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LoSport24 racconta… L’Inter del Triplete

LoSport24 racconta… L’Inter del Triplete

focus adriano

LoSport24 Racconta

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 “Noi vogliamo seguire un sogno, è vero. Ma una cosa è seguire un sogno, un’altra cosa è seguire un’ossessione.
E la nostra non è un’ossessione, il nostro è semplicemente un sogno”

José Mourinho

Cinque minuti che possono cambiarti la vita.
Si può riassumere la stagione trionfale nerazzurra del 2009/10 in trecento secondi? 4 Novembre 2009, a Kiev l’Inter si gioca una grossa fetta della qualificazione per accedere agli ottavi di Champions League. 85′ minuto, la Dinamo conduce per 1-0 grazie ad un gol rocambolesco di Shevchenko, vecchia conoscenza del campionato italiano. Josè Mourinho, al secondo anno sulla panchina interista, sa quanto vale questa partita, è abituato a match europei di un certo spessore, ma, nonostante le stia provando tutte, mettendo in campo un offensivissimo 3-3-4, quella palla non vuole proprio entrare. I tifosi ucraini iniziano a crederci, lo stadio è un’autentica bolgia, ma non hanno fatto i conti con il fattore M: rasoterra dentro l’area di Sneijder per Diego Milito che, spalle alla porta, stoppa e con un preciso destro insacca la palla in rete. Grande entusiasmo, ma un punto al Mago di Setubal non basta: vuole la vittoria. L’Inter torna all’arrembaggio, con una mentalità vincente che in Europa raramente si era fatta vedere: Muntari prova una diagonale da fuori area, il portiere respinge, rimette al centro il principe, la palla si ferma incredibilmente sulla linea e Sneijder chiude i conti con il tap in vincente: 1-2, Inter prima nel girone e tutti a casa. Ultimi minuti di una partita che rappresentano non solo i 3 punti acquisiti per il passaggio ai gironi, ma una vera e propria svolta per la stagione nerazzurra.
Si può riassumere la stagione trionfale nerazzurra del 2009/10 in trecento secondi? Sì, si può.

4 Novembre 2009 – L’esultanza di Wesley Sneijder dopo il gol contro il Dinamo Kiev

ESTATE 2009, RIVOLUZIONE IN ROSA

Facciamo un passo indietro dagli attimi indimenticabili di Kiev e torniamo all’estate 2009, tempo di calciomercato. Le fondamenta della squadra, che eredita Mourinho nel 2008 e che costituiscono poi le colonne portanti del suo gioco, hanno origine con Mancini; l’allenatore marchigiano negli anni passati, infatti, grazie anche ai colpi di Marco Branca, allora DS della squadra milanese, ha fatto crescere giocatori divenuti poi fra i più forti al mondo nel proprio ruolo: basti pensare a Julio Cesar e Maicon, passando per Samuel e Cambiasso. Il portoghese però non si accontenta, stavolta vuole portare la squadra ad un cambio di mentalità, ad una svolta possibile solo attraverso l’arrivo dei tanto conclamati Top Player.
A fine maggio, ancora a campionato in corso, la società ufficializza già i primi due colpi: arrivano dal Genoa Thiago Motta, centrocampista centrale, bravo sia nella fase di interdizione sia in quella di impostazione, e Diego Milito, attaccante argentino 30enne, vice capocannoniere con 24 gol, proprio alle spalle di Zlatan Ibrahimovic, suo futuro compagno di squadra. Fanno discutere i milioni spesi per arrivare ai due giocatori – 31 milioni di euro totali – non tanto per il centrocampista oriundo, viste le qualità mostrate durante la stagione in corso, quanto per il Principe, giocatore con un ottimo fiuto sotto porta ma pur sempre trentenne senza aver mai giocato in una Big. I tifosi comunque accolgono i due con gran calore, consapevoli anche che la punta argentina sarebbe stata un ottimo rincalzo dell’attaccante svedese che dominava nelle aree avversarie. Come in tutte le rivoluzioni, però, ci sono anche cambi drastici, che possono dividere i tifosi: è il caso proprio di Ibrahimovic, al culmine della sua carriera e corteggiato dal Barcelona. Il Mago di Setubal prova in tutti i modi a trattenerlo, ma niente da fare: Zlatan vuole vincere la Champions League e pensa sia la squadra di Guardiola il club giusto per regalargliela. José però la sa lunga e durante i saluti allo svedese lo ammonisce:“Sappi che noi l’anno prossimo vinceremo la Champions, con o senza di te. In cambio del centravanti di Malmoe sbarca a Milano Samuel Eto’o, anche lui come Milito alle porte dei trent’anni, più un pesantissimo conguaglio di 50 milioni, rendendo l’acquisto dello svedese fra i dieci più costosi della storia del calcio. Come dicevamo, lo scambio divide la piazza, legata all’attaccante ex Juve e dubbiosa sulle condizioni del centravanti camerunese; ad ogni modo, comunque, la prima impressione è quella che l’affare – e che affare! – lo abbia fatto Moratti, ricavando una plusvalenza mostruosa e l’arrivo di uno degli attaccanti più forti al mondo dalla cessione di Ibra. Mourinho però non è soddisfatto della rosa al 100%, manca una pedina fondamentale nello scacchiere che ha in mente: il trequartista. La passata stagione ha giocato Stankovic in quella posizione, nonostante non fosse il suo ruolo naturale, ma ora il portoghese non vuole alibi ed inizia con i proclami:“Datemi un trequartista e vi porto sul tetto del mondo”. Parole pesanti, quasi folli, che se dette da qualsiasi altro allenatore verrebbero addirittura condannate dalla piazza; lui invece è José Mourinho e a certe uscite provocatorie ha abituato stampa e tifosi. Branca va alla caccia di giocatori dai parametri richiesti dal mister e finisce nel mirino Wesley Sneijder, fantasista olandese 25enne, in rotta al Real Madrid. La trattativa, inizialmente ben spedita, rallenta e addirittura rischia di arenarsi, a causa dei dubbi del giocatore, non convinto se partire o meno dalla capitale spagnola. Lo zampino per la chiusura dell’affare, nemmeno a dirlo, ce lo mette l’allenatore dell’Inter, che lo convince grazie al suo progetto. Insieme all’olandese, 15 milioni per l’acquisto a titolo definitivo, arriva a sorpresa anche Lucio, difensore centrale e capitano del Brasile, rimasto incredibilmente appiedato dal Bayern Leverkusen. Ora Mourinho è soddisfatto della rosa a disposizione: sì, con questa squadra si può andar lontano.

 28 Luglio 2009 – La presentazione di Samuel Eto’o, accompagnato da Oriali e Branca

AGOSTO 2009, INIZIA LA SCALATA

La stagione nerazzurra sul campo inizia ufficialmente l’8 Agosto a Pechino contro la Lazio, gara valevole per la Supercoppa Italiana. La squadra nerazzurra è ancora in pieno lavoro in corso: Eto’o è arrivato da poco, Sneijder e Lucio devono ancora muovere i primi passi alla Pinetina. La partita, dominata dall’Inter, finisce incredibilmente 2-1 per la squadra di Ballardini, brava a concretizzare le poche azione avute durante il match. Poco importa invece ai tifosi interisti e soprattutto a Mourinho: a lui le Supercoppe non sono mai piaciute, ha sempre puntato a ben altri obiettivi stagionali. Brucia di più all’allenatore portoghese il pari maturato in casa contro il Bari, neopromossa in Serie A, all’esordio in campionato: un 1-1 che fa gonfiore il petto ai rivali di sempre, Milan e Juventus in primis: l’Inter è in difficoltà, quest’anno per lo Scudetto ci siamo anche noi. Mourinho concede solo il primo turno di campionato per far illudere i tifosi avversari, ovvero fino al derby milanese: seconda giornata e subito Milan – Inter. Una partita eccezionale per la squadra di Zanetti: i nerazzurri prendono semplicemente a pallonate Abbiati e compagnia, dominando e surclassando Leonardo per un tondo 4-0, con un fraseggio di palla spettacolare e concreto. Da lì al primo posto in classifica il passo è breve: all’ottava giornata l’Inter si ritrova saldamente al comando, allunga giornata dopo giornata sulle dirette concorrenti e, nonostante la sconfitta contro la Juventus, si laurea “campione d’Inverno” con una giornata d’anticipo, a 8 punti dal Milan, in quel momento secondo.
Nel frattempo in Champions League il cammino non è altrettanto agevole, in un girone di ferro formato da “campioni in carica” (Barcellona campione di Spagna, Rubin Kazan di Russia e Dinamo Kiev d’Ucraina) la squadra milanese non riesce a vincere, concludendo il girone d’andata con 3 pareggi consecutivi; il girone di ritorno, come detto, si apre con la clamorosa vittoria a Kiev che mette in discesa la strada verso il passaggio agli ottavi di finale.

29 Agosto 2009 – Milan 0-4 Inter: esordio con la maglia dell’Inter per Wesley Sneijder

Il Mago di Setùbal inizia il girone di ritorno esattamente come quello dell’andata, con un pari sofferto a Bari, con i cugini che si avvicinano a -6 (e una gara in meno), preparandosi al derby con i migliori auspici. Anche stavolta, però, nulla da fare: l’Inter fa sua anche la gara di ritorno con un sofferto 2-0, iniziato con il gol di Milito e finito con la squadra in 9 uomini e Julio Cesar che para un rigore un Ronaldinho e tutti a casa. Mourinho, a fine partita, dirà: “Questa partita l’avremmo vinta anche in 7”. L’impressione che dà questa squadra è quella di non mollare mai, anche quando sorte o decisioni arbitrali possono sfavorirla. Ovviamente, però, quando tutto sembra avviarsi verso il quinto scudetto consecutivo e la strada sembra in discesa, l’Inter si complica la vita: sì, perché ai nerazzurri le cose facili non sono mai piaciute, senza adrenalina non si prova gusto. E così avviene: per tenere testa a tre impegni – Champions League, Serie A e Coppa Italia -, Mourinho rallenta il ritmo in campionato, a vantaggio della Roma che, spinta dal nuovo allenatore Ranieri, cerca il clamoroso sorpasso. Lo scontro diretto, a Marzo, va a favore di Totti e Compagnia, imponendosi in casa per 2-1 grazie alle reti di De Rossi e Toni e portando la squadra romana a -1 dall’Inter. Il pareggio per 2-2 della squadra milanese a Firenze manda poi i giallorossi momentaneamente al primo posto, a un punto proprio da Mourinho, costretto ora a inseguire.
E’ vero, il cammino in campionato si complicava; lo stesso non si poteva però dire in Europa e in Coppa Italia: se per quest’ultima non c’è da dilungarsi, se non che l’Inter supera in scioltezza Livorno, Juventus e Fiorentina ritrovandosi ancora una volta in finale, ben altro approfondimento merita il percorso in Champions League: dopo aver perso per 2-0 con il Barcellona e vinto agevolmente contro il Rubin Kazan a San Siro, piazzandosi seconda nel girone e accedendo agli ottavi, l’Inter trova il Chelsea, vecchia conoscenza del suo allenatore. Al portoghese bastano 3 minuti per far capire chi è il più forte, il tempo necessario per Milito di stoppare il primo pallone giocabile, saltare il difensore e mandarla sul primo palo. San Siro in delirio, e José? Lui no, rimane seduto impassibile sulla panchina. Finita? Macché: i Blues non ci stanno e pareggiano i conti con una rasoiata dal limite di Kalou, ma con quest’Inter c’è poco da fare, in casa non sa perdere e ci pensa Cambiasso a riportare in vantaggio i nerazzurri, con un gran tiro di sinistro che spiazza il portiere. Nella gara di ritorno viene condotta la partita perfetta: nessuna sbavatura in difesa, pronti ad attaccare in contropiede. Piano perfettamente riuscito: nel secondo tempo un lancio millimetrico di Sneijder mette Samuel Eto’o di fronte al portiere e, con la freddezza dei grandi attaccanti, insacca il pallone in rete. Inter ai quarti di finale, dove incontra il CSKA Mosca. Incontro agevole, che viene superato di misura per 1-0 sia all’andata che al ritorno, con i gol rispettivamente del Principe e del trequartista olandese. Dopo 7 anni, l’Inter si ritrova nuovamente tra le prime 4 d’Europa, contro la squadra più forte del nuovo millennio, il Barcellona dei record di Pep Guardiola.

16 Marzo 2014 – Eto’o conclude l’azione di Sneijder, siglando il gol del definitivo 0-1 allo Stamford Bridge

20 APRILE 2010, I MARZIANI SIAMO NOI!

In una fresca notte di Primavera, 11 uomini vogliono entrare nella leggenda, assieme al loro condottiero che li ha portati fino a là. Lui è José Mourinho, non si scherza. A voler testimoniare la ricerca di un’impresa che all’Inter manca da troppo tempo, ci sono 80 mila spettatori, tutto esaurito alla scala del calcio. I nerazzurri sono ormai a conoscenza delle loro potenzialità, ma non sanno ancora di essere i più forti: serve anche a questo la sfida contro i campioni di tutto. Il Mago di Setùbal schiera la sua creatura con un 4231 peculiare a quello blaugrana, con ben 4 giocatori offensivi: a protezione di Julio Cesar, ci saranno Lucio e Samuel, coppia inossidabile, autentici muri difensivi; a loro fianco, Maicon sulla destra, il terzino più forte del momento, e capitan Zanetti sulla sinistra, a chiudere Messi. A fare da filtro, Cambiasso e Thiago Motta, preparati per curare al meglio la fase di interdizione e quella di impostazione. Dietro a Milito, pronti sia ad aiutare il reparto arretrato sia a ripartire con contropiedi brucianti, ci saranno Pandev, arrivato a Gennaio, Sneijder e infine Eto’o, che vuole vendicarsi con la sua ex squadra per l’ingratitudine mostrata.
Pronti, via e subito si nota una novità rispetto alle due partite del girone in cui si sono affrontate: una svolta nell‘atteggiamento interista, non più attendista e difensivista; piuttosto si cerca, se non di spezzare, perlomeno di ingarbugliare e di rallentare la trama del gioco avversaria, con maggior pressing da parte soprattutto di Milito e dei due esterni alti. Un cambio di registro che probabilmente non si aspettavano nemmeno gli uomini di Guardiola, colti alla sprovvista e quasi intimiditi: per la prima volta, a fare la partita non è la squadra catalana, bensì gli avversari. L’Inter parte forte e può passare subito in vantaggio grazie ad un lancio di Eto’o per Milito che, solo davanti al portiere, viene fermato per un fuorigioco inesistente. Ma è solo l’inizio: un’altra azione offensiva porta il principe in condizione di calciare, ma spara malamente fuori davanti a Valdes. Proprio nel momento migliore interista, viene commesso l’unico errore della gara nerazzurra: al 19′ parte Maxwell sulla fascia, lo argina Cambiasso attendendo una sovrapposizione di Maicon che non arriva, il terzino del Barca ha tutto il tempo di guardare al centro e servire Pedro che, solo, apre le marcature con un piatto di destro: Inter sotto incredibilmente per un 1-0, San Siro rimane pietrificato, gli uomini di Mourinho no. Ripartono con la stessa intensità dell’inizio, anzi, ora ci provano con maggior determinazione, quasi a voler lanciare un messaggio:“Siete nella nostra tana, ad avere paura dovreste esser voi”. L’Inter attacca e controlla la partita nonostante lo svantaggio, provando ancora una volta con Milito, questa volta da posizione laterale, a regolare i conti: nulla da fare, ancora fuori di poco, e a San Siro qualcuno inizia a temere che il bel sogno possa finire qui. Tutti tranquilli, ci pensa Wes: al 30′ Eto’o, largo sulla destra, serve con un rasoterra in mezzo all’area Milito, che stoppando, spalle alla porta, si ritrova triplicata la marcatura; il Principe allora si improvvisa assistman e regala  a Sneijder una palla facile facile per l’1-1. Esplode la gioia a San Siro: l’Inter c’è, eccome se c’è. Il merito è senz’altro di Sneijder, che sta facendo di tutto per tornare a Madrid, non per vestire la camiseta blanca, bensì per giocarci la finale del 22 Maggio. Le squadre vanno negli spogliatoi per la fine del primo tempo, accompagnata da una Standing Ovation del pubblico di casa.

20 Aprile 2010 – Sneijder va a festeggiare con José Mourinho e Oriali il gol del momentaneo 1-1

Il secondo tempo inizia esattamente com’era finito il primo: monologo interista. Al terzo minuto della ripresa, Pandev scatta in contropiede, regala un filtrante al 22 interista che stoppa, temporeggia in attesa dell’arrivo di Maicon che con un diagonale trafigge Valdes e il Barcellona intero: gli spagnoli, per la prima volta in questa competizione, sono sotto di un gol e non hanno la forza di reagire.
Mourinho capisce che è il momento di cambiare le carte in tavola, di iniziare a difendere il risultato: all’56’ esce un applauditissimo Pandev per Stankovic, la squadra diventa un solido 4-3-1-2, con Eto’o terminale offensivo vicino a Milito. I Blaugrana provano a pareggiare i conti, soprattutto dai calci piazzati: evidentemente non hanno fatto i conti con Lucio e Samuel, che hanno deciso di chiudere la saracinesca. Questa squadra però non si accontenta, no, ora che sta vincendo vuole farlo in grande stile: è così che nasce il 3-1. Al 62′ Eto’o, ancora sull’out di destra come per il primo gol, crossa al centro, dove Sneijder di testa serve Milito che da pochi passi insacca.
In campo c’è solo una squadra e Guardiola lo nota, ha paura dell’imbarcata: subito dopo il gol decide quindi di togliere Ibrahimovic, fischiatissimo, e di far entrare al suo posto Abidal. Un difensore per un attaccante: l’intento del mister è fin troppo chiaro. Da lì in poi è pure accademia per l’Inter, con la difesa interista occupata solamente in un incursione di Piqué sul finire del match. E’ Game Over a San Siro: i nerazzurri vincono, convincono e si preparano alla trasferta di Barcelona nel migliore dei modi.

20 Aprile 2010 – Milito conclude in rete l’azione partita da Eto’o e Sneijder: è 3-1 a San Siro.

MAGGIO 2010, E’ TRIPLETE!

La settimana fra andata e ritorno di semifinale di Champions si arricchisce di un nuovo colpo di scena e inaspettato regalo: il 25 aprile la Roma, capolista, cade clamorosamente in casa contro la Sampdoria per 1-2, perde il primato e a sole tre giornate dalla fine del campionato lascia il via libera alla squadra di Moratti di alzare il quinto scudetto consecutivo. Prima di pensare alla Serie A, però, c’è il ritorno da giocare al Camp Nou, tutto esaurito e con i tifosi convinti e speranzosi in una “remuntada”.
La pressione mediatica, soprattutto estera, che accompagna la sfida a Barcelona è incredibile, Mourinho cerca di fare scudo attorno ai suoi uomini, come sempre fatto negli ultimi due anni; sa che saranno in 11 contro 90 mila tifosi, una autentica bolgia per ribaltare il risultato dell’andata. Così però non avviene: l’Inter si difende e, nonostante l’espulsione di Thiago Motta che lascia i suoi in 10 per un’ora e che non gli permetterà di giocare la finale di Madrid, riesce a rimanere a porta inviolata fino al 84′, quando Piqué riesce a segnare l’1-0. Rete però inutile, i nerazzurri si difendono eroicamente fino al triplice fischio, Mourinho salta dalla panchina e corre verso lo spicchio di curva interista che lo acclama come un eroe. E’ finale. E’ Madrid.

28 Aprile 2010 – Mourinho corre sotto la curva interista dopo la dolcissima sconfitta di Barcelona.

 L’Inter, incredibilmente, a inizio Maggio si ritrova ancora a giocarsi i tre titoli e tutti e tre da favorita: l’allenatore cerca di buttare acqua sul fuoco, per smorzare facili entusiasmo e far rimanere tutti con i piedi per terra:“Non abbiamo ancora fatto nulla, potremmo chiudere la stagione anche a zero titoli”. L’atmosfera a Milano è rovente, i tifosi sognano il magico Triplete, impresa mai riuscita in Italia, per farlo però dovranno vincere tutte le ultime cinque partite, rispettivamente la partita fuori casa con la Lazio, la finale di Coppa Italia con la Roma, la partita casalinga con il Chievo, l’ultima insidiosissima trasferta a Siena e la finale di Madrid contro il Bayern Monaco.
La prima gara si gioca in un clima surreale: tutto l’Olimpico tifa per l’Inter. I tifosi laziali, infatti, tremano all’idea di vedere la Roma alzare lo scudetto e appoggiano i nerazzurri in toto, squadra tra l’altro gemellata. La Lazio in campo fa la sua onesta partita, non curante del tifo, ma contro questa squadra può poco e con le marcature di Samuel e Thiago Motta, una per tempo, JM chiude i conti. La squadra rimane nella capitale, perché è all’Olimpico che si giocherà tre giorni più tardi la finale di Coppa Italia. Con lo stadio gremito e chiaramente giallorosso, i nerazzurri vincono di misura con un gol spettacolare del Principe Milito, bravo a scartarne tre e a lasciare partire un missile nel lato più lontano del portiere. La partita finisce tra le polemiche, con l’espulsione di Capitan Totti che reagisce alle provocazioni di Balotelli con un calcio all’attaccante interista. Mourinho alza il suo primo titolo stagionale, il terzo da quando è sulla panchina dell’Inter, ma il tempo per i festeggiamenti non sono questi: bisogna pensare al Chievo.
Della penultima partita di campionato la sensazione che si ha vedendo il pubblico di San Siro è che ci sia maggior ansia per la partita che in quei minuti si sta giocando nella capitale – Cagliari contro Roma – piuttosto di quella che sta cominciando a Milano, come se fosse già vinta e archiviata. Non è così: la squadra pare molle, quasi in attesa di novità da Roma; il Chievo ne approfitta e con un autogol di Thiago Motta passa clamorosamente in vantaggio. San Siro è ammutolito. Non passa nemmeno un minuto e l’Inter trova rapidamente in successione prima il pari con un autorete di Mantovani, poi con una prodezza di Cambiasso e con un pallonetto di Milito va negli spogliatoi con il doppio vantaggio in tasca. Gara che poi pare chiudersi già a inizio ripresa, con Balotelli che sigla il 4-1. Partita chiusa? Assolutamente no, ormai tutti sono in ascolto in attesa di novità da Roma, i nerazzurri calano il ritmo e nel finale prendono due reti, rischiando addirittura il pari. Vittoria di misura quindi per 4-3, mentre la Roma supera in rimonta il club sardo per 2-1. Si decide tutto il 17 Maggio, l’ultima giornata.
A Siena è presente il tutto esaurito, la squadra toscana deve assolutamente fare risultato per potersi salvare e non retrocedere. Di fronte c’è l’Inter che ha già la testa rivolta alla gara di Madrid. La partita inizialmente infatti pare bloccata, con la Roma che va subito a segnare a Catania e col Siena a cui basta un punto per potersi salvare: alla fine del primo tempo, con il match ancora a reti bianche, il verdetto dice Roma campione d’Italia e Catania in Serie B. Quest’Inter, però, non ne ha per nessuno e nella ripresa riesce a trovare la rete del vantaggio, sempre con lui, Diego Alberto Milito. Mourinho controlla quindi la gara, in attesa del fischio finale, mentre il Catania riesce a pareggiare e a salvarsi. Triplice fischio: l’Inter è per la diciottesima volta campione d’Italia, dopo un testa a testa fino all’ultimo respiro proprio come nel 2008, ma la stagione non è ancora finita: si va a Madrid.

17 Maggio 2010 – La squadra festeggia a Siena il diciottesimo Scudetto della sua Storia.

22 Maggio 2010: qui si fa la storia. E’ l’ultima partita della stagione, la finale di Champions League 2010: si affrontano Inter e Bayern Monaco, entrambe arrivate dopo aver vinto campionato e coppa nei rispettivi campionati. Eto’o contro Lahm, Sneijder contro Mueller, Chivu contro Robben, questi alcuni dei duelli in campo.
I tedeschi partono meglio, queste gare le hanno giocate più volte dei nerazzurri e si vede dai primi minuti di gioco. La prima occasione pericolosa della gara però parte dai piedi di Sneijder, che testa la reattività di Butt, il portiere della squadra bavarese, da calcio piazzato. E poi? Poi tocca di nuovo a loro due, gli eroi della semifinale d’andata contro il Barcelona, Wesley e Diego: stoppa il pallone il numero 22 nerazzurro, serve Sneijder che chiude subito il triangolo, mettendo a tu per tu l’attaccante interista con il portiere. Finta e tiro. Gol.
Esplode il Bernabeu, al 35′ minuto l’Inter passa in vantaggio con una grande azione targata Milito – Sneijder. Il Bayern Monaco sbanda pericolosamente e ancora i due interisti, sul finire del primo tempo, hanno l’opportunità di raddoppiare: stavolta è il principe a servire il trequartista olandese, che sbaglia un rigore in movimento. Si va negli spogliatoi con un meritato 1-0.
Nella ripresa l’Inter indossa i panni dell’italiana, difensivista, pronta a ripartire con lunghi contropiedi. I bavaresi provano a impensierire Julio Cesar con assoli personali di Robben e Mueller, ma niente da fare, stasera non si passa. Poi, al minuto 70, arriva di nuovo lui:“c’è il contrattacco di Milito per l’Inter, Milito che punta l’uomo, è Van Buyten, Milito che si accentra, Milito che…lascia sul posto il difensore con una finta, tira e RETE! RETE STRAORDINARIA DI MILITO!” urla incredulo Chucchi, radiocronista di Rai Radio 1. “E’ un tango, è un passo argentino, che lega Buenos Aires a Milano, la Coppa viaggia verso Piazza Duomo, la coppa vede sempre più nerazzurro, per merito del Principe!”, gli risponde Repice, suo collega. Gli ultimi 20′ minuti vengono controllati a meraviglia dagli uomini di Mourinho, in attesa del fischio finale. Finisce 2-0, dopo 45 anni l’Inter è Campione d’Europa.

22 Maggio 2010 – L’esultanza di Diego Milito dopo il gol del 2-0

L’Inter è sul tetto d’Europa. Tre titoli vinti in una stagione per Mourinho, Tripletta storica riuscita solo a una manciata di allenatori nella storia del calcio. José, e con lui tutto il club nerazzurro, è nella storia del Calcio. Poco importa se andrà via una volta vinto tutto; poco importa se dopo un periodo colmo di strepitosi successi culminati nella favola del 2010, il club di Moratti arrancherà per anni fino a sprofondare in un periodo di mediocrità tecnico-tattica che non le compete. L’Inter per una notte è sopra tutti, a partire dalle polemiche scaturite da Calciopoli in poi. Milano è fuori controllo, centinaia di migliaia di tifosi si sono riversati nelle piazze, in attesa che gli eroi di Madrid tornino a San Siro per alzare la Coppa dalle grandi Orecchie: questa è la nostra notte, lasciateci sognare in pace.

“Papà, raccontami ancora una volta di come 11 Eroi, guidati dal loro Condottiero, riuscirono a sconfiggere 100 mila guerrieri a Barcellona…”

22 Maggio 2010 – Mourinho alza la Coppa appena vinta: l’Inter è Campione d’Europa.

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