Da giovane era stato un buon ciclista: professionista per dieci anni (dal ’49 al ’59) conditi da un titolo nazionale e sette vittorie di tappa al Giro d’Italia dove indossò la maglia rosa nel ’52. In mezzo alle 34 vittorie anche una Bernocchi e la Coppa Agostoni.
Poi scese dal sellino della Molteni, Giorgio Albani, per diventarne direttore sportivo nel 1961 ed insieme diventare grandi. Nel 1971 volò in Belgio acquistò Eddie Merckx, uno dei più forti del momento, e lo fece diventare Cannibale, insegnandogli a diventare leggenda. Venne costruita la squadra attorno al belga e la coppia Albani-Merckx portò, tra l’altro, alla Molteni 3 Giri d’Italia, 3 Tour de France, la Vuelta, 4 Milano Sanremo, 3 Liegi e due Campionati del Mondo.
Insieme scrissero pagine di ciclismo, di sport e di valori: fu Thèvenet a scrivere la parola fine. Perchè Albani si ritirò l’anno dopo la disfatta di Pra-Loup e Merckx lasciò la Molteni.
Dopo ‘il Professore’, com’era soprannominato, spalleggiò Torriani nell’organizzazione del Giro d’Italia fino alla più recente gestione Vegni.
Se n’è andato nella notte, nella sua Monza. Se n’è andato un pezzo di Italia sportiva.









