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ESCLUSIVA – “In pista diventiamo quasi degli attori”: Chiara Bosotti e Franco Caporale raccontano la magia delle Hot Shivers

ESCLUSIVA – “In pista diventiamo quasi degli attori”: Chiara Bosotti e Franco Caporale raccontano la magia delle Hot Shivers

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.0 Generico. Pattinaggio Sincronizzato, CC - Sean McKinnon (Flickr)
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Pattinaggio Sincronizzato, CC – Sean McKinnon (Flickr)

Hot Shivers – Dal Mondiale appena concluso all’unione che si crea nello stare in una squadra, sognando le Olimpiadi: ecco la realtà del pattinaggio su ghiaccio sincronizzato italiano.

La redazione de Lo Sport 24 ha avuto il piacere di assistere agli allenamenti delle Hot Shivers, la squadra di pattinaggio su ghiaccio sincronizzato che rappresenta l’Italia a livello internazionale, e intervistarne in esclusiva due suoi componenti: il vice-presidente Franco Caporali, e la giovane pattinatrice Chiara Bosotti.

Le Hot Shivers sono la prima squadra di pattinaggio sul ghiaccio sincronizzato, formatasi a Sesto San Giovanni nel 1989; da allora continuano a ottenere ottimi risultati sia in campo nazionale che internazionale. Anche quest’anno hanno vinto nelle tre categorie di Novice, Junior e Senior, partecipando di conseguenza al Campionato Mondiale.

La squadra si allena quattro sere a settimana e proprio durante una di queste sessioni la nostra redazione è potuta entrare a contatto con il mondo del sincronizzato, per scoprire la magia di una realtà poco diffusa e conosciuta a livello italiano.
La prima persona che ci introduce in questo ambito fatto di coreografie e massima precisione è Franco Caporali, il vice-presidente della società.

Buonasera Franco, per cominciare vorrei chiederle qualcosa sul Mondiale del mese scorso in cui le Hot Shivers hanno ottenuto un ottimo decimo posto.

“Sì guarda secondo me è stato un risultato molto buono, considerando anche che le prime nazioni classificate avevano più di una squadra. Per adesso è il massimo a cui possiamo ambire, più si va avanti più aumenta la tecnica e la differenza per avere quel poco in più è tantissima.
A livello di tensione poi il Mondiale quest’anno è stato pesantissimo perché per la prima volta era in Italia e tutti si aspettavano tanto da noi: nel nostro piccolo ce l’abbiamo fatta. Si era creato questo clima di attesa intorno alla nazionale italiana per cui le ragazze poi ne risentivano, c’era tensione”.

Però le ragazze hanno risposto bene: sia il programma corto sia il libero sono stati molto belli.

“Sì, direi di sì. Il corto in special modo è stato fantastico. Nel libero si è vista di più l’emozione perché c’era la paura di perdere punti a favore degli Stati Uniti che erano subito dietro, per cui hanno pattinato un po’ al risparmio, con la paura di cadere, però è stato bello lo stesso. Il corto invece ci ha dato la massima soddisfazione: l’hanno preso con aggressività perché sapevano che o lo facevano al massimo oppure non c’era speranza”.

Cosa manca per arrivare più in alto?

“Questo è stato il miglior risultato che abbiamo mai ottenuto nella competizione, però le altre volte era stato più facile. Bisogna tenere conto che con il punteggio che abbiamo fatto in questo mondiale, 6 o 7 anni fa l’avremmo vinto. Questo per dire che tutto migliora e logicamente le squadre più brave migliorano di più: quindi bisogna già correre per stare al passo, sorpassare poi, con le ore che abbiamo, è difficile. Cerchiamo di compensare le ore che non abbiamo sul ghiaccio con il secco, ovvero l’allenamento fuori pista, e poi da quest’anno abbiamo introdotto la danza, ma il nostro problema serio restano le ore a disposizione. Qui sono la metà rispetto a quelle che ha chi ci sta davanti: noi abbiamo 6-7 ore, 8 massimo, alla settimana, le finlandesi, ad esempio, anche 12 e questo succede anche perché qui il ghiaccio costa”.

Quali iniziative vi fanno stare a contatto con il pubblico?

“Un po’ di visibilità ci è venuta con la Spring Cup, ma soprattutto con l’Opera On Ice che si svolgerà anche quest’anno e che attira anche molto pubblico televisivo. È stata quasi una scommessa perché chi pensava di mettere il ghiaccio all’Arena? E poi invece ha avuto un successo enorme. Ma il bello di questa iniziativa è che ha un carattere totalmente diverso dai galà, che sono abbastanza rigidi: a Verona si crea un’atmosfera incredibile e nessuno si risparmia: il pubblico assiste ad un’esibizione unica. L’anno scorso c’era gente che veniva dalla Francia, dall’Inghilterra, dalla Germania che poi magari si fa il giro delle città vicine e quindi porta anche turismo connesso al ghiaccio”.

Il problema del sincronizzato è anche che è una disciplina poco conosciuta. Quali sarebbero i modi per diffondere di più questo sport?

“Per diffonderlo di più in Italia bisognerebbe avere più impianti e meno costi, anche se il campo del ghiaccio sincronizzato alla fine è quello più alla portata perché comunque si divide la spesa fra tante persone. E poi ci sono pochi allenatori: adesso per fortuna si stanno facendo delle campagne per formarne di nuovi.
Noi stiamo anche ricreando un vivaio valido e ci sono molte ragazzine promettenti, ma comunque c’è sempre un calo di partecipazione tra le novice e le senior: delle 20 circa che cominciano poi ne restano 4 o 5 perché è difficile andare avanti con questi ritmi e farcela anche a scuola. Se non sei organizzata con lo studio e non sei portata per il pattinaggio non vai avanti”.

Stare in una squadra però dà sostegno. Come sono i rapporti tra le ragazze?

“Sono molto affiatate, soprattutto quando arrivano alle senior. Anche se non sono amiche amiche, perché poi, come è normale, si formano i gruppetti per età, diventano molto professionali. La squadra è unita: poi magari finito l’allenamento ognuno va per la sua strada, però pattinano insieme da tanto e la cosa importante è che sono unite anche con le cadette, le piccoline. Infatti le senior fanno da tutor alle altre e, stando già in squadra, le aiutano a superare le difficoltà. È anche questo che fa lo spirito di squadra: per noi sono tutte Hot Shivers, l’età cambia solo la categoria, non l’appartenenza”.

Capitolo Olimpiadi: il sincronizzato è l’unica disciplina del pattinaggio non ancora olimpica. Problema di costi e numero di elementi?

“Il fatto è che l’Olimpiade è organizzata in modo diverso dagli altri tornei. Se facciamo un Mondiale, ci partecipiamo sostanzialmente a spese nostre, quindi se fosse così anche per l’Olimpiade non ci sarebbero problemi: un anno decidiamo di non andare al Mondiale e investire i soldi nell’Olimpiade che costerà di più, ma ha anche un richiamo maggiore. Invece non si può perché è il Comitato Olimpico che deve pagare le spese, vitto e alloggio a ogni partecipante e a quel punto succede che tutti gli atleti del ghiaccio di tutte le nazioni sono meno delle 10 squadre del sincronizzato. Verrebbe un costo spropositato. Ora sembra si stia muovendo qualcosa con un recente comunicato dell’ISU (International Skating Union) che apre alla presenza di dieci team, ma lì dipende se si parla di nazioni o squadre, perché poi ci sarebbero i paesi che si presentano con più di una squadra e diventa sproporzionato. Vedremo: sarebbe un bel traino per la disciplina”.

Un punto controverso è l’ammissione di uomini nelle squadre. Voi come vi ponete a riguardo?

“In molte squadre sono ammessi, ma noi non ne prendiamo e non per un fatto tecnico – nel sincronizzato la squadra si forma sull’elemento più debole, non il più forte – quanto estetico. Può essere bello e piacevole se la squadra è divisa a metà perché così si formano le coppie, ma se sono due o tre non è proprio estetico ed è più difficile creare delle coreografie. L’ISU ha parlato anche di questo: in caso di Olimpiadi, le squadre devono essere formate da solo donne”.

Passando invece ai programmi veri e propri: le musiche e le coreografie chi le sceglie?

“Fa tutto Andrea Girardi, l’allenatore. Ha il grande pregio di essere stato anche un musicista quindi decide lui i brani, li taglia e poi magari ne seleziona due o tre e li fa sentire alle senior durante il ritiro estivo di Bormio: li provano e Andrea vede cosa riesce meglio perché chiaramente il pezzo si deve adattare alle qualità del gruppo. Per le piccole invece tende a decidere da solo. Poi dipende: quest’anno era molto convinto con alcune musiche in particolare e quindi hanno puntato solo su quelle. Ma è meglio anche per le ragazze perché se lui ha le idee chiare ed è convinto di un progetto è anche più facile lavorarci insieme.
Abbiamo anche altri quattro allenatori che seguono di più la parte tecnica, mentre lui si occupa dell’insieme, guarda come si muove la squadra: se a una non viene un passo allora si rivolge agli altri allenatori perché è un problema singolo”.

Ci raggiunge qui Chiara, ancora accaldata dall’allenamento e perfettamente a suo agio sui pattini anche nel salire le gradinate del Palasesto. È raggiante nonostante la stanchezza e le si illuminano gli occhi nel parlare di quello che per lei è tutto: il pattinaggio.

Vi allenate sempre allo stesso modo o variate a seconda del giorno?

“Dipende: adesso abbiamo finito la stagione quindi stiamo facendo cose più tecniche, altrimenti durante la seduta abbiamo vari programmi. Ci si allena a pezzi e poi almeno una volta proviamo tutto per vedere come viene effettivamente per intero oppure proviamo per sequenze di passi che poi magari si ripetono durante la coreografia”.

Qual è la parte più difficile e che differenzia il Sincronizzato dalle altre specialità?

“Sicuramente la coordinazione con le altre. Alla fine gli elementi tecnici sono comuni anche alle altre discipline del pattinaggio, tutti i pattinatori fanno quello che facciamo noi. La differenza sta appunto nel movimento della squadra…è quasi un fatto di fisica: bisogna sapere che se una si muove di più allora l’altra si deve girare di venti gradi in più e prende velocità”.

Tu quando hai cominciato?

“A 8 anni ed è stato quasi un caso: una mia amica faceva sempre gli allenamenti e una volta ho deciso che volevo andare anch’io. Ho iniziato così, con loro, le Hot Shivers, e non ho più cambiato.
Mia mamma poi mi ha sempre consigliato di provare a cambiare, e da piccola ho anche fatto qualcosa di individuale, ma non mi sono trovata bene…non mi è proprio piaciuto. Non è la stessa cosa e a parte lo spirito di squadra credo sia fondamentalmente una questione di carattere: io sono un po’ timida e pattinare da sola mi metterebbe a disagio. E poi quando sei in pista diventi quasi un attore, non ti devi preoccupare di altro che fare bene lo spettacolo”.

E il passaggio da junior a senior come è stato? Difficile?

“No, perché alla fine gli allenamenti li facciamo insieme così anche le piccole si abituano a pattinare più veloce. A me hanno fatto passare a 15 anni per bravura, diciamo, altrimenti passi per età al compimento del diciannovesimo anno. Stare in prima squadra è sicuramente diverso, si ha più responsabilità, ma fra noi va tutto molto bene, andiamo d’accordo”.

Parliamo della stagione e di questo importante Mondiale. Come lo commenti tu che l’hai vissuto sulla tua pelle?

“Sono davvero molto soddisfatta, io come tutte, perché arrivare nei primi dieci posti era uno dei nostri obiettivi. L’esperienza poi è stata particolare perché era in Italia e comparando, ad esempio, con la Finlandia dove siamo andate un’altra volta c’è una differenza enorme: lì ci sono veri e propri tifosi che supportano la squadra…è come il calcio da noi. Lì lo stadio sembrava San Siro sul ghiaccio, mi sono quasi spaventata! Qui era un pò più intimo, ma sono stati tutti molto carini e ci facevano molti complimenti. Il problema è stato la pressione perché nessuno ci diceva di divertirci o pattinare bene, ma ‘dai ragazze, vincete’ e quindi l’abbiamo sentita molto di più”.

Quale parte è stata più impegnativa?

“Corto e libero sono piuttosto diversi: il primo ha quasi solo elementi obbligatori, che poi magari si ripropongono anche nel libero, ma qui essendo più lunga la musica si ha più tempo per esprimere le qualità della squadra e il tipo di pattinata. Nel corto invece cambia il brano, ma bene o male si vedono sempre gli stessi elementi un po’ mischiati come ordine.

Le squadre a cui vi ispirate di più?

“Cerchiamo di tenere come modello le canadesi delle Nexxice. Facciamo anche uno stage con la loro allenatrice che di solito in luglio viene da noi a Bormio durante i 15 giorni di ritiro. Ci fa fare più o meno le stesse cose di tecnica che hai visto qui stasera, ma con un approccio un po’ diverso. A differenza delle finlandesi, che hanno una pattinata più veloce e dinamica, quasi di potenza, le canadesi sono più armoniche e cerchiamo di ispirarci a loro, ma ovviamente la differenza è tanta”.

Com’è coordinare il tutto con lo studio?

“Abbastanza tosto: io faccio scienze motorie e ho le lezioni sia mattina sia pomeriggio e anche il sabato quando di solito mi alleno, per cui sono costretta a saltare. Poi certo, di ritorno alle 18 uno potrebbe anche studiare, ma spesso la forza di volontà manca”.

Come è divisa la stagione?

“Cominciamo a settembre e a novembre ci sono i test dei programmi, è una gara non ufficiale dove ci sono anche dei giudici che valutano le coreografie e decidono quali elementi cambiare, visto che ogni anno ci sono modifiche nel regolamento e ogni tecnicismo ha il suo valore in termini di punti. La prima gara nazionale, invece, è verso metà dicembre, ovvero i campionati italiani”.

Lo chiedo anche a te: Olimpiadi?

“Eh magari!! So che l’ISU ha pubblicato un nuovo articolo in proposito, ma ancora non si capisce bene se vogliano team o nazioni. Noi ci speriamo, almeno ci porterebbe un po’ più di visibilità”.

Riti particolari?

“No, andiamo abbastanza in automatico: ci mette ansia fare qualcosa che non abbiamo mai provato prima perché sale la paura che qualcosa potrebbe andare storto. Ci sediamo sempre allo stesso posto in panchina, così come sul pullman…non ci piace proprio cambiare”.

E gli altri pattinatori italiani? Li conosci?

Anna (Cappellini) e Luca (Lanotte) sì e sono stati una sorpresa. Molto professionali, bravissimi, ma anche simpatici e disponibili. Una volta abbiamo conosciuto Carolina Kostner che è l’opposto di quello che si pensi: timida, sta in disparte, ma poi in pista fenomenale”.

Grazie Chiara e in bocca al lupo!

“Grazie a voi, è stato un piacere!”

La redazione de Lo Sport 24 ringrazia Franco Caporali e Chiara Bosotti per la disponibilità mostrata nel corso dell’intervista.

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Redazione LoSport24