È il Luglio del 2013 quando Tony Thompson fallisce un test anti doping, risultando positivo all’ idroclorotiazide, un diuretico tiazidico. Noi, però, lo sappiamo solo oggi, due anni dopo. L’americano (40-5), aveva allora 41 anni e rilanciava prepotentremente la sua carriera dopo lo stop contro il supercampione Wladimir Klitschko, sconfiggendo per la seconda volta l’astro nascente britannico David Price.
LA SQUALIFICA FANTASMA– Malgrado il match abbia avuto luogo, come detto, nel Luglio 2013, il risultato del test anti doping è uscito solo in questi giorni. Thompson fu squalificato per 18 mesi dall’UKAD (UK Anti-Doping) senza che il mondo lo venisse a sapere. Al veterano del ring americano non vennero comminati due anni dolo per le sue continue proclamazioni d’innocenza, basate sul fatto che la sostanza sarebbe stata assunta per problemi di alta pressione del sangue. Addirittura, The Tiger affermò che non sapeva che l’idroclorotiazide fosse una sostanza illegale.
Nel (poco probabile) caso che effettivamente non lo sapesse, lo scoprì poco più di un mese dopo: dopo la sconfitta contro il bulgaro Kubrat Pulev nel match valido per il titolo internazionale IBF, Thompson venne ‘beccato’ di nuovo al test anti doping. La federazione di boxe austriaca lo punì con una squalifica di un anno, sempre per la presenza della stessa sostanza nel sangue.
La pena comminata dalla federazione inglese iniziò il 23 novembre del 2013, scadendo il 25 Maggio di quest’anno. L’UKAD spiega così il perchè del clamoroso ritardo: “L’atleta istruì un lungo processo legale, con un ricorso che addirittura non prosegui e non portò a termine.”
In quel periodo di tempo, oltre al match contro Pulev, Thompson combattè in altri 3 match, tutti titolati: vittoria ai punti (split decision) contro Odlanier Solis in Turchia per il vacante titolo internazionale WBC, perso alla prima difesa contro Carlos Takam in terra francese; L’ultimo match risale a questo febbraio, quando Solis venne gettò la spugna all’ottava ripresa, sempre in Anatolia ma per il vacante WBC Continental Americas.
SLIDING DOORS – Price, dopo la doppia sconfitta nella sua Liverpool, vide sgretolarsi le certezze di un futuro brillante tra i massimi. Quello che era considerato una delle più grandi promesse della boxe mondiale a livello dei massimi, si separò dopo la sconfitta dagli allenatori Franny Smith e Lennox Lewis, salutando anche il promoter Frank (oggi Kellie) Maloney. A due anni di distanza, oggi si scopre che quel secondo match che poteva risollevare le sorti di Price non era stato combattuto lealmente dal proprio avversario. Fa venire un sorriso amaro, a questo punto, ricordare le dichiarazioni shock di Thompson alla vigilia del primo incontro all’Echo arena: The Tiger aveva affermato che il doping andrebbe legalizzato.
Sta di fatto che Price non fu più lo stesso dopo essere stato azzannato due volte dalla tigre del Maryland: al primo impegno serio, dopo una sfilza di rivali obiettivamente non all’altezza, il mese scorso il massimo di Liverpool fallì il match che sarebbe potuto essere una nuova rampa di lancio nella boxe mondiale. Il KO alla seconda ripresa infertogli da Erkan Teper, però, ha fatto sfumare la cintura EBU e la possibilità di risalire la china in modo definitivo.
Viene ora da chiedersi cosa sarebbe stato del pugile inglese se Thmpson non fosse stato dopato.









