Ad Agosto sembrava fuori fuori dai migliori otto, ma non poteva mancare per la seconda volta consecutiva al Masters di fine anno, che si gioca a Londra, capitale della sua Gran Bretagna; così, Andy Murray, si è fatto in quattro per guadagnare punti su punti e risalire la china.
Ma ripercorriamo il suo 2014: Murray ha saltato il Masters di Londra 2013 per l’operazione alla schiena, presentandosi in salute per l’inizio del nuovo anno. Il primo appuntamento importante è l’Australian Open,arriva in scioltezza ai quarti di finale dove trova Federer, sconfitta in quattro set e prima delusione stagionale. I tornei successivi danno i primi segni d’allarme per il britannico, che fatica sempre più a mantenere il proprio turno di servizio e perde con i nuovi outsider che auspicano alla Top Ten: a Rotterdam viene eliminato da Cilic, ad Acapulco da Dimitrov, a Indian Wells da Raonic, conclude la stagione sul cemento a Miami, dove difendeva il titolo dell’anno precedente, perdendo ai quarti da Djokovic.
I tornei sulla terra danno poche soddisfazioni a Murray, che comunque ottiene buoni punti con la semifinale del Roland Garros, persa contro un Nadal stratosferico: 6-3, 6-2, 6-1.
Neanche l’erba non gli regala gioie, anzi, sono proprio i tornei del Queen’s e di Wimbledon a mostrare un Murray irriconoscibile, senza stimoli e sempre in condizioni fisiche precarie. Qui arriva la svolta, lo scozzese annuncia la fine della collaborazione con Ivan Lendl, per ingaggiare Ameliè Mauresmo.
I tornei estivi in America, sono ancora privi di titoli per Andy, ma la condizione fisica migliora e il gioco pure; dopo lo Us Open si trova però, fuori dalla Top Ten, le Finals sono solo un miraggio. I stimoli per provarci ci sono, e così arriva il primo titolo di questo, fin qui magro, 2014: è l’Atp 250 di Shenzhen, conquistato grazie alla vittoria su Robredo in un match durato due ore e 33 minuti. Murray riduce il gap con l’ottavo posto del ranking, il traguardo è vicino e quindi ecco che arrivano consecutivamente i titoli di Vienna e Valencia, vinti con la forza di chi non molla mai: in Austria ci vogliono due ore e 40 minuti per piegare Ferrer, con lo spagnolo che serviva per il match; in Spagna addirittura tre ore e 23 minuti per avere ragione di Robredo, che ha avuto varie palle match. La matematica qualificazione alle Finals arriva a Parigi-Bercy, eliminando Dimitrov al terzo turno.
Murray non ha sicuramente giocato un 2014 all’altezza della sua bravura, ma alle Finals sarà uno dei favoriti a passare il girone. Il pubblico di casa sarà un ulteriore stimolo per fare bene; il cemento indoor, superficie dell’O2 Arena di Londra, è ideale al gioco dello scozzese che ha conquistato 11 dei 31 titoli vinti in carriera su questo tipo di superficie.









