Gaetano Scirea
Gaetano Scirea
Il 3 settembre 1989 un tragico incidente privò il mondo di Gaetano Scirea, storico difensore della Juventus e Campione del Mondo a Madrid nel 1982 con la Nazionale. Gaetano si trovava in Polonia per osservare una partita del Gornik Zabrze, futuro avversario della Juventus in Coppa Uefa. Durante il viaggio di ritorno verso Varsavia, l’auto su cui stava viaggiando venne tamponata e, complice quattro taniche di benzina presenti nel bagagliaio, prese velocemente fuoco. Il rogo risultò fatale per il giocatore, l’interprete e l’autista del mezzo.
Era una domenica pomeriggio, una normalissima domenica pomeriggio: la sua Juventus vinceva a Verona per 4-1 con la doppietta di Schillaci ed i gol di Marocchi e Fortunato. Tutto procedeva con la solita calma piatta della tipica domenica di fine anni Ottanta, quando uno sconvolto Sandro Ciotti con voce rotta fermò la diretta della Domenica Sportiva per dare la triste notizia al popolo italiano: “Scusate, dobbiamo interrompere la selezione delle partite di Serie A che verrà comunque ripresa tra poco per una ragione veramente tremenda: è morto Gaetano Scirea in un incidente stradale avvenuto in Polonia dove si era recato per seguire la squadra che sarà prossima avversaria della sua Juventus nella Coppa“. Dopo un breve ma rumoroso silenzio continuò: “Inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà“
Un paese intero che resta senza parole, spariscono colori e bandiere: ne resta solo una, quella nera del lutto per la scomparsa di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Un uomo leale che ha interpretato il calcio come una passione, lontano dalle telecamere e dai soldoni come i suoi colleghi odierni. A dimostrazione di questo c’è il rispetto mostrato da tutte le tifoserie italiane la domenica successiva, le quali dedicarono a Scirea tanti striscioni, ricordi e pensieri.
Quel giorno, il 29 maggio 1985 durante la strage dell’Heysel, non a caso scelsero lui per comunicare al pubblico la decisione delle forze dell’ordine. La sua voce, triste e cupa per qualcosa di cui sicuramente non era d’accordo, riecheggiò negli altoparlanti: “La partita verrà giocata per consentire alle forze dell’ordine di organizzare l’evacuazione del terreno. State calmi, non rispondete alle provocazioni. Giochiamo per voi“. Una raccomandazione veloce, ma se solo gliene avessero dato l’opportunità anzichè in campo sarebbe corso sugli spalti per aiutare i soccorsi. Scirea era fatto così.
Il 3 settembre 1989 è morto un pezzo del calcio italiano che nessuno potrà mai ridarci indietro.
Gaetano Scirea nacque a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio 1953 e mosse i primi passi da calciatore nella Serenissima San Pio X, società sportiva di un oratorio di Cinisello Balsamo in provincia di Milano. Un calciatore di periferia, notato per prima dall’Atalanta. Coi nerazzurri giocherà 58 partite in Serie A segnando anche un gol prima di approdare alla Juventus nell’estate del 1974 per la cifra di 700 milioni di lire più il cartellino di ben tre giocatori. Il resto è storia: 552 partite con la maglia dei bianconeri e 32 gol, 78 gare con la Nazionale e due reti (di cui una ad Atene nell’ultima partita di qualificazione a Spagna ’82). Mai una volta fuori dalle righe, senza il bisogno di alzare la voce per farsi sentire da arbitri ed avversari: Scirea in carriera non è mai stato espulso, lui vedeva le cose prima degli attaccanti e per questo motivo non aveva bisogno di commettere fallo. Il pallone era senza dubbio il suo migliore amico. Una persona qualunque, non una celebrità: quando andava in vacanza ed era accerchiato dai tifosi che gli chiedevano un autografo, lui si spostava nella zona delle cabine dello stabilimento balneare. Temeva che se fosse rimasto comodamente seduto al suo ombrellone avrebbe disturbato i vicini.
Gaetano Scirea è un libro da raccontare, la storia che tutti i bambini dovrebbero conoscere sul calcio italiano. Non un racconto di scandali e truffe, ma la carriera di un difensore straordinario, un’icona pulita di un calcio che non esiste più.
Alessandro Del Piero in un’intervista rilasciata a Sky Sport nel 2009 ha dichiarato: “Ricordare Scirea è importante per il mondo del cacio. Lui è stata una persona positiva sotto tutti gli aspetti”.
Umiltà ed onestà intellettuale: il segreto di Scirea era questo, essere l’uomo che è sempre stato.
Caro Gaetano sono passati 25 anni da quella maledetta domenica. Il tempo è troppo breve per spiegarti quanto sia cambiato il calcio italiano e quanto le figure come la tua siano sempre più rare in questo mondo malato. Oggi più che mai saresti servito tu per riportare il nostro pallone sulla retta via, quella fatta di giovani ragazzini provenienti dall’oratorio che giocano per passione e non per il conto in banca. Siamo orfani di personaggi come te, del tuo carisma e della tua voglia infinita di calcio.
Ciao Gai, leggenda indimenticabile: ogni tanto dai uno sguardo al “tuo” campionato e aiutalo più che mai con la tua estrema semplicità.
Gaetano Scirea
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