SERIE A – Calcio & Polemiche: la solita manfrina tutta italiana

L’anticipo serale della 28^ giornata di Serie A tra Juventus e Milan è terminata sul punteggio di 2-1 in favore dei padroni di casa. A far passare in secondo piano le emozioni e l’imprevedibilità del calcio giocato ci hanno pensato, ancora una volta, le oramai consuete polemiche sull’arbitraggio. Una prassi consolidata che getta sempre più nel fango lo sport più “amato” dagli italiani. Ma alla luce di quanto accaduto dopo il big match di ieri sera, possiamo ancora affermare di essere a tutti gli effetti amanti di questo sport? Oppure sarebbe più giusto dire che a noi italiani piacciono ancor di più le chiacchiere da bar?

Il calcio è considerato lo sport nazionale del Bel Paese giusto? No, sbagliato. Il nuovo sport nazionale in Italia è fare polemica sul calcio. E’ quello che verrebbe da pensare visto il fitto clima da far west che si respira negli stadi, nelle sale conferenza e nei famigerati social network. Constatazione tanto triste quanto veritiera. Nel post-partita di Juventus-Milan abbiamo assistito alla solita manfrina tipicamente italiana: polemiche, accuse, addirittura c’è chi grida al complotto e chi più ne ha più ne metta. Ormai le polemiche sull’arbitraggio hanno praticamente preso il sopravvento sul calcio giocato. In Italia siamo gli unici ad avere intere trasmissioni televisive dedicate esclusivamente all’analisi degli episodi, manco fossero dei tribunali dell’inquisizione. Perfino gli addetti ai lavori, inclusi giornalisti, calciatori, allenatori e dirigenti, spesso e volentieri si abbassano a recitare la parte dei tifosotti medi di periferia, rilasciando dichiarazioni al veleno in pubblico e dando vita a scenate degne di ragazzini dodicenni che non sanno accettare una sconfitta all’oratorio. Mentre in paesi come Inghilterra e Germania si guarda all’aspetto ludico e divertente del calcio giocato, all’analisi estetica dei gol e delle azioni da gioco della giornata, qui in Italia praticamente a ogni giornata di campionato nascono nuove polemiche. Veleni e diatribe che si protraggono per settimane, mesi e perfino anni! (E che palle verrebbe da dire!!). Nel 2017 ancora si sente spesso in TV o su internet parlare di episodi avvenuti a distanza di anni, come per esempio l’arcinoto gol annullato a Muntari, o il presunto fallo da rigore su Ronaldo della Serie A 1997/1998(sono passati quasi vent’anni..). Ci dichiariamo tutti dei calciofili incalliti in questo paese, eppure la maggior parte di noi sembra aver dimenticato una regola allo stesso tempo importante, ma estremamente semplice: gli arbitri sono dei comuni mortali, non sono dei robot, non sono infallibili. Come un calciatore pagato milioni può sparare un rigore in curva, un arbitro può non vedere un fuorigioco o un fallo di qualunque tipo. L’occhio umano ha dei limiti! Perciò le decisioni arbitrali vanno rispettate nel bene e nel male in quanto parte dello stesso gioco. Troppo facile lamentarsi solo quando si viene sfavoriti per poi evitare categoricamente di parlare dell’arbitraggio quando il “torto” lo subiscono i nostri avversari. Servono urgentemente iniezioni di serietà, obiettività e onestà per tutti. Valori che in questo momento mancano quasi del tutto, eppure dovrebbero essere il pan di spagna dello sport in generale. Come già accennato, ci sono trasmissioni in TV con tanto di opinionisti che si soffermano anche per decine di minuti un singolo episodio, e quasi sempre si tratta una situazione di difficile valutazione. In molti casi la discussione non arriva nemmeno a un verdetto unanime, anche dopo aver rivisto il tutto 6 o 7 volte da mille angolazioni diverse. Ecco, in questi casi bisognerebbe fermarsi un secondo e porsi una semplice domanda: quanto può essere stato difficile per quell’arbitro o quel guardalinee prendere una decisione rapida, in tempo reale, senza l’aiuto di nessun replay?

Tornando alla partita di ieri sera tra Juventus e Milan, a far discutere è stato un rigore assegnato dall’arbitro Massa sul finale di gara, a tempo teoricamente scaduto. All’ultimo minuto di gioco De Sciglio intercetta col braccio da distanza ravvicinata un cross di Lichtsteiner, Massa indica il dischetto tra le proteste dei giocatori del Milan. L’arbitro inoltre ha aggiunto dell’extra-time ulteriore per i secondi persi per l’uscita dal campo di Josè Sosa, espulso per doppia ammonizione. Dopo la trasformazione del penalty da parte di Dybala per il 2-1 finale si è scatenato il pandemonio, alimentato da milanisti, juventini e non solo. E’ bastato quindi un rigore dubbio a far passare in secondo piano tutto l’andamento della gara: i padroni di casa hanno offerto una prestazione convincente, con un gioco fluido e veloce, anche se con troppe occasioni da gol mancate. A tenere a galla gli ospiti ci ha pensato soprattutto di quel gigante appena diciottenne tra i pali della porta rossonera. Donnarumma ieri sera è stato semplicemente mostruoso, di gran lunga il migliore in campo. Il talento di Castellamare di Stabia ha parato tutto. TUTTO, tranne quel rigore alla fine. Già questo dato di per sè dovrebbe far pensare. La Juventus ha registrato il 59% di possesso palla, ma soprattutto ben 21 tiri in porta a fronte dei 4 del Milan. La superiorità tecnica e fisica della Juve è stata evidente, senza nulla togliere al Milan che nel secondo tempo ha provato a piazzare con qualche contropiede il gol del colpaccio. Ma non tutti ieri sera hanno accettato il verdetto del campo alla luce di questi fatti, anzi, a dir la verità quasi nessuno, forse solo Vincenzo Montella, il ct dei rossoneri, un signore nel provare a stemperare gli animi nell’intervista post-gara – “Abbiamo esagerato a fine partita – le parole del tecnico del Milan a Premium Sport -, ma spero che da casa gli spettatori ci possano capire. C’era molta tensione. A prescindere dall’ interpretazione dell’episodio, dobbiamo però cercare di trasmettere messaggi positivi e di maggiore serenità”. Nel parapiglia finale infatti si è visto un Bacca arrabbiatissimo col direttore di gara, mentre Donnarumma prima del rigore sembra aver pronunciato la frase ambigua “non è possibile…sempre a loro”. Dure le repliche di Dybala, autore del gol decisivo – “Le polemiche finali? Siamo abituati, vorrei vedere se qualcuno parlerà del rigore non fischiato che Zapata stava per causare nel primo tempo, quando mi ha sgambettato in area. Bisogna essere più onesti: quando capita a noi, continuiamo a lavorare e basta. I milanisti sono sei anni che si lamentano contro la Juve, secondo me devono usare altri metodi, non lamentarsi con l’arbitro”- e di Pjanic “Nella partita di andata contro di loro avevo segnato un gol regolare che lo stesso Massa(in quella partita giudice di porta) aveva annullato. Non capisco dunque di cosa si lamenta Donnarumma. E poi secondo me il rigore era netto”.
Insomma in tutto questo triste teatrino Montella sembra essere l’unico a esserne uscito “vincente” , per aver provato calmare la situazione invece di aizzare gli animi dei tifosi già arrabbiati come fece un certo De Laurentiis, dopo l’eliminazione del Napoli in Champions, oppure il ds Marotta al termine di Bayern-Juve lo scorso anno. Magari tutti si comporterebbero come il tecnico romano ieri sera..
Apriamo una parentesi sull’impresa del Barcellona dello scorso mercoledì, autore di una rimonta clamorosa sul PSG. La squadra di Emery è uscita dalla competizione vedendosi negare due rigori plateali e fischiare contro uno assolutamente inesistente su Suarez. All’estero, esclusi i giornali di Madrid, nessuno ha parlato di arbitri: c’è chi si è focalizzato sull’impresa storica, tra cui anche i giornali italiani in buona parte, e c’è chi ha particolarmente sottolineato i demeriti del Paris Saint Germain (praticamente tutta la stampa francese). Da noi invece, al fischio finale ieri sera, si è scatenata la solita bagarre nei salotti TV e ovviamente sui social network: “Ladri”, “sapete solo rubare”, “la solita Juve” i commenti degli sconfitti. Dall’altra parte arrivano repliche del tipo “il gol di Bacca era in leggerissimo fuorigioco!”, “si sono già dimenticati delle porcate contro il Sassuolo la scorsa settimana questi ipocriti!”, “Prima del mani di De Sciglio ce n’erano altri due di rigori per la Juve, quello di Zapata e l’altro mani di Bacca“, “andate a rosicare da un’altra parte”. E partono teorie strane, accuse di complotti e sotterfugi vari. Una situazione veramente al limite dell’imbarazzo. Ma a molti italiani a quanto pare piace vivere il gioco del calcio in questo modo, avvelenandosi l’anima invece di divertirsi, mettendo in dubbio la buona fede di quei poveri cristi con le maglie giallo fluo e il fischietto in bocca, che appena scontentano qualcuno vengono mangiati vivi in campo e fuori. Ma ne vale davvero la pena di inquinare la passione per un semplice sport in nome della cultura dell’odio e del sospetto? Il calcio sembra addirittura essere diventato il problema numero 1 in Italia. Una risposta a tutto ciò potrebbe essere data dal silenzio. Ebbene sì, forse un pò di silenzio sul calcio farebbe bene un pò a tutti.