Intervista Prandelli: il c.t. azzurro parla della “sua” Nazionale
A meno di un mese dall’inizio del Mondiale brasiliano, Cesare Prandelli rilascia un’intervista a tutto campo alla “Gazzetta dello Sport” dove parla in particolar modo del reparto attaccanti, ma si sofferma anche su alcune questioni tecniche.
Sulla convocazione di Giuseppe Rossi afferma: “L’ho convocato perché quattro mesi e mezzo fa, prima dell’infortunio, era capocannoniere della Serie A e lo è rimasto qualche settimana ancora dopo essersi fatto male, segno che stava compiendo qualcosa di straordinario. La sua chiamata è un messaggio per tutti: se uno vuole una cosa e lotta e fa fatica per quella cosa, merita una chance. Un po’ quello che fece Lippi con Totti nel 2006. Rossi è un campione anche di comportamento, il che non significa che sarà di sicuro fra i 23“.
Parole buone ci sono anche l’attaccante del Parma, Antonio Cassano: “Quando un giocatore riesce a riproporsi in modo positivo e a rimettersi in gioco è come se cancellasse tutte le negatività. I numeri sono numeri: al di là del suo orgoglio e delle sue motivazioni, in fase realizzativa e a livello di ultimo passaggio Cassano è stato qualche metro più avanti rispetto agli altri. Può darsi che possa ancora giocare sul centrosinistra, ma da finto nove mi piace molto: anche assieme a Balotelli. Donadoni è stato bravo a costruirgli questo ruolo. Già due anni fa gliel’avevamo chiesto in Nazionale, ma allora lui era perplesso.”
Quando gli viene chiesto se la scelta di Cassano passa escludere Rossi dalla lista dei 23, il c.t. azzurro risponde: “Nessuno è legato a nessuno: ora avremo dieci giorni di lavoro fisico dai quali mi aspetto risposte anche scientifiche, senza dovermi basare solo sulle sensazioni. Potrebbero venire anche tutti e due: non escludo nulla“.
Prandelli ha parlato anche di Balotelli, considerato il fulcro della Nazionale. Riguardo al suo ruolo sul campo, il c.t. sposa le idee del Presidente del Milan Silvio Berlusconi, che qualche giorno fa aveva auspicato per il giovane nazionale un ruolo da punta vera, sia con la maglia rossonera che con quella azzurra: “Rispondo con i dati, di presenze e gol: in campionato Mario ha segnato 14 gol, è stato praticamente sempre davanti e spesso da solo, anzi da solo ha giocato le sue migliori partite. Con la palla a noi deve stare là, in area, non deve venire incontro, e in questo ha ragione Berlusconi. Se a star là per 10 minuti si annoia, pazienza: deve restare concentrato sui movimenti giusti. A me non frega nulla che la punta venga fino a metà campo, e i miei centrocampisti non devono assecondare questo movimento, a costo di non dargli la palla“.
Molte solo le parole di elogio per Ciro Immobile, paragonato ai grandi del calcio italiano: “Ha fatto tanti gol e queste sono le risposte giuste a quelli che dicevano: “E’ un ragazzo”. Fino a dieci mesi fa nessuno lo considerava, lui con caparbietà è diventato protagonista. Nella storia dei Mondiali ci sono degli attaccanti con percorsi simili: penso a Paolo Rossi, a Schillaci. Tutti devono capire che uno può giocare solo una partita, ma può essere “la” partita“.
Il c.t. si sofferma poi su alcune questione tecniche che riguardano la difesa: “Giocare a tre non è una scelta retrograda, diventa troppo rinunciataria se la fai con tre centrali puri e terzini difensivi più che esterni. Ma se gli esterni di centrocampo sono offensivi e uno dei centrali è un difensore particolare perché sa giocare la palla, come faceva Scala al Parma, perché no? Poi se giochi contro una punta sola, la difesa a tre diventa per forza a quattro“.
Infine, Prandelli si lancia in un pronostico sul piazzamento della “sua” Nazionale: “Si dice che l’Italia si fermerà ai quarti e sarebbe un buon risultato? Il tabellone non l’ho guardato. So che dobbiamo passare il primo turno e che ci dobbiamo organizzare per arrivare in finale. Io voglio arrivare in finale, poi vedremo cosa succederà”.









