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LAZIO – Doccia di umiltà dopo la sfida con la Juventus

LAZIO – Doccia di umiltà dopo la sfida con la Juventus

La sconfitta con la Juventus non è un dramma e non si può considerare come inaspettata.
Ma quella visto sabato sera allo stadio Olimpico è più di una semplice sconfitta. E’ la messa in scena del classico “Davide contro Golia”: un sonoro 0-3 che lascia poco spazio alle interpretazioni.
Neanche il peggiore dei pessimisti in casa Lazio aveva previsto una simile debacle.

Il paradosso è che il risultato, seppur pesantissimo, non è l’indice di maggiore preoccupazione in quel di Formello, bensì la differenza di valori vista in campo. Un abisso profondo, una categoria di differenza.
Troppo forte la Juventus per una Lazio che a detta di molti era pronta per lottare per il terzo posto.
Dopo i 6 risultati utili consecutivi la stampa romana già parlava di “sogno Champions”, anche se Pioli in conferenza stampa post Lazio-Cagliari cercava di smorzare gli entusiasmi: “Terzo posto? No, l’obiettivo resta l’Europa League.”

E dire che le prime avvisaglie si erano viste nella penultima sfida ad Empoli, persa per 2 a 0: giocatori svogliati, poco incisivi sotto porta, certi della loro superiorità. Una Lazio che si cominciava a specchiare nella bellezza vista nelle precedenti sfide, sicura che la via del gol sarebbe arrivata in un modo o nell’altro.
Perdonabile, forse, in una sfida con poco appeal come quella di Empoli. Ma inconcepibile in una sfida con la prima della classe.
Si, perchè con la Juventus la Lazio non è scesa in campo. Eppure gli ingredienti per la partita perfetta c’erano, da quelli tattici a quelli ambientali: il recupero dei titolari Basta, Keita e Marchetti unito al pubblico delle grandi occasioni, con un Olimpico che trasudava di entusiasmo e di voglia di confrontarsi ad armi pari con una big.

“E’ un test importante”, diceva Pioli nel pre-partita, “sarà un’occasione per vedere a che punto siamo”.
Il test non ha dato risultati positivi, anzi. Il tecnico bianco-celeste deve continuare a trovare la quadratura del cerchio, il suo 4-3-3 senza Mauri sembra essere troppo squilibrato, ma il fantasista brianzolo non può essere la variabile imprescindibile per una squadra che punta a tornare in Europa.
C’è molto lavoro da fare, e la Lazio deve riscoprirsi umile come ad inizio anno: fari spenti, partita dopo partita, per riconquistare un posto nel calcio che conta.

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Lorenzo Zacchi