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ESCLUSIVA – Porceddu: “Cagliari, un giorno ti ricrederai”

ESCLUSIVA – Porceddu: “Cagliari, un giorno ti ricrederai”

Porceddu

Porceddu Cagliari: il calciatore sardo racconta la sua storia a Lo Sport 24

Classe 1993, arriva prestissimo nel Cagliari, dove trascorre tanti anni da assoluto protagonista;  Poi arriva l’improvvisa rottura e l’inizio di un calvario. La redazione di Losport24.com ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Lorenzo Porceddu, uno dei maggiori talenti sardi che attualmente, come tanti altri suoi compagni, si ritrova senza squadra e con tante incertezze sul futuro.

Cominciamo subito con il tuo passato. Eri praticamente un bambino: dalle giovanili del tuo paese ti sei trasferito direttamente nella squadra dove tutti i sardi sognano di giocare: il Cagliari. Com’è stato questo salto?
“Arrivai a Cagliari all’età di 9 anni, vennero a vedermi alle finali provinciali. Mi ricordo che il primo allenamento lo feci subito con i ragazzi più grandi; mi dissero che avrei fatto una settimana di prova, ma dopo l’allenamento mi avvisarono subito che sarei entrato a far parte del Cagliari. Ero felicissimo e andai subito a dirlo a mio padre che mi aveva accompagnato”.

Dunque tutti erano convinti che avessi delle grandi potenzialità. Come sono stati i tuoi primi anni al Cagliari?
“Naturalmente ero piccolo e quindi i primi anni sono stati pieni di entusiasmo; pensavo solo a divertirmi, giocavamo ancora a livello provinciale e regionale, più qualche torneo in Italia, ogni anno è servito a farmi crescere e a confrontarmi con altri calciatori”

Le prime soddisfazioni non tardarono ad arrivare e con loro anche il tuo primo contratto. Esterno destro rapido, con il fiuto del gol. Presto sei stato promosso in primavera dove hai passato due anni? Raccontaci un po come sono andate le cose?
“Il primo contratto l’ho firmato a 15 anni e ricordo che mi dissero: “questo è il tuo primo contratto tra i professionisti, speriamo ce ne siano tanti altri”. In primavera ho passato due anni splendidi con dei compagni e un mister bravissimi; già il primo anno mi tolsi grandi soddisfazioni: all’inizio non giocavo titolare ma entravo spesso nel secondo tempo, risultando decisivo, così mi guadagnai il posto da titolare per tutto il resto dell’anno realizzando 4 reti. Il secondo anno sono partito come il calciatore su quale puntavano di più in assoluto. Diciamo che forse all’inizio ho deluso le aspettative perché ero reduce da un infortunio al ginocchio e feci fatica a riprendermi, ma nel girone di ritorno mi ripresi bene e conclusi la stagione con 6 reti. Ho sempre avuto la fiducia di mister Festa”.

 Poi come negli ultimi anni, come spesso è accaduto nella società rossublù, sei stato mandato a fare le “ossa” in categorie minori. Come hai preso questa decisione?
“A giugno io e il mio procuratore (preferirei non fare il nome) parlammo con Marrocu e dalle sue parole pensammo che sarei rimasto col Cagliari e mi avrebbero girato in prestito in qualche squadra di Lega Pro; ma così non fu. Non so nemmeno io per quale motivo non andò così, quindi fui svincolato e costretto a cercarmi una nuova sistemazione. Tra le tante squadre che chiamarono il mio procuratore spuntò la Novese che da mesi era interessata a me con insistenza, e da lì  nacque la mia scelta di andare in serie D: anche se all’inizio non fui proprio felicissimo, ambivo alla Lega Pro”

Quindi dalla possibilità di realizzare il sogno di una vita ed esordire con la maglia con cui sei cresciuto ti ritrovi svincolato e senza certezze?
“Si esatto. L’anno scorso sono stato alla Novese, all’inizio non è stato facile ambientarsi; i primi mesi sono stati duri per tanti motivi, ma anche lì mi sono guadagnato il posto, giocando tutte le partite fino alla fine, riuscendo a segnare 4 reti, di cui una fondamentale: contro il Verbano, sfida valida per i play out, garantendo cosi la salvezza. Sono contento di aver lasciato un gran bel ricordo a Novi ; con quel goal infatti ancora tanti mi scrivono e mi ringraziano”.

Ricorda un pò la storia di alcuni ragazzi sardi che come te si ritrovano a girovagare per via della poca fiducia da parte del Cagliari. Poi quest’estate, tante squadre erano interessate a te; puoi spiegarci cos’è successo?
“E successo di tutto. Mi hanno cercato tante squadre di serie D, e io parlando col mio procuratore ho deciso che la serie D non faceva per me e che quindi avrei cercato una squadra di “lega pro” come meritavo. Di conseguenza rifiutai tutte queste squadre, ma intanto passavano le settimane e nulla era chiaro: dovevo andare in una squadra di seconda divisione in ritiro, ma il mio procuratore anche in quel caso disse di no perché secondo lui non dovevo andare in prova, ma dovevo trasferirmi solo se avessi avuto un contratto da firmare. Di fatto è stata un estate intensa e ricca di nervosismo, mille litigate con questo procuratore.
Alla fine ho rotto tutti i rapporti con lui, e tramite il mister che avevo a Novi andai alla Lavagnese in Liguria sempre in serie D: andai una settimana lì ma non rimasi perché onestamente economicamente non trovammo un accordo: mi offrirono una cifra irrisoria per stare lì; come si può immaginare, non è accettabile giocare lontano da casa, per lo più per così poco. I giovani in serie D sono sfruttati, ti offrono queste cifre ridicole solo perché sei giovane”

Quindi ti ritrovi senza procuratore e senza squadra. In tutto questo il Cagliari Calcio non si è più fatto vivo? Nonostante ciò non molli e hai la forza di andare avanti, allenandoti nella squadra del paese in cui abiti. Per un calciatore deve essere stata molto dura. Come hai trascorso questi mesi?
“Il Cagliari non si è mai fatto vivo, ma non si fa vivo per i ragazzi che manda i prestito figuriamoci per quelli che non sono suoi! Io non mollo, per quest’anno purtroppo sto in questa squadra in prima categoria; mi tengo in forma e aspetto il mercato estivo; sono in contatto con alcuni procuratori e vedremo cosa sarà possibile fare. Sono stati dei mesi infernali in cui ho addirittura pensato di smettere perché ero veramente deluso e non credevo a quello che mi stava succedendo, bisogna farsi forza, sono sicuro che io merito, l’ho già dimostrato e se avrò l’opportunità, lo dimostrerò ancora; sono sicuro che se chiedessi di me a tutti quelli con cui ho giocato e ai mister che mi hanno allenato, avrebbero solo parole di stima nei miei confronti.

Che ricordo porti del Cagliari? Quali sono le persone con cui hai legato di più?
“Del Cagliari ho soltanto bei ricordi, anzi ci tengo a ringraziare tutti quelli della società da Matteoli a mister Festa, con il quale ancora mi sento qualche volta per qualche consiglio. Mi hanno aiutato a crescere e a migliorarmi ogni anno! Le persone con cui ho legato sono tante, a partire dal mister Festa per arrivare a Migoni che è a Taranto, a Dametto della Reggiana e Ceppellini del Maribor”.

Dopo la tua esperienza cosa consigli ai più giovani che come te sognano di esordire in Serie A?
“Consiglio di lavorare tanto e di ascoltare i consigli che vengono dati. Ricordo sempre due parole fondamentali: “umiltà” e “sacrificio”, senza queste due non si arriva lontano”.

Ora abiti a Pizzighettone. Ti manca un pò la tua terra? Se ti cercasse la Torres come vedresti questa possibilità?
“Penso che la mia terra sia la più bella di tutte e mi manca la mia famiglia, quando posso, torno a trovarli; ora vivo qui con la mia fidanzata e sono molto felice, mi ha aiutato tanto in questo brutto periodo. Se mi cercasse la Torres ascolterei sicuramente la loro proposta” 

In quale calciatore ti riconosci di più?
“Sinceramente a me è sempre piaciuto Cassano ma naturalmente il giocatore con cui sono cresciuto è Del Piero, unico sia dentro che fuori dal campo: un esempio da seguire”.

Lorenzo, tutti noi ci auguriamo di vederti presto tornare nel calcio che conta, magari prendendoti una bella rivincita verso chi, con te non è stato del tutto riconoscente.
“Spero di avere un’altra opportunità; di solito i treni nella vita passano una volta sola ed io forse l’ho perso, ma non voglio perdere la speranza”.

La redazione di Losport24.com ringrazia Lorenzo Porceddu per la disponibilità mostrata nel corso dell’intervista.

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Mauro Costorella

Studente di Lingue e Comunicazione nell'Università degli Studi di Cagliari. Grande amante del calcio, e di tutto lo sport in generale. Cresciuto con un grande desiderio: diventare giornalista sportivo. "Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita".