Probabilmente mai nella storia del derby di Milano ci siamo trovati di fronte da un match così poco atteso e chiacchierato. Milan e Inter stasera si affronteranno in una sfida ben distante dai fasti degli ultimi anni, specchio di due società (oltreché squadre) che vivono un momento difficile sul campo e fuori.
Partiamo dalla classifica. 57 i punti dell’Inter, 51 quelli del Milan. Insieme fanno 108, solamente 15 in più della Juventus capolista, che per larghi tratti della stagione ha avuto più del doppio dei punti del Milan. E’ un derby sicuramente importante per la zona Europa League: vincendo l’Inter di fatto ipotecherebbe almeno il quinto posto in classifica e la suddetta qualificazione in coppa. Un eventuale pareggio sarebbe gradito (o perlomeno indolore) ai nerazzurri più che al Milan, che rischierebbe di vedersi allontanare anche il sesto e ultimo posto valevole per giocare i preliminari di coppa. Oltretutto alcune delle direttive societarie rossonere (non tutte) sembrano esplicitamente richiedere la “non qualificazione” in Europa League per l’anno prossimo, causa preparazione estiva da anticipare e accorciamento delle consuete tourneé americane.
Ma Milan e Inter possono davvero ambire a contendersi un derby alla terzultima giornata di campionato solo per l’Europa League? Esattamente fino a tre anni e un mese fa Milano era ancora sulla cresta dell’onda del calcio italiano. Nella stagione 2010/2011 l’Inter veniva dal triplete, il Milan annientava gli avversari con Ibrahimovic in grande spolvero e un Allegri in panchina che godeva della fiducia di tutto l’ambiente. Quell’anno il 2 aprile si giocò un derby d’alta classifica, vinto dal Milan per 3-0. Fu un derby molto sentito, per vari motivi: le squadre che si contendevano il primato in Serie A, la “vendetta” dei rossoneri nei confronti di Leonardo appena accasatosi all’altra sponda della città, la voglia di sorpasso dell’Inter che battendo i cugini li avrebbe sopravanzati in classifica per la prima volta nel corso dell’anno. Il Milan avrebbe a fine anno conquistato il suo 18esimo scudetto, l’Inter si consolò mesi prima con la vittoria nel Mondiale per club.
Oggi, soli tre anni dopo, la situazione è drasticamente diversa. Il declino calcistico delle due milanesi, già abbozzato l’anno scorso, è ormai evidente anche al più scettico degli scettici. Gli avvicendamenti societari nell’Inter, con il caso Guarin, l’allontanamento di Oriali prima, Branca poi, in questi anni hanno destabilizzato un ambiente che aveva bisogno di nuova linfa vitale dopo i successi del triplete, dopo il quale si è deciso erroneamente di puntare in blocco su risorse tecniche logore o non all’altezza di riconfermare quanto di buono fatto vedere in occasione delle vittorie. D’altra parte non sta certamente meglio il Milan, anzi, se possibile, sta molto peggio. La cavalcata in rimonta dell’anno scorso (col terzo posto strappato via all’ultima giornata, negli ultimi cinque minuti di gara a Siena) ha celato i problemi strutturali, societario-organizzativi e tecnici che la “famiglia Milan” si porta dietro ormai da molti anni, invisibile ai più solo per via delle due grandi recenti vittorie dei rossoneri. La finale di Atene contro il Liverpool del 2007, in una Champions League di fatto vinta da un solo giocatore (il sempreverde Kakà) e lo scudetto del 2011 vinto da Max Allegri (con il 90% di titolo targato Ibrahimovic) hanno mascherato le difficoltà di una rosa vecchia e satura, con poca fame di vittorie, ringiovanita con calciatori non all’altezza del nome del club.
Per di più si tratta di un derby in cui siederà in panchina un allenatore sicuro esonerato a fine stagione, quel Clarence Seedorf che di derby ne ha giocati tanti e decisi altrettanti. Stasera lui e Mazzarri proveranno a togliersi lo sfizio di portare a casa i tre punti. Ma alla fine non resterà, né per l’una né per l’altra, che la gioia di un derby vinto. Con la classifica che piange a dirotto.









