Mondiali 2014 extra-europee: in Brasile le compagini del Vecchio Continente sono in palese difficoltà
Domenica 13 luglio a Rio De Janeiro sapremo quale sarà la selezione nazionale più forte del mondo. Nel frattempo ci stiamo gustando degli ottavi di finale molto elettrizzanti che, come visto fino a qui anche nella fase a gruppi, vedono protagoniste le nazionali sudamericane.
Delle sedici qualificate agli ottavi ben cinque sono selezioni provenienti dal CONMEBOL, Argentina, Brasile, Cile, Colombia e Uruguay. A queste si sommano il Costa Rica, il Messico e gli U.S.A. della CONCACAF, comunque selezioni dalle Americhe. In virtù dei risultati degli ottavi di finale già disputati due sudamericane su cinque sono alla fase successiva. Si tratta di Colombia e Brasile che hanno avuto la meglio su Uruguay e Cile, che quindi tornano a casa. L’Argentina deve ancora giocare il suo ottavo di finale, così come gli U.S.A. Il Messico è stato eliminato dall‘Olanda con un rigore a tempo scaduto e il Costa Rica ha battuto la Grecia, ai calci di rigore, avanzando ai quarti. Un record vero e proprio per il Costa Rica, la vera sorpresa di questi mondiali, ancora imbattuto, che dovrà vedersela ai quarti di finale con l’Olanda. La compagine di Louis van Gaal è risultata l’europea più in forma anche se ha faticato fino all’ultimo minuto contro il Messico riuscendo a spuntarla solo nel finale.
Fino a qui in questo mondiale a deludere le attese sono state le europee. Spagna e Italia in primis. A tenere alto il nome del calcio europeo e la sua fama nel mondo ci stanno pensando la Germania, la Francia, l’Olanda e i meno blasonati Belgio e Svizzera. Gli ultimi baluardi del calcio che conta cercheranno di difendersi dall’assedio e dagli assalti delle Nazionali extracomunitarie e di difendere il calcio del vecchio continente per evitare la disfatta totale.
Il predomino delle sudamericane in questa edizione è molto curioso e definibile come una vendetta. Il calcio del “terzo mondo” vuole tornare a dire la sua con i vecchi interpreti e quelli nuovi. I motivi che hanno portato a questa clamorosa rivalsa sulle europee sono molteplici e numerosi, da ricercare ben più al di là del semplice desiderio di tornare sul tetto del mondo del calcio. C’è persino chi ha ipotizzato sia colpa (o merito, dipende dai punti di vista) del clima. In parte potrebbe essere anche vero, perché orari e clima possono aiutare i giocatori di oltreoceano, ma l’alibi non regge molto a lungo.
Innanzitutto moltissimi giocatori delle selezioni nazionali non eruopee militano in campionati europei e per dieci o undici mesi all’anno risiedono nel vecchio continente, nazionali permettendo. Inoltre per qualsiasi giocatore un clima equatoriale con umidità a livelli record risulta poco tollerabile e assolutamente poco incoraggiante, di certo non aiuta ad alleggerire la tensione. Anzi, rende tutto più complicato e figuriamoci poi se la posta in palio è così alta e prestigiosa come una Coppa del Mondo.
Le gambe si fanno ancora più pesanti.
La ragione va cercata più su un piano psicologico che fisiologico. Anzi, meglio, va cercata nella sete di vittoria. Squadre sature di campioni che in carriera hanno ormai vinto tutto a livello individuale e di club, vedi Spagna e Italia (per fare due esempi), non si sono dimostrate affamate, ma piuttosto il contrario. Sono apparse appagate e hanno dimostrato di esserlo con i risultati e nel modo di giocare. Senza andare troppo indietro nel tempo basta volgere lo sguardo alle partite di questo mondiale. La Spagna stessa dopo la batosta imprevedibile con l’Olanda non ha saputo reagire nella gara contro il Cile che si è dimostrato cinico, attento e spregiudicato. La paura di dover dimostrare di essere i più forti l’ha fatta da padrona e ha trasformato undici leoni in undici gattini abbandonati a loro stessi, incapaci di combattere. E il Cile è sembrato terribilmente grande e si è rivelato temibilmente agguerrito e senza nulla da perdere. Motivazioni analoghe hanno causato la nostra débâcle contro il Costa Rica, che in quei dannati 90 minuti è apparso imbattibile, segnando il nostro mondiale.
Squadre stanche, anche fisicamente, e soprattutto senza voglia di trionfare si sono fatte sottomettere da compagini che nel calcio moderno contano poco, ma che sono estremamente adatte a diventare le padrone della scena globale. Squadre fatte di giocatori giovani, veloci, molto veloci, e affamate di gol e di trofei che mancano da troppo tempo. Proprio questo sta facendo la differenza in questo Mondiale tra chi ha già vinto tutto e chi vuole iniziare. Perché non conta quanto hai già messo in bacheca, ma quello che devi ancora collocarci. Quello che vuoi collocarci. Un sogno. Una coppa. Un Mondiale.









