me renderà la corsa più dura, perché uno strappo in asfalto è duro, uno strappo col pavé è ancora più difficile. Però comunque sono duecento metri”.
Dai due cronoman cosa si aspetta?
“Bhè, mi aspetto da Malori la possibilità di salire sul podio. Quest’anno a differenza dell’anno scorso non ha fatto la Vuelta, ha fatto allenamenti specifici, e mi sembra che stia pedalando bene. Per Moser il discorso è diverso. Per Moser è un riconoscimento per il semplice fatto che è arrivato secondo al Campionato italiano a cronometro, è riuscito a tornare alla vittoria nel mese di luglio, ha fatto due buone tappe al Giro di Spagna. E’ un corridore che tre anni fa ha fatto qualcosa di importante tra i professionisti appena passato e che poi si era un po’ smarrito. Io spero e penso che una convocazione gli dia comunque la possibilità di esprimere il suo valore”.
Lei in passato, sia da corridore che da commentatore tecnico che poi da C.t., ha sempre avuto una devozione, un atteggiamento quasi ieratico nei confronti della maglia azzurra. Crede di aver trasmesso appieno la sua passione e il suo orgoglio ai suoi atleti?
“Io penso di sì, perché proprio me la sento cucita sulla pelle la maglia azzurra. (Il Mondiale, ndr) Era la mia corsa preferita, da corridore e da commentatore tecnico. Puoi immaginare che cosa voglia dire per me fare il mondiale da commissario tecnico. Quindi penso di avere qualcosa di buono, nel senso che riesco comunque a trasmettere i miei sentimenti alle persone che mi sono di fianco. E quindi sono convintissimo che la passione, l’amore, la devozione che ho per la maglia azzurra venga recepito dai miei corridori, dai miei ragazzi”.
I nomi delle due riserve rimarranno in ballo fino all’ultimo?
“Sì, anche se Colbrelli non partecipato al Memorial Pantani per via della febbre, però correrà ( ha corso piazzandosi sesto, ndr) a Prato, e quindi valuteremo nei prossimi giorni”.
Le riserve avranno comunque un ruolo attivo come gli anni passati?
“Come sempre! Sono parte integrante della squadra. Non dimentichiamoci che negli anni ci sono stati corridori come Bartoli, Bettini, gli stessi Gimondi e Bitossi sono stati riserve”.
In un’intervista realizzata nel marzo scorso da Giacomo Pellizzari di Bicilive.it ha dichiarato che da bambino sognava di fare il ciclista professionista, negli ultimi anni di attività sentiva di poter diventare un bravo commentatore tecnico, e 3/4 anni fa ha sognato di diventare C.t. Ecco dato che quello che si sente lei poi succede, non c’è per caso qualche suo corridore che sentiva che un giorno sarebbe diventato campione del mondo?
“Beh, secondo me anche se ha questo sogno non lo viene a dire a me, o comunque penso che tutti i corridori professionisti abbiano il sogno di diventare campioni del mondo perché per noi, per i corridori, è la maglia che fa sognare e quindi… Io non l’ho mai sognata da professionista perché conoscevo i miei limiti, anche se poi una volta l’ho vista là, in lontananza. Però essendo stato sempre un “mezzo corridore” ho sempre pensato che non avrei mai potuto vincere un mondiale, da corridore”.
La redazione de LoSport24 ringrazia caldamente il C.t. Davide Cassani e tutto lo staff azzurro porgendo loro il nostro in bocca al lupo per la rassegna iridata che sta per cominciare. La riproduzione, anche solo parziale, deve avvenire previa citazione della fonte.










