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INTER – Il ricordo di Giacinto Facchetti ad 8 anni dalla scomparsa

INTER – Il ricordo di Giacinto Facchetti ad 8 anni dalla scomparsa

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Giacinto Facchetti

Giacinto Facchetti

Gaetano Scirea e Giacinto Facchetti: due giocatori fuori tempo che hanno scritto la storia del nostro calcio e, tra le tante cose in comune, uniti da un insolito destino. Ieri, infatti, correva il venticinquesimo anniversario della morte di Gaetano Scirea, mentre oggi (4 settembre) sono trascorsi 8 anni anni dal giorno della scomparsa del “Cipe”.
Giacinto Facchetti se ne andò via dopo l’estate dello scandalo di Calciopoli e del Mondiale azzurro vinto in Germania, consumato da un tumore al pancreas che non gli ha permesso di tornare, quattro anni dopo, sul tetto del Mondo insieme alla sua gente.

Due carriere e due destini simili quelli di Facchetti e Scirea chiamati a vivere la loro vita calcistica legati ad una sola squadra: mentre per Gaetano fu la Juve, per Giacinto fu l’Inter di cui in breve tempo diventò simbolo, arrivando a giocare 634 partite (75 gol) che gli permettono di essere tutt’ora il terzo giocatore di sempre nella storia nerazzurra. Una storia fatta di vittorie, sconfitte e delusioni, ma soprattutto (come ricorderà suo figlio Gianfelice nella notte del Centenario della società): “Di tanto, tantissimo orgoglio“.
Il tutto iniziò a Rogoredo, quartiere di Milano, quando nel 1960 stregò tutti fin dal suo primo provino. Un racconto, il suo in nerazzurro, che porterà lo stesso Facchetti più avanti nel tempo a dichiarare: “Essere nerazzurri è un traguardo, un segno di eccellenza. Vi chiedo di urlare forza Inter con passione, ma senza rabbia“

Amato da ogni tifoso dell’Inter di qualunque generazione, Giacinto è riconosciuto all’interno del mondo nerazzurro non soltanto come uno dei terzini più forti di tutti i tempi, ma come giocatore leale mai fuori dalle righe:  una sola espulsione per un applauso ad un direttore di gara in tutte le partite disputate, una vera rarità ai giorni nostri. Nella sua carriera, inoltre, c’è stato anche un grandissimo sogno chiamato Pallone d’Oro  che per 8 punti gli sfuggì nel 1965 quando si piazzò secondo alle spalle di un certo Eusebio. Si sarebbe senza dubbio rifatto tre anni dopo alzando da capitano, nel cielo di Roma, l’unico titolo europeo della storia della nostra Nazionale.
Javier Zanetti, da sempre molto legato a lui, ha dichiarato: “Facchetti è stato una grandissima persona che mi ha accolto quando sono arrivato all’Inter, era un uomo che diceva le parole giuste nel momento più indicato. Quando è venuto a mancare c’è stata grande tristezza da parte di tutti perchè lui ha fatto tanto per questa società. Una persona che ci è sempre stata vicina nei momenti di difficoltà“.

Il giorno del suo funerale, infatti, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano si riversò tantissima gente comune a rendere omaggio all’uomo, prima che al calciatore.
Perchè come molti ci hanno tenuto a precisare, Giacinto Facchetti era prima di tutto un grandissimo uomo: nonostante le accuse di aver preso parte a Calciopoli ricevute dopo la morte, molte personalità del mondo del calcio (e non solo) si sono mosse in difesa dell’immagine di una persona onesta che ha interpretato il pallone come un gioco e non come un business. Celebre la difesa che fece nei suoi confronti Nicola Cecere (giornalista e scrittore italiano) quando guardando negli occhi Luciano Moggi dichiarò: “Ho conosciuto bene per 17 anni Giacinto Facchetti: escludo che nella sua mente potesse albergare la pallida idea di un atto sleale. Lo devo alla sua memoria: se io lo avessi trovato con un portafoglio in mano avrei immediatamente pensato che l’aveva recuperato per riconsegnarlo“.
Un vero e proprio punto di riferimento per calciatori, giornalisti e tifosi: Facchetti era anche un uomo mediatico, ma non nell’accezione negativa del termine. Amava presentarsi davanti alle telecamere per difendere la sua Inter, per mettere la faccia in ogni occasione a difesa di quell’amore così grande per la maglia che mai ha lasciato.

Ad 8 anni dalla scomparsa di questo immenso campione, non sono bastate calunnie ed accuse mosse nei suoi confronti: l’immagine di Giacinto Facchetti è ancora perfettamente immacolata e posta tra gli esempi di chi, sui dizionari o su internet, cerca il significato di “calcio pulito”.
Perchè con Giacinto Facchetti non è morta solamente una leggenda, ma un uomo per bene, venuto sù da solo con le sue forze attraverso tanti sacrifici per rincorrere il suo grande sogno.
Icona di semplicità e lealtà: due doti che nel calcio odierno non è facile trovare in molte persone. Arrivederci, Presidente.
Giacinto Facchetti

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