Quando la Serie A scriveva: “D’accordo con il decreto Dignità, ma vogliamo che si ascoltino le parti interessate”

La serie A scende in campo per dire la sua sul Decreto Dignità e non sceglie un giorno qualsiasi bensì il 7 agosto, giornata della conversione in legge dopo l’approvazione del Senato (155 voti favorevoli, 125 contrari e un astenuto). Il mondo dello sport entra nel dibattito perché la discussione finora o non c’è stata o non ha soddisfatto le parti, poiché tutti gli interessati al decreto condividono una specifica richiesta: ricevere attenzioni dal Governo e poter aprire un tavolo di confronto.

Il Decreto Dignità tocca vari ambiti, dai contratti alla semplificazione fiscale. Tra questi, all’articolo 9 c’è la parte riguardante il gioco d’azzardo che in sostanza sancisce:

  • divieto di pubblicità e sponsorizzazione del gioco d’azzardo;
  • aumento sensibile della percentuale PREU (prelievo erariale unico, la percentuale ricavata dallo Stato sul gioco);
  • aggiornamento di tutte le apparecchiature come slot machine e VLT con l’adozione del lettore per la tessera sanitaria, entro il 2020;
  • divieto di sponsorizzazione di attività connesse al gioco d’azzardo a partire dal 1° gennaio 2019;
  • introduzione della locuzione “disturbo da gioco d’azzardo” in luogo di “ludopatia” e simili.

La violazione del divieto su pubblicità e sponsorizzazione comporterà una multa pari al 20% dell’accordo commerciale, in ogni caso non inferiore a 50mila euro. Questo punto è quello che a livello economico colpirà di più la serie A e il mondo dello sport in generale, con effetto molto più immediato rispetto a quello relativo ai bookmaker. Nonostante questo il comunicato, cofirmato anche da Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile, non si sbilancia troppo a sfavore del decreto, anzi punta molto di più su una richiesta di audizione con il Governo.

In merito alla conversione in legge del decreto n.87 del 2018 (c.d. Decreto Dignità), Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo.

Condividendo l’importanza dell’obiettivo di lotta all’azzardopatia fissato dal Governo, le rappresentanze del mondo sportivo italiano hanno apprezzato la decisione del Parlamento di inserire in legge un impegno del Governo per una riforma complessiva in materia di giochi per eliminare i rischi connessi alla malattia da gioco d’azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell’erario derivanti dal gioco illegale.

Auspichiamo che questo percorso di riordino scaturisca dal confronto non solo tra Governo, Agenzia dei Monopoli e operatori dei giochi con vincite in denaro, ma anche dal coinvolgimento del mondo dello Sport, dati gli effetti che avrà sulla competitività economica e agonistica del settore. Da parte loro, Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket, Lega Volley Maschile e Femminile intendono mettere a disposizione del contrasto all’azzardopatia e ad ogni devianza e dipendenza le proprie competenze e il ruolo educativo e di modello positivo da sempre costituito dallo Sport, facendosi parte attiva e propositiva in questo percorso”.

In buona sostanza il comunicato palesa una comunità d’intenti riguardo lo scopo ma sottolinea le perplessità di circostanza come i dubbi sulla sostenibilità economica di tutto il progetto. La questione pecuniaria è centrale: da una parte ci sono i bookmaker che giovano di un mercato italiano da ben 10 miliardi di euro, solo in riferimento alle scommesse sportive offerte da tutti i principali gestori (sia online che offline): la loro preoccupazione è legata al timore che nel medio lungo termine questo flusso di gioco possa ridursi drasticamente; dall’altra parte ci sono le società sportive che potevano contare su importanti contratti di sponsorizzazione con gli operatori del gioco ma che potranno onorare i contratti esclusivamente fino al 1° gennaio 2019.

Via i loghi dalle magliette, dalle tute d’allenamento e dai siti internet. In serie A, 11 squadre su 20 hanno un betting partner (Milan, Inter, Juventus, Napoli, Roma, Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Udinese e Torino), alcune tra queste hanno fiutato in anticipo il problema e accorciato i tempi sulla stipula dei contratti, ma proprio da queste segnalazioni è nata la stretta ancora più dura sulle sponsorizzazioni.

All’epoca, il Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio si espresse così in un’intervista al Fatto Quotidiano:

Le aziende corrono a sottoscrivere contratti prima che con il DL entri in vigore il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo. Potenzieremo la norma transitoria. I contratti stipulati tra l’approvazione del decreto in CDM e la sua pubblicazione non saranno validi. Ma entro il 2019 cadranno tutti.

Difficile sapere se questo confronto potrà avvenire, ancor più difficile che vengano compiuti passi indietro sulla questione pubblicità. È vero che il governo dovrebbe confrontarsi con le realtà interessate e allargare l’articolo 9 anche ad altri aspetti deficitari del gioco d’azzardo, cercando un equilibrio tra le parti e trasformando un provvedimento spot in un impianto di leggi efficace.

Ciononostante, è giusto sottolineare che limitare la pubblicità significherà non contribuire alla nascita di nuovi e giovani giocatori: di fatto, reintrodurre la reclame sarebbe un passo indietro che l’opinione pubblica difficilmente potrebbe gradire.