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ESCLUSIVA – Davide Re: “Correvo per divertirmi ma l’esperienza negli USA mi ha cambiato”

ESCLUSIVA – Davide Re: “Correvo per divertirmi ma l’esperienza negli USA mi ha cambiato”

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La redazione di Lo Sport 24 ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Davide Re, giovane atleta del Cus Torino.
Intervistarlo non è semplice: ‘Dadda’, come lo chiamano affettuosamente gli amici, è molto disponibile, sorridente e scambiarvi quattro chiacchiere è un piacere. Ma ad un certo punto la penna deve correre dietro alle sue parole e, come per gli avversari in pista, facciamo quasi fatica a tenere il suo ‘passo’ perché è un ragazzo che ha davvero molte cose da raccontare. Intervista Re Atletica

Re, per chi non seguisse l’atletica, ha vinto la medaglia d’argento sui 400 metri piani agli ultimi Campionati Italiani Assoluti, col personale di 46’’00, preceduto dal solo Galvan che ha fermato il cronometro a 45”58, mentre tra gli Under 23 è diventato oro dopo aver annientato i minimi di categoria, ed Under 25, validi per entrare a far parte, con la maglia azzurra, dei recenti Europei in Svizzera.
Detiene, dal 2008, il record nazionale nella categoria Cadetti sui 300 metri piani con 35”12 ed ha partecipato ad un Mondiale Under 18 oltre ad essere arrivato a un passo dalla finale nella competizione iridata Under 20.

Cominciamo parlando della tua ultima stagione, fai un bilancio.
“ E’ stato un anno fantastico. Da febbraio ho trascorso tre mesi negli USA che mi hanno migliorato tecnicamente e psicologicamente inoltre condividevo casa con LaShawn Marrit e ricevere consigli quotidianamente da un campione del mondo aiuta parecchio. Tornato in Italia sono diventato Campione italiano Under 23 a Torino, la città universiatria che mi sta adottando. In quella gara ho fatto 46.34 centrando il minimo Under 25 per andare agli Europei che era 46.75, in più ho vinto anche la staffetta col Cus, la mia squadra. Successivamente sono giunto secondo alla prima edizione dei Campionati del Mediterraneo e a luglio ho ottenuto un’ottima medaglia d’argento ai campionati Italiani Assoluti. Ecco poi gli Europei in Svizzera dove risulto il migliore degli azzurri, con 46.34, ma per una questione di classifica non mi sono qualificato (Re ha terminato al sesto posto la propria batteria ma passavano i primi quattro, Galvan fece peggio ma si qualificò col quarto tempo del proprio turno, ndr). Nel post gara però si è riacutizzato il dolore alla coscia destra e così non ho potuto partecipare alla staffetta, per cui la stagione sportiva finiva lì ma nel frattempo avevo vinto il conocorso, ed ora sto attendendo l’arruolamento, nella Guardia di Finanza. Decisamente un’annata da incorniciare!.“ Intervista Re Atletica

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Quindi potremmo dire che una di queste sia stata la gara che più ti ha emozionato in carriera?
“In realtà no, quella di Torino è la gara che vorrei rifare: avevo tutto il pubblico dalla mia parte, mi sentivo a casa ed ero carico. E riuscii a vincere. Ma quella che davvero mi ha emozionato fu la semifinale ai Mondiali Allievi di Bressanone: feci 48″15 da primo anno allievo, era il nono tempo ma in finale andavano i primi otto e poi corsi con Kirani James, campione olimpico a Londra che già da allievo correva in 45″2 . Ero talmente teso che i due giorni precedenti alla gara avevo 37,5 di febbre, e non per influenza, ma perchè ero nervoso. Ai blocchi di partenza ero una corda di violino ma dopo lo sparo non ho più capito nulla e sono arrivato in fondo senza nemmeno accorgemene. A mente fredda dico che era quasi impossibile avere qualche aspirazione di medaglia contro il granadese ma partecipare fu bellissimo.
Soltanto agli ultimi Europei accusai una tensione simile anche perchè a Zurigo venne tutta la mia famiglia, compresa mia sorella Elena in stampelle, e per me si trattava della prima maglia azzurra davvero importante. L’esperienza americana, però, mi ha aiutato a vivere meglio il pre-gara.”

Facciamo un passo indietro e parliamo dei tuoi inizi, delle tue prime vittorie e del perchè hai scelto l’atletica?
“Ho iniziato a correre a nove anni e la mia prima insegnante fu AnnaMaria Ferro alla Maurina Olio Carli. Le prime medaglie arrivarono alle ‘BabyMarathon’, corse di 600 metri organizzate per le vie di Imperia, dove sono nato. La mia prima vera gara fu in quinta elementare, categoria Esordienti, il pre-meeting di MonteCarlo, una corsa di mille metri.” Davide inizia a ridere mentre racconta e poco dopo capiamo il motivo “Io sono sempre stato ‘stordito’ da bambino così l’allenatrice mi spiegò che la gara era più lunga delle altre alle quali ero abituato. Dissi di aver capito: partii subito come un razzo, e quando pensavo di essere sul traguardo sentii suonare la campanella dell’ultimo giro. Avevo sbagliato tutto e pensavo che il mondo mi stesse crollando addosso. Comunque rallentai un pochino e un francese mi raggiunse, io punto nell’orgoglio però, lo controsorpassai sul rettilineo e vinsi con 3’16”. L’avversario arrivò due secondi dopo ed era furibondo, aveva abbassato il record della competizione di qualcosa come 8 secondi ma uno ‘stordito’ riuscii a precederlo. Vinsi anche l’anno successivo ma rallentai un po’.”

Decisamente un esordio difficile ma felice. Poi hai iniziato ad ‘indirizzare’ le tue scelte verso i 400 metri…
“La corsa e l’atletica mi sono sempre piaciute. Ad inizio delle scuole medie cambiai allenatore, passando col prof. Ugo Saglietti sempre alla Maurina, ma solo quando feci il record italiano Cadetti mi specializzai sulla velocità. Con il salto dalle medie alle superiori decisi di smettere con la pallavolo, fu un dispiacere perchè fino ad allora era l’unico sport di squadra che praticavo ma davvero il tempo non bastava. A 15 anni mi sviluppai ed arrivai terzo in Slalom agli italiani di categoria di sci e nello stesso autunno vinsi i 300 metri facendo anche il record. L’anno successivo peggiorai le mie prestazioni sulla neve e, smessa la stagione, con pochi mesi di allenamento alle spalle riuscii a qualificarmi per i Mondiali Allievi under 18. Solo che dopo fu un piccolo calvario perchè iniziarono ad accavallarsi gli infortuni e persi più di un anno. Tornai in forma il secondo anno Juniores, neo maggiorenne, e decisi di trasferirmi a Limone Piemonte per seguire lo Ski College dove mi diplomai. Intanto iniziò ad allenarmi, a Cuneo, Luigi Catalfamo ed il mio compagno era Bencosme; quell’estate arrivo il mio primo ’46’, precisamente 46”96 ai campionati italiani Juniores under 20 a Misano Adriatico, la gara più bella a cui abbia preso parte.” Intervista Re Atletica

Allora sei obbligato a raccontarla
“Parto da una premessa: arrivavo da un periodo di infortuni e iniziai a pensare che forse l’atletica potesse non essere la mia strada. Ma quella gara riaccese in me il fuoco, arrivai terzo a un centesimo da Lorenzi e quasi due decimi da Tricca. Per la prima volta nella storia dell’atletica italiana Juniores tre corridori andarono sotto il muro dei 47” nella stessa gara. Dopo andammo a Barcellona per i Mondiali Under 20 ed arrivammo sesti nella staffetta ma pasticciammo un po’ nei cambi e ci squalificarono perchè Incantalupo toccò la linea in curva. Forse meritavamo qualcosa di più ma la nostra rimane comunque una grandissima nidiata.
Ormai ero convinto delle mie scelte ed abbandonai lo sci, trasferendomi a Torino dove ho gareggiato per il CUS iniziando anche la facoltà di Medicina. Intanto era arrivata anche la mia prima corsa con la Nazionale maggiore. “

Diciamo che anche quello fu un periodo piuttosto movimentato.
“Si ma tutti i miei sforzi vennero appunto ricompensati con la prima maglia azzurra. Partecipai al Decanathion e quella poteva essere una sorta di ‘Nazionale B’ poichè i più forti erano a Mosca per i Mondiali. Ma l’emozione fu ugualmente grandissima anche perchè il capitano era Andrew Howe.

Perchè decidesti di abbandonare lo sci per seguire l’atletica?
Fondamentalmente perchè non condividevo la stessa mentalità per l’atletica e lo sci. Iniziai ad avere i primi grossi problemi fisici ed il tempo iniziava a mancare. Se avessi continuato ad allenarmi per entrambe le discipline non sarei riuscito a completare al meglio nè l’una nè l’altra. Dell’atletica adoro la competizione, la gara, la tensione, allenarmi con passione per portare a casa il risultato. Mentre lo sci probabilmente era più uno svago: intendiamoci sono innamorato di questo sport ma lo apprezzo maggiormente quando organizzo i miei week-end in montagna con gli amici. Inoltre la gara di Misano fece la sua parte.”

All’inizio hai accennato più volte alla tua esperienza negli USA, vuoi raccontarcela.
E’ stato un periodo che mi ha formato molto: mi ha aiutato a migliorare la mia tecnica di corsa e ad affrontare meglio la tensione pre-gara. La vigilia delle competizioni riesco a trasformare la tensione da nervosa in qualcosa che riesce a darmi la carica ed anche sui blocchi ho la mente più libera.
Vivevo a Brandenton in Florida, in casa con Marrit e Jobodwana anche se il sudafricano è dovuto andarsene presto per via di un infortunio. Con LaShawn ho fatto tutti e tre i mesi e sono stato benissimo perchè è una persona gentile con cui ho instaurato subito un ottimo rapporto. Ti racconto un annedoto: uno dei primi giorni gli dissi che sarei andato al supermercato a fare un po’ di spesa. Lui mi chiese di prendergli del ‘soap’ ma io, col mio inglese scolastico, capii ‘soup’ e quando tornai a casa con della zuppa, anzichè del sapone, ci mettemmo a ridere. La sera parlavamo molto e lui cercava di scandire le parole per farmi capire tutti i consigli che mi stava dando. L’ho seguito in tutto quello che faceva, giorno dopo giorno. Sono stato allenato da Loren Seagreave ed ho capito perchè sia uno dei migliori al mondo: professionista assoluto, dedicava tanto tempo a me quanto agli altri. E poi è un buono, una specie di padre di famiglia: spesso ci veniva a prendere a casa e la domenica radunava tutti i suoi atleti e cucinava per noi.
Anaso Jobodwana, invece, ama l’Italia e la moda e, quando scendevo a cena vestito in tuta, mi rimproverava perchè non si capacitava del fatto che un italiano non fosse sempre ben abbigliato. Inoltre ero nella stessa squadra di Pinder, Simpson e Daria Klishina: Demetrius è uno a cui piace molto fare festa ed è ossessionato dalla sua medaglia olimpica che porta sempre con sè. Sherone, insieme a Marrit, è quella con la quale sono rimasto più in contatto: va matta per il sushi e se andavamo al ristorante giapponese per cena lei diventava felicissima. Infine Daria che è bellissima però caratterialmente più chiusa rispetto agli altri. Anche se alla festa finale degli ultimi Europei ci siamo incrociati e si è fermata per chiedermi come stavo dopo l’infortunio.”

Ti senti ancora con questi campioni? E nel mondo dell’atletica con quale hai legato maggiormente?
“Certo. Marrit, per esempio, dopo che ho vinto gli Italiani a Torino deve aver visto una foto dove indossavo un cappello in stile americano, quelli con la visiera piatta per intenderci, e mi ha mandato un messaggio con scritto:” Bravo! Vedo che continui a vestirti come si deve!”. Ho mantenuto un ottimo rapporto anche con Sherone Simpson. In Italia sono molto legato a Michele Tricca: in pista siamo rivali da anni ma fuori siamo amici. Ho un bellissimo rapporto anche con Bencosme.

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Hai un idolo al quale ti ispiri?
“Dovessi sceglierne uno direi Kirani James per diversi motivi. Tanto per iniziare siamo quasi coetanei (il granadese è 1992 mentre Re è ’93, ndr) e a Bressanone corremmo nella stessa batteria; tecnicamente non è perfetto ma ha una falcata che pare di vedere un ghepardo. Ha vinto l’oro olimpico a Londra e nel 2011, ad appena 18 anni, è stato campione del mondo a Daegu. “

Purtroppo anche nell’atletica il ‘doping’ è una piaga che talvolta torna sulle prime pagine dopo il riscontro della positività di alcuni sportivi famosi. Quale può essere l’arma per sconfiggere questo fenomeno?
“Partiamo da un presupposto: sarà difficile sconfiggere il doping. Purtroppo, chi lo sviluppa è sempre un passo avanti rispetto ai controlli. L’unico modo per combatterlo è istruire i giovani, insegnare a vivere nello ‘sport pulito’. Bisogna far capire loro che vincere da dopati equivale a non vincere. Che senso avrebbe affermare di essere il più forte al mondo quando sai che hai barato? Bisogna insegnare che non dà soddisfazione e che riempirsi di queste ‘schifezze’ da giovane non vale la pena. Lo sto imparando adesso che vado a medicina: la carriera di un atleta è abbastanza breve, si smette intorno ai 30 anni, e vivere i restanti con tutte queste porcherie in corpo sarebbe distruttivo. Ripeto non ha senso, non è gratificante e ti rovina la vita.”

L’atletica, rispetto ad altri sport, fa molta fatica ad affermarsi tra i più giovani. Secondo te esiste una ricetta per risollevare il movimento?
“Al momento siamo in una fase di crescita per merito anche di Bolt, un fenomeno sportivo e mediatico. Ma effettivamente non ha un successo ampio come quello riscosso, magari, dal calcio o dal basket: forse perchè è uno sport individuale, molto faticoso o perchè girano veramente pochi soldi, rispetto alle discipline prima citate. E in questo momento credo che il divario sia principalmente dettato dalla popolarità.
Per aumentare questa bisognerebbe cominciare a ‘propagandare’ l’atletica dentro le scuole. Poi i bambini devono giocare, senza pensare all’atletica come uno sport: devono solo pensare al divertimento. ”
Quindi un consiglio per i più giovani che vogliono cominciare?
“Divertirsi! Anch’io ho fatto tanti sport fino ai 16 anni e questo vuol dire che per ‘faticare’ c’è sempre tempo. Un consiglio è trovare un amico con cui allenarsi per ridere e stare in compagnia. Poi sarà l’allenatore che col tempo dovrà dirti quando iniziare a ‘spingere’, diciamo che fino ai 18 anni devi divertirti e fare crescere dentro di te quel fuoco che ti fa appassionare all’atletica. Infine dovrai essere consapevole che percorrere questo cammino non sarà semplice ma bisognerà impegnarsi.”

Siamo partiti dal tuo recente passato. Ora, per chiudere, vorrei chiederti del tuo futuro.
“Spero di togliermi ancora qualche soddisfazione sportiva, poi un domani vestire il camice da medico. E trovare una ragazza che mi faccia star bene. Ma prima, tra un’oretta circa, devo andare in Comune a ritirare un premio, per i risultati ottenuti nell’atletica, consegnatomi dal sindaco della mia citttà, Imperia.”

Lo salutiamo e contraccambia con un enorme sorriso ringraziandoci come se fossimo stati noi a concedergli l’intervista e non viceversa.

La redazione de Lo Sport 24 ringrazia Davide Re per la disponibilità mostrata nel corso dell’intervista

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Alberto Ponte

Studio giurisprudenza a Genova e mi piace collezionare...passioni. Amo viaggiare, mangiare e leggere. Inoltre sono un tifoso dello sport, dei suoi annedoti e delle sue storie. "Lo sport è cultura, speriamo continui ad esserlo" [Livio Berruti]