Brasile-Olanda Mondiali 2014: Van Gaal porta gli orange oltre i propri limiti, Scolari “aiuta” i verdeoro ad affondare.
Brasile-Olanda era stata definita da tutti come la partita del riscatto per la Nazionale verdeoro, una sfida da vincere per cancellare l’onta dei 7 gol subiti contro la Germania di Loew, rialzando la testa dopo giorni davvero complicati per tutto il popolo brasiliano.
La sfida contro gli orange invece si è trasformata per la formazione guidata da Scolari in un’ulteriore brutta figura, un’altra dimostrazione di quanto la selezione brasiliana fosse inadeguata a sostenere l’enorme pressione generata da un Mondiale disputato in casa.
L’Olanda ha vinto tre a zero (grazie alle reti di Van Persie su rigore trasformato dopo pochissimi minuti, Blind e Wijnaldum ) ed ha conquistato meritatamente il gradino più basso del podio.
Alla vigilia della massima competizione iridata la compagine agli ordini di Van Gaal non era considerata tra le favorite del torneo, la rosa sembrava essere ampiamente inferiore a quella capace di sfiorare il successo nel 2010 e per questo, i meriti del prossimo tecnico del Manchester United sono innegabili. Se infatti è vero che il gioco mostrato dagli orange nelle sfide di questo Mondiale non è stato sicuramente scintillante ed ha fatto storcere il naso ai tanti cultori del calcio totale olandese, un calcio offensivo, votato allo spettacolo, è altrettanto vero che proprio e forse solo questo tipo di gioco e di atteggiamento tattico ha permesso alla squadra di Van Gaal di giungere ad un passo dal sogno di giocare nuovamente la finale.
Gli orange avevano un’idea di gioco, tutti i calciatori sapevano cosa fare in campo e per questo tutti sono riusciti a rendere al meglio delle proprie possibilità; discorso questo non certo assimilabile al Brasile di Scolari.
Il Ct verdeoro infatti non è riuscito a dare un’identità alla sua squadra, a sfruttare le poche individualità che il movimento calcistico brasiliano offriva in questo momento, ma ha affidato il destino del Brasile agli spunti individuali, alle giocate e all’estro di Neymar, fino a quando “O Ney” ha dovuto arrendersi alla ginocchiata rifilatagli da Zuniga.
Del Mondiale disputato dalla compagine brasiliana restano soprattutto i 10 gol subiti in due partite tra Germania e Olanda, restano le lacrime dei giocatori in campo e dei tifosi sugli spalti, restano le macerie di un movimento calcistico che ha bisogno di ricostruirsi e di trovare giovani campioni (oltre Neymar) sui quali ripartire e ricostruire una Nazionale nuovamente vincente, una Nazionale che torni ad impressionare le squadre avversarie e ad esaltare i tifosi carioca.
Non sarà semplice ripartire dopo una debacle simile, ma il Brasile ha il dovere di farlo: una Nazionale nuovamente competitiva, ricca di talenti in grado di far avvicinare tantissimi tifosi a questo splendido sport, non serve soltanto al movimento calcistico brasiliano, ma a tutto il mondo, perché diciamocelo: quando si pensa ad un pallone che rotola su un prato verde si pensa sempre ad un calciatore brasiliano che sta per calciarlo. Il Brasile resta la patria del calcio e vedere una Nazionale verdeoro ridotta in questo stato fa male a tutti, non solo ai tifosi carioca…









