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Lo Sport 24 racconta… La Generazione di Fenomeni

Lo Sport 24 racconta… La Generazione di Fenomeni

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LoSport24 Racconta

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Paolo Tofoli, con il numero 5. Il regista. Le sue maggiori vittorie arrivarono con la Sisley Treviso e la Piaggio Roma, che lo portarono alla conquista di 3 scudetti. Ha disputato 342 partite con la maglia dell’Italia, vincendo 27 medaglie in competizioni internazionali, di cui 17 d’oro, e tre ai Giochi Olimpici, due argenti e un bronzo.

Andrea Gardini, con il numero 1. Centrale tutto talento e forza fisica.Uno dei giocatori più vincenti della storia della pallavolo italiana: 7 scudetti in quattro società diverse. E’ stato il primo italiano ad essere accolto nella Volleyball Hall of Fame di Holyoke in Massachussets.

Andrea Lucchetta, “Crazy Luck”, con il numero 12. Centrale genio e sregolatezza. A Modena, dove ha giocato per 9 stagioni, ha vinto 4 scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle coppe, 3 Coppe CEV e 3 Coppe Italia. Con la nazionale vanta 292 presente, 1 campionato del mondo (Brasile 90, dove viene premiato anche come MVP) e 3 World League consecutive.

Andrea Zorzi, con il numero 11. Uno degli opposti più forti della storia della pallavolo mondiale. Uno degli opposti più forti della storia della pallavolo mondiale. 6116 punti nella massima serie del campionato italiano, premiato dalla FIVB come “Miglior giocatore dell’anno 1991“, due volte MVP della World League.

Luca Cantagalli, “Bazooka”, con il numero 10. Schiacciatore. Ha trascorso la maggior parte della sua carriera a Modena (ben 17 stagioni), dove vinse quattro scudetti consecutivi e la Coppa dei Campioni del 1990. Con la maglia azzurra, invece, vanta 330 presenze, un argento olimpico, due ori mondiali e tre europei.

Lorenzo Bernardi, con il numero 9. Lo schiacciatore più forte di tutti i tempi. Inizia la carriera come palleggiatore, ma Julio Velasco, allenandolo a Modena, intuisce le sue doti di schiacciatore. Con i colori gialloblu ha vinto 4 scudetti e una lunga serie di trofei minori e coppe europee. Nel 2001 è stato eletto dalla FIVB come “Miglior giocatore di pallavolo del XX secolo” e, per questo motivo, viene considerato il pallavolista più forte di tutti i tempi.

Ogni squadra che si rispetti ha un’ossatura precisa, un sestetto base su cui poter contare per le partite importanti. Questa è la formazione che scese in campo nel lontano Mondiale di Brasile 1990, sotto il comando di Julio Velasco. Questa è la formazione che diede inizio a un sogno. Questa è la formazione che Jacopo Volpini, noto telecronista, chiamò “Generazione di fenomeni”.

Tuttavia, fenomeni si diventa e, all’inizio, questa era la Nazionale di semplici ragazzi che inseguivano un sogno che sembrava più grande di loro. Stiamo parlando di Pasquale Gravina, Marco Bracci, Ferdinando de Giorgi, Andrea Giani, Samuele Papi, Andrea Sartoretti, Luca Cantagalli, Andrea Lucchetta, Lorenzo Bernardi, Andrea Zorzi, Andrea Gardini, Paolo Tofoli, sotto la guida di un allenatore con una mentalità vincente, che unisce la filosofia alla pallavolo: l’argentino Julio Velasco.

27-10-1990. Semifinale dei Mondiali, contro i padroni di casa del Brasile, contro una nazione intera che si riversò nel palazzetto, il “Piccolo Maracanà” di Rio de Janeiro, per sostenere i propri beniamini. Una sfida nella sfida per l’Italia, che però riuscì a portare al quinto set i fortissimi brasiliani. Tie break, 14-13 per gli azzurri, tanta tensione e tanta pressione. Servono i brasiliani e l’ordine per Paolo Tofoli è uno solo: palla a Luca Cantagalli, la banda di prima linea. Qui, accadde l’imprevedibile. La ricezione italiana fa arrivare la palla precisa tra le mani del nostro palleggiatore, che però alza un primo tempo ad Andrea Lucchetta: pallone nei 3 metri e finale. Esultanza da brividi per gli azzurri, che conquistano così la prima finale Mondiale della storia.
Un gruppo unito, che aveva la propria forza proprio nel gioco di squadra. In campo, i loro cuori battevano all’unisono verso l’obiettivo. Lottavano su ogni singolo pallone e Velasco credeva in loro. Forse è proprio la fiducia che l’allenatore riponeva nei suoi giocatori che ha fatto scattare qualcosa, quel qualcosa che ha permesso loro di credere così tanto in se stessi e raggiungere grandi risultati. Un gruppo e l’istante in cui ha acquisito la consapevolezza dei propri mezzi, la consapevolezza di essere il più forte, la consapevolezza di poter vincere contro chiunque.
Questo è solo l’inizio, perché contro Cuba, la squadra più forte del momento, che aveva già battuto e anche nettamente l’Italia in questa competizione, gli azzurri riuscirono a completare l’impresa e a conquistare il titolo. Fu Lorenzo Bernardi, il nostro giocatore più forte, a mettere a terra l’ultimo punto di quella meravigliosa finale e a regalare all’Italia la Coppa, il sogno di una vita. Siamo Campioni del Mondo e negli occhi di quei 12 ragazzi si leggono tante emozioni e la gioia di aver raggiunto quello per cui avevano iniziato a giocare a pallavolo, a fare i primi palleggi, a imparare a mettere le mani nella posizione giusta per poter effettuare un buon bagher, a lanciare la palla alla giusta altezza per poter servire, a prendere il giusto tempo del salto. Finalmente, tutti i loro sacrifici erano serviti a qualcosa, avevano portato alla gioia più grande.

1989-2000. 10 anni per scrivere la storia della pallavolo maschile italiana e mondiale. La bellissima Italia allenata da Julio Velasco prima, Bebeto e Anastasi poi, e che ha vinto tutto quello che si poteva vincere, a eccezione del titolo forse più importante, quello olimpico, unico taboo di una Nazionale perfetta. Sono tanti, troppi, i titoli vinti da quella fantastica squadra, che così tante emozioni ha regalato agli appassionati di pallavolo, ma anche all’Italia intera: 3 Mondiali, 4 Europei, 8 World League, 1 Coppa del Mondo e tanti altri ancora. Una squadra, un gruppo che ha fatto emozionare tutti gli italiani, appassionati di uno sport di nicchia in una società in cui la prima vera passione è quella per il calcio. Quella splendida Italia entrò di dritto nella storia, tanto da venir considerata la squadra più forte di tutti i tempi. Ancora oggi, a distanza di anni, le loro imprese strappano un sorriso a quelli che hanno potuto assistere a quello spettacolo e fanno sognare quei ragazzi che fanno i primi passi in questo sport e guardano con ammirazione quella meravigliosa nazionale.

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Paola Nuvolone

Studentessa di Scienze Linguistiche all'Università Cattolica di Milano. Appassionata di libri e sport, con un debole per il calcio, la pallavolo e il tennis. Il sogno di una vita? Diventare giornalista sportiva.