F1, Abu Dhabi: l’addio di Fernando Alonso

Fernando Alonso si ritira a fine stagione”. Sembra quasi surreale, da quanto a questo nome si è associato spesso e volentieri un grande protagonista della F1 negli ultimi dieci anni, benché negli ultimi anni la sua McLaren non si è mai dimostrata realmente competitiva – prima motorizzata Honda, poi Renault – . Quasi 20 stagioni in F1 dal debutto nel 2001 in Minardi, ma Fernando non dirà addio alle corse: infatti dopo la 6 ore di Silverstone disputata con la Toyota questa estate, l’asturiano non solo ha un contratto con la stessa per il 2019 per quanto concerne il mondiale di durata (o Wec) ma anche per quanto riguarda Indianapolis 500 ci sarà, con la Mclaren come nel 2017, alla ricerca della triple crown – riconoscimento puramente statistico per chi riesce a vincere la 24 ore di Le Mans, il Gp di Monaco o il mondiale di F1 e, appunto, la storica gara di Indianapolis – . Una carriera automobilistica piena di vittorie, sconfitte, delusioni e soddisfazioni ma che non termina sicuramente qui. Riviviamola insieme.

 

Fernando Alonso, l’asturiano volante: prima del campione

Fernando, nato a Oviedo nell’estate del 1981, in carriera conta ben due titoli mondiali in F1 con la Renault, 32 vittorie, 97 podi, 22 pole position e 23 giri veloci in gara. Nato nel nord della Spagna, la madre Ana Maria lavorava in un magazzino, il padre Josè invece, era un meccanico assunto in una fabbrica di esplosivi, nei pressi della città delle Asturie, dove nacque Fernando. Il padre, corridore dilettante di kart, trasmise la stessa passione ai figli, benché la figlia non dimostrò interesse. Il piccolo Fernando invece sì. A 7 anni nel 1988, Alonso conquista la prima delle 8 vittorie che gli permisero  di vincere il titolo della sua categoria di kart in Spagna, mentre nel 1990 passa alla categoria Juniores, dove l’anno dopo conquistò il secondo posto nel campionato spagnolo di categoria. Nel 1992 con una deroga speciale, Fernando passa alla categoria riservata alle 100 cm³, nonostante l’età non lo avrebbe permesso. Il padre però, non avrebbe mai potuto concedere al figlio una carriera a livello agonistico: arriva la svolta. Non ancora dodicenne il giovane spagnolo viene notato da Genis Marcò, proprietario della Genikart oltre che importatore di telai e motori. Fernando riesce a imporsi a livello nazionale, facendo 3° ai mondiali di Braga nel 1995 e nel 1996 addirittura 1° a quelli di Gand, più diversi titoli nazionali in Italia e Francia.

Dalla prima vettura guidata al vero e proprio debutto in F1

Adrian Càmpos, ex pilota Minardi all’epoca, concesse ad Alonso di guidare una monoposto per la prima volta, nel 1998. Nel circuito di Albacete dopo tre giorni di test, l’asturiano eguagliò addirittura il giro di Marc Genè. Campos fece disputare al giovane talento anche la World Series by Nissan, dove Alonso vinse battendo per un punto il rivale del torneo, Manuel Giao. La scuderia di Faenza impiegò nuovamente lo spagnolo come collaudatore: nelle prove girò oltre un secondo più veloce dei tester. Nel 2000 divenne terzo pilota Minardi e nel 2001, addirittura titolare. Nel suo anno di esordio Fernando dimostrò il suo reale valore, su tutti la gara di Suzuka, terminata all’11° posto, guadagnandosi così il passaggio in Renault come collaudatore nel 2002 grazie a Flavio Briatore, allora team manager della casa francese. Nel 2003 divenuto titolare al posto di Jenson Button, alla sua prima apparizione conquistò la pole position e nello stesso anno vinse anche il suo primo Gp in F1, divenendo il più giovane a riuscirci: con 4 podi e 55 punti, chiuderà l’anno di esordio sesto assoluto in classifica generale. Nel 2004 non ci furono vittorie, ma soltanto una pole position  in Francia e 4 podi in tutta la stagione. Nel 2005 Jarno Trulli – compagno di Fernando per due stagioni – venne sostituito con Giancarlo Fisichella.

Gli anni iridati con renault e gli anni difficili in Ferrari e Mclaren:

Dopo due anni con una sola vittoria e due sole pole position, e con un cambiamento tecnico in atto, – infatti, a differenza degli anni precedenti, si dovrà percorrere i Gp con un solo set di gomme, per ridurre le prestazioni – per molti l’epopea Ferrari e Schumacheriana può seriamente giungere al termine, dopo 5 anni di lungo, irrefrenabile dominio. Così è. Fernando, complici anche i problemi di affidabilità di Raikkonen e della McLaren, vince già in Brasile il suo primo mondiale. L’anno dopo, in una lotta estrema con Michael Schumacher, nella solita Interlagos, tanto cara l’anno precedente, ripeterà l’impresa passata. Fino al 2007. L’anno dopo infatti, lo spagnolo perderà il Mondiale per un solo punto, con l’armata italo-finlandese tutta Ferrari e Kimi Raikkonen, in un’annata caratterizzata dalla spy story – spionaggio da parte della McLaren sulla Ferrari, che toglierà tutti i punti costruttori al team di Woking – . Il rapporto con McLaren pare sgretolarsi e l’anno seguente Fernando tornerà in Renault, ma le prestazioni saranno ben peggiori, con una sola vittoria nel 2008 a Singapore con non poche polemiche – Il meglio definito “crash gate” dove Briatore ordinò di schiantarsi al compagno di squadra di Fernando Alonso, Nelson Piquet JR, permettendo di vincere all’asturiano – , ma nel 2010 viene ingaggiato dalla Ferrari, dove passa 5 anni a gareggiare e a giocarsi fino all’ultima gara due titoli mondiali con il binomio Sebastian Vettel-Red Bull. Nel 2014, l’addio a Maranello e il ritorno in McLaren ben più amaro e deludente del primo. Fernando non andrà mai più a podio e nel 2018, si ritirerà ufficialmente dalla F1 dopo 17 anni. Oggi.

Fernando Alonso, l’addio di un pilota per una F1 che oggi non c’è più

17 anni da pilota, da talento, da campione. Le vittorie, i titoli e anche le delusioni. Amare, amarissime. Un macigno pesante, un resoconto storico e speciale, che rende difatti alla storia un pilota con un carattere controverso fuori e in pista, un gladiatore avventuroso, rabbioso, di animo puro, di speciale attitudine, di elaborate e complesse capacità. Chiedere per credere, se lo sport viene reso grande dalle statistiche o da ciò  che i suoi protagonisti danno e regalano. Perché la passione si vive comunque sia, non si racconta e nemmeno si descrive, la F1 ci ricorda questo, lo sport ci ricorda questo. Fernando lascerà la F1 con il cuore di chi ci ha sempre provato, e di chi per un sorpasso ha sempre dato l’anima. Fernando lascerà con tanto rammarico di aver potuto fare molto di più. Ma aver dato comunque tanto a tutti e sicuramente in pista, di una F1 che oggi non gli appartiene e non esiste più. Il fenomeno di Oviedo correrà con una livrea speciale e un casco altrettanto speciale, in quella Abu Dhabi tanto maledetta per lui, con la prima vera bruciante sconfitta iridata con la Ferrari, nel 2010. Ma lo sport è anche questo. E Fernando Alonso è stato volente o nolente, uno dei maggiori interpreti della massima serie automobilistica. Ma non c’è da preoccuparsi. Sicuramente, continuerà a dare tanto al Motorsport. Con il solito cuore di 17 anni fa.

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