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SERIE A – Lazio e Fiorentina su, Milan: che disastro. I verdetti della prima giornata

SERIE A – Lazio e Fiorentina su, Milan: che disastro. I verdetti della prima giornata

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La prima giornata di campionato ha detto innanzitutto che per capire quali equilibri caratterizzeranno il torneo appena cominciato servirà qualche settimana più del previsto. Troppe le squadre ancora da completare a livello di organico, troppi i dubbi tattici ancora irrisolti dai tecnici, specie da quelli delle big che, impegnate nei mesi scorsi a viaggiare per i cinque continenti al fine di espandersi a nuovi mercati, non hanno ancora avuto modo di oliare davvero i nuovi meccanismi. Delle cosiddette sette sorelle dal primo weekend di stagione escono tra gli applausi solo Lazio e Fiorentina, le uniche in grado di vincere e convincere, perdipiù davanti al proprio pubblico. Nonostante qualche elemento ancora in ritardo di condizione, le compagini di Stefano Pioli e Paulo Sousa hanno offerto prestazioni d’antologia, schiacciando l’avversario nella propria metà di campo e lasciandogli solo le briciole, qualche sporadico contropiede, esaltando le doti dei portieri rivali Mirante e Diego Lopez in più di un’occasione.

A fare le spese della furia delle due superpotenze della prima giornata, il Bologna e un Milan inaspettatamente in balia degli eventi, incapace di opporsi all’impeto viola paratoglisi davanti tutto d’un tratto dopo settimane di elogi per il bel gioco espresso nel precampionato contro avversari forse all’epoca ancora inconsistenti. Se per i felsinei i problemi sembrano essere legati perlopiù ad un mercato ancora da completare e ad un assetto tattico per il momento ballerino, per i rossoneri il discorso è assai più complesso. Il Milan è parso il solito vecchio povero Diavolo: non ha mai calciato in porta – neanche la corazzata Potëmkin di Filippo Inzaghi era mai arrivata a tanto -, non è mai stato capace di impensierire la Fiorentina in undici contro undici e non ha saputo riorganizzarsi dopo l’espulsione di Rodrigo Ely aprendo troppo spesso il fianco ai velocisti toscani che hanno ringraziato e spesso affondato con una rapidità devastante. In attesa che vengano giorni migliori, di questa serata negli occhi dei tifosi rossoneri resteranno la scialba prestazione del tanto acclamato Romagnoli e la faccia triste di Adriano Galliani seduto in tribuna a fianco a uno spento Gigi Marzullo.

A tenere compagnia ai Casciavit sul fondo della classifica, ecco inaspettatamente i tifosi di Juventus e Napoli. La Vecchia Signora, ad oggi vedova della classe sopraffina di Andrea Pirlo e dei colpi da campioe di Carlitos Tevez, è rimasta nel pomeriggio intrappolata nella tela sapientemente tessuta dall’Udinese di Stefano Colantuono: ha creato tanto ma senza mai capitalizzare, e a dieci minuti dal termine si è vista infilzare da un grande inserimento di Cyril Thereau, che ha consegnato tre punti storici ai friulani e condannato ad una settimana di riflessione i torinesi che fino a poche ore fa mai avevano perso quando avevano disputato la prima giornata del torneo tra le mura amiche. I partenopei, invece, dopo essere passati in vantaggio al terzo minuto di gioco sull’ostico campo di Reggio Emilia grazie alla prima marcatura stagionale del veterano Marek Hamsik, hanno subito la rimonta di uno scatenato Sassuolo, che, per nulla orfano delle giocate di Simone Zaza, sogna ora in grande grazie al talento finalmente sbocciato di Domenico Berardi, autore di un assist al bacio in occasione della prima rete messa a segno da Antonio Floro Flores.

Per tre big che cadono, eccone una che parte con il piede giusto, sebbene tra atroci sofferenze e al termine di una prestazione ancora non pienamente sufficiente. Nella pioggia di San Siro, l’Inter ha infatti superato l’irriducibile Atalanta di Edy Reja al novantatreesimo grazie ad una conclusione al bacio del montenegrino Stevan Jovetic, ma le perplessità legate a quanto fatto vedere dalla banda Mancini nei prevedenti novantadue primi di gioco restano più forti della sfrenata esultanza finale. I nerazzurri sono parsi troppo lenti nell’impostare l’azione, e sebbene non abbiano concesso quasi nulla agli orobici – Miranda e Murillo strepitosi in difesa, Handanovic del tutto inoperoso – sono troppo spesso mancati a centrocampo, mentre per quanto riguarda il reparto avanzato hanno inevitabilmente pagato l’assenza di un Mauro Icardi costretto a lasciare il terreno di gioco per infortunio dopo appena dieci minuti di gioco.

Male la Roma – scialbo 1-1 in casa del Verona, da rivedere il ruolo degli esterni oltre che la posizione in campo di Francesco Totti, rimasto in panchina nella sfida del ‘Bentegodi’ ma ancora utile alla causa giallorossa -, meglio la Sampdoria di Walter Zenga che liquida con un secco 5-2 un Carpi decisamente troppo allegro per la categoria. Belle vittorie anche per Chievo – 1-3 in rimonta in casa di un Empoli in cerca d’identità – e Palermo – 1-0 al fotofinish al Genoa di Gasperini -, importante blitz del Torino di Giampiero Ventura che strappa tre punti preziosissimi in casa del Frosinone di Stellone al debutto in Serie A e si gode i tanti talentuosi giovani che si è regalato in estate.

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Andonio Gonde

Profilo ironico sull'ex allenatore del Bari Antonio Conte. Non c'è alcun intento di dileggio della persona, è solo satira calcistica.