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ITALIA – L’impronta di Conte

ITALIA – L’impronta di Conte

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L’Italia batte l’Olanda a Bari con una prestazione convincente. Dove ha lavorato Conte nei suoi primi giorni a Coverciano?

“D’altronde chi poteva convocare?”. Era il 24 giugno, e questa domanda rimbalzava convulsamente dalle prime pagine dei giornali fino ai bar sotto casa. Fuori dal mondiale ai gironi, di nuovo, inesorabilmente, il tempo di bere un bicchiere di guaranà e sentire sotto i piedi la sottile sabbia di Mangaratiba, prima di risalire a testa china sull’ aereo per Roma.
Ci si guardava perplessi, a cercare i responsabili di una debacle annunciata, a chiederci che ne sarebbe stato di una nazione calcistica caduta in disgrazia.
Da Natal a Bari, in soli due mesi sembra essere passata un’eternità. Ci siamo improvvisamente riscoperti: gioco fluido e  prestazione convincente. Eppure i volti nuovi sono pochi: tolto Zaza ( sopraffino ieri sera) , i restanti scesi in campo con l’ Olanda avevano già fatto parte del gruppo azzurro sotto la guida tecnica di Prandelli.

E’ piuttosto prematuro stilare giudizi, ma Conte sembra aver chiesto quel qualcosa in più al gruppo che è mancato in Brasile: il senso di appartenza e di attaccamento alla maglia.
La filosofia rimane quella dei tre anni da tecnico bianconero, con pressing alto, continuo lavoro degli esterni e impostazione del gioco affidata spesso ai difensori (Bonucci su tutti): non aver paura di giocare ma grande voglia di essere propositivi e di tenere in mano il pallino del gioco.
La parola “fiducia” abbinata al 3-5-2  è quindi il diktat di Antonio Conte per ripartire: basterà per far tornare grande la figura sanguinante dell’Italia calcistica?

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Luca Tumminello

"Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio." -Albert Camus-