La storia – Il preliminare di Champions, è stato spesso amaro per i club dello stivale. A partire dal 2010, in 6 occasioni, solo 1 successo per una squadra nostrana. Nel 2010 uscì la Samp, poi tocco all’Udinese salutare anzitempo la competizione, 2 volte consecutive (2011-2012). Nel 2013 il Milan passò alla fase a gironi, lo scorso anno fallì il Napoli, ieri la Lazio. Insomma, non un buon bilancio per il nostro movimento.
Le cause – Storicamente, eccezione fatta per il Milan, i nostri club, centrato l’obiettivo qualificazione hanno “smantellato” la squadra, arrivando poco attrezzati ad un appuntamento di tale prestigio. Prendiamo l’Udinese, la cui politica è quella di monetizzare dalle cessioni per poi reinvestire su giovani, quasi sempre sconosciuti, da far crescere. Il club dei Pozzo ha spesso, affrontato il preliminare con una rosa ormai esigua e privata dei suoi pezzi pregiati, venduti alle migliori offerenti. La Sampdoria di Pazzini e Cassano, la Lazio di quest’anno, si sono presentate impreparate da un punto di vista di calciatori idonei ad un così alto livello. Il buon lavoro fatto durante la stagione, non ha trovato riscontro in investimenti importanti per dargli seguito. La Champions vista come punto di arrivo, non come punto di partenza. Tutto ciò conduce ad un inevitabile indebolimento del calcio italiano, con buona pace dal famoso ranking.
Le soluzioni – Senza offesa per i moralisti, un ragionamento semplice sarebbe quello di un ritorno in auge delle squadre storiche e blasonate. Inter, Milan su tutte. Assenti ingiustificate dall’Europa che conta, che per storia e capacità economica sarebbero in grado di rappresentare la parte migliore del nostro calcio. Difficile immaginare una svendita, o un mancato investimento prima dell’approdo in Europa, da parte di società che puntano sempre a vincere. Altro è invece rispettare il volere insindacabile della classifica, ma, ciò comporta uno sforzo da parte delle squadre di “seconda fascia” che, centrato l’obiettivo, dovrebbero arricchire il loro patrimonio di giocatori, non vendere, e tentare compiutamente di essere al livello delle corazzate europee.









