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10 motivi per seguire il campionato turco

10 motivi per seguire il campionato turco

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Ci sono diverse ragioni per cui un uomo o una donna, nell’arco della sua esistenza, possa arrivare a scoprire l’esistenza del campionato turco di calcio. Che tu sia un appassionato di calcio internazionale oppure un avventore casuale nel mondo del pallone, non puoi fare finta di niente: chi seriamente, chi no, sempre più italiani stanno iniziando ad osservare con curiosità la Super Lig turca. Ci sono diversi motivi; alcuni seri, altri decisamente meno. Andiamo a scoprirli insieme.

1. Star mondiali, giovani promesse. Negli ultimi anni, sempre più campioni – chi sull’arco del tramonto, chi no – hanno deciso di andare a giocare in Turchia. Da Sneijder a Sow, passando per Demba Ba, Diego e Drogba, le recenti stagioni di Super Lig hanno registrato un netto aumento del tasso tecnico del campionato. E non solo: dopo il Mondiale Under 20, anche molti giovani talenti hanno scelto di maturare nell’ex impero ottomano. Ali Adnan, Bruma e Ozyakup sono dei nomi che non possono passare inosservati agli occhi più attenti.

2. Cesare Prandelli. Ammettiamolo, tutti noi aspettiamo di sapere come andrà a finire l’avventura del nostro ex ct, sbarcato al Galatasaray dopo la débacle mondiale con l’Italia. Chi spera in un suo riscatto, chi invece gli augura di proporre il codice etico in Turchia e di ricevere in cambio i peggiori insulti: ognuno di noi ha un buon motivo, per cercare una serata alternativa alle scontatissime vittorie per 4 o 5-0 del Real Madrid in onda su FoxSports.

3. Gli ex. Come ogni buon campionato che si rispetti, la Super Lig turca ha diversi ex della Serie A. Chi illustre, chi meno, tutti alla ricerca di una nuova vita in Turchia. Alcuni ce l’hanno fatta, come Felipe Melo. Altri meno, come Milos Krasic, denigrato dalla Juve come dal Fenerbahçe. In ogni caso, ce ne sono ancora tantissimi altri. Ultimi nella lista, gli ex milanisti Constant e Traorè. Un vero tifoso milanista non può perdersi la sfida tra i due ex: segnatevi la data, 21 dicembre 2014, Bursaspor-Trabzonspor. Ci sarà da divertirsi.

4. Ignoranza a secchiate. Per chi ama i tackle scivolati, la Super Lig è un paradiso senza confini. In Turchia non vale la legge del “c’è il contatto, allora è fallo”: la Super Lig segue l’esempio inglese, dove chi cade a terra è un codardo. Certe partite ne sono l’immediata conseguenza: l’ultimo derby tra Fenerbahçe e Galatasaray ha visto piovere 16 cartellini. Oltre alla linguaccia di Felipe Melo, ai gesti politicamente scorretti e diverse esultanze completamente fuori luogo. La Super Lig offre un campionario di gesti “ignoranti” al punto giusto, per la gioia degli amanti di un calcio vero, a tratti primordiale. Ma bellissimo, ed incredibilmente genuino.

5. Nomi impronunciabili. Il campionato turco è anche questo, paradiso dei linguisti duri e puri. Incubo dei telecronisti di tutto il globo, possiamo soltanto immaginare gli imbarazzi di Pardo e Caressa se dovessero mai essere costretti a pronunciare il nome di Chahechouhe, capocannoniere della scorsa stagione. Se poi dovessero incontrare il Gençlerbirligi, il Kahramanmarasspor o il Tavsanli Linyitspor, chissà cosa succederebbe. Ferdinand de Saussure apprezzerebbe, in fondo.

6. Roba da Hipster. Per chi vuole scoprire qualcosa di nuovo ed alternativo, lontano dai canoni mainstream offerti da Barcellona e Manchester United, il campionato turco è perfetto. Al canonico programma patatine, birra e tv basterebbe sostituire Fox con i vari siti di streaming, e il gioco è fatto. Così quando sentirete il nome di Caner Erkin in un programma di mercato, e nessuno saprà chi è, un ghigno si dipingerà sul volto del vero hipster. Che non solo lo conosce alla perfezione, ma non dimentica il suo meraviglioso gol nello scorso dicembre rifilato dall’esterno del Fenerbahçe al Kayserispor. Roba da veri intenditori, insomma.

7. Scouting. Tornando (quasi) alla serietà, seguire il campionato turco potrebbe offrire dei grandi benefici a chi passa le proprie serate a studiare la differenza tra Ozmert, Ozbiliz e i vari Ozturk. Se nel sorteggio dell’Europa League dalle mani di Gianni Infantino uscisse il nome del Trabzonspor, il nostro hipster saprà esattamente la formazione titolare, le riserve e la condizione fisica delle Tempeste del Mar Nero. Il vero appassionato di calcio turco sapeva benissimo che il Galatasaray avrebbe sorpreso la Juventus, e che la Lazio poteva soffrire a Trebisonda. E avrebbe sentenziato, con espressione saccente: “Te l’avevo detto che Umut Bulut era la carta vincente e che Sneijder non è un giocatore finito. Se solo Mancini facesse giocare di più Berk Ismail Unsal e Umut Gundogan!”

8. I tifosi. Quando si dice “dodicesimo uomo in campo”, si intende esattamente questo. Nonostante le recenti imposizioni – introduzione della tessera del tifoso passolig – abbiano un po’ attenuato il fenomeno, i tifosi turchi si contendono lo scettro di migliori supporter dell’intero pianeta con i sudamericani. “La Turchia è un piccolo Brasile”: lo ha detto Roberto Carlos, che vive ormai stabilmente a Sivas. Se una leggenda vivente ha sentenziato così, non si può che credergli.

9. Le tifose. Sembra sorprendente che proprio in un paese laico, ma pur sempre di stampo islamico, le donne abbiano acquisito un tale spazio. Vedere per credere: ecco a voi le Disi Seytanlar, gruppo ultrà interamente femminile della squadra neo-promossa Mersin Idman Yurdu. Uno spettacolo pirotecnico dietro l’altro, sugli spalti. Ma il tifo femminile non è un fenomeno soltanto di Mersin. Perchè la scorsa stagione, quando lo stadio del Fenerbahçe è stato chiuso per motivi disciplinari, la società di Istanbul ha ottenuto che fossero presenti sugli spalti donne e bambini. Il risultato? Tutto esaurito, una bolgia infernale che ha trascinato al titolo il Fener. Women have the power, d’altronde. E se gli uomini comandano il mondo, le donne comandano gli uomini.

10. Gli stadi. Work in progress, lavori in corso. Questa è la Super Lig turca, signori e signore. Un campionato in evoluzione, letteralmente in costruzione. Perchè più di 20 stadi sono attualmente under construction, tra cui la meravigliosa Vodafone Arena del Besiktas con vista sul Bosforo, la Timsah Arena del Bursaspor a forma di coccodrillo verde e l’Akyazi Stadium di Trebisonda costruito direttamente sul mare. Tutti impianti all’avanguardia, che in Italia ci sogniamo. Dovremmo fare attenzione, perchè i turchi stanno iniziando a far seguire alle parole i fatti. Le strutture stanno nascendo, i talenti anche: il campionato cresce di giorno in giorno. Forse è questo il motivo principale per tenere d’occhio la Turchia.

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Bruno Bottaro

Classe 1993, da Ponte San Pietro (Bergamo). Due anime: aspira a diventare giornalista sportivo con l'hobby della musica, in alternativa musicista con l'hobby del giornalismo sportivo. Cresciuto a Serie A e Formula 1, appassionato di numerosi campionati esteri. Fondatore di calcioturco.com, il primo ed unico sito italiano sul calcio in Turchia.