La redazione de Losport24 ha avuto il piacere di realizzare un’intervista esclusiva a Daniele Colli, corridore classe ’82 attualmente in forza al team Nippo Fantini.
Ciao Daniele, partiamo dall’attualità; arrivi da un ottimo 5° posto in Belgio nella Kuurne-Brussells-Kuurne e da una grande azione di fuga alla Strade Bianche. Ti aspettavi di essere già così in condizione ad inizio stagione?
“No, non me l’aspettavo così positivo, anche perché fino a dicembre ero ancora sotto i ferri per togliere le placche che mi avevano messo dopo la frattura del femore al Giro d’Italia. Non correvo da novembre, sono soddisfatto”
Tra l’altro due grandi gare su due terreni completamente diversi.
“Sono fortunato, perché per le mie caratteristiche riesco ad avere più ruoli; sono abbastanza veloce e allo stesso tempo sono in grado di tirare per i miei compagni. Peccato per le Strade Bianche, fossi riuscito a superare lo sterrato alle Sante Marie sarei potuto rimanere accodato al gruppo dei primi, ma comunque sono soddisfatto anche per la squadra: abbiamo dimostrato di esserci meritati l’invito a una gara importante”
A proposito della squadra, siete un team giovane ma ambizioso. Dove potete arrivare?
“Siamo una squadra giovane ma molto valida e se continueremo a lavorare così potremo diventare una squadra di primo piano in Italia. Se ho già imparato il giapponese? No, è troppo difficile (ride, ndr), però comunque è bello lavorare con altre culture, è gente che si dà da fare e lavora bene.
Quali sono i tuoi impegni per questa stagione? Parteciperai al Giro?
“Penso che io, Damiano (Cunego ndr) e De Negri dovremmo essere abbastanza tranquilli per la partecipazione. Mi piacerebbe molto riprovare , anche se i grandi Giri non sono mai facili, perché devi gestirti al meglio e imparare a recuperare in fretta. Dopo l’esperienza dell’anno scorso sono consapevole delle mie capacità e dei miei limit”
Hai qualche obiettivo che sogni di raggiungere in questo 2015?
Non ho visto bene il percorso, ma sicuramente mi piacerebbe far bene in qualche tappa al Giro, anche dando una mano a Cunego. Chiaramente so che ci sono delle tappe più adatte a me e altre meno, come quelle di alta montagna
Alla nazionale ci pensi?
Ci penso, però è difficile entrarci; hanno già fatto diverse gare e io non sono mai rientrato negli interessi di Cassani, ma ci spero anche se andare ai mondiali sarà duro. Potrei tornare utile anche come uomo squadra, e se continuo su questi trend…”
Quest’anno è arrivato Cunego, che tra l’altro battesti nel campionato nazionale Juniores del ’99. Il suo arrivo per voi è una limitazione dal punto di vista delle attenzioni mediatiche o un grande stimolo a fare ancora meglio?
“Sicuramente è un grande stimolo, anche perché lui come me e De Negri ha sposato questo progetto ricco di giovani a cui possiamo insegnare tanto. Damiano è un corridore forte, può ancora dare tanto al ciclismo. Magari in questi anni si è dedicato a corse meno adatte a lui e gli mancava essere il leader, ma nel nostro progetto è questo il suo ruolo e noi abbiamo dimostrato di poter lavorare per lui in maniera affidabile”
Cosa pensi invece dei tanti giovani all’interno del tuo team?
“Berlato è uno che attacca sempre, non ha paura e finora ha già centrato tre fughe: alla Strade Bianche, e due volte al San Luis. Se dovessi portare un giovane al Giro d’Italia, lo porterei subito. Filioli è un altro giovane molto interessante, mentre Marini magari essendo un velocista puro, faticherà un po’ di più ad abituarsi, ma anche lui può fare grandi cose. La squadra secondo me ha preso dei grandi giovani che avrebbero potuto trovare spazio anche in grandi team, dimostrando la nostra ambizione. È importante investire sui giovani per il futuro“
Nel 2006, quando correvi con la Liquigas, sei stato compagno di Vincenzo Nibali. Ti aspettavi un exploit così grande da parte sua? Il fratello Antonio invece, tuo nuovo compagno di squadra, quanto può avvicinarsi a lui?
“Con Vincenzo siamo amici, quando correvo con lui ho sempre pensato che nelle corse di una settimana sarebbe potuto diventare imbattibile, si sapeva che era un talento. Negli anni è maturato molto, si è rafforzato anche vincendo un Giro dove magari non c’era tutta quella qualità che c’era invece al Tour che ha vinto. In Francia ha vinto correndo bene, è ingiusto dire che ha trionfato contro nessuno, perché gli avversari c’erano e adesso i grandi giri li vinci anche andando bene in discesa, sul pavé e soprattutto riuscendo a non cadere. Antonio è un po’ diverso, forse non è così determinato nel cercare il risultato come il fratello. Stiamo parlando di un ragazzo umile e in gamba, con delle grandi qualità, ma è chiaro che non possiamo nascere tutti campioni, una carriera può essere buona anche se passata a lavorare per gli altri: chissà che tra qualche anno non faccia il gregario a suo fratello? Potrebbe essere un gran ruolo”
Sono tanti anni che sei nel ciclismo professionista, hai qualche rimpianto? E il momento più bello della tua carriera?
“Rimpianti non ne ho, pur non avendo avuto una carriera fortunata; come dico sempre le sfortune le hanno altre persone: cerco di apprezzare tutto quello che ho avuto. Il momento più bello è stato riattaccare il numero sul dorsale dopo la malattia, in quel momento ho ripensato a tutto quello che ho passato ed è stato un traguardo ma anche un nuovo punto di partenza”.
La redazione di LoSport24.com ci tiene a ringraziare per la disponibilità mostrata l’ufficio stampa del Team Nippo Fantini e Daniele il quale ha affrontato con grande entusiasmo e cortesia questa chiacchierata. Facciamo loro i nostri migliori auguri.
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