ESCLUSIVA – Bonifazio: “Il mio ciclismo in tre parole: squadra, nuovo e pulito. Ai giovani dico che…”

Bonifazio

Bonifazio Lampre: il giovane ciclista si racconta in esclusiva a Lo Sport 24

La redazione di Lo Sport 24 ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Niccolò Bonifazio, giovane ciclista ufficiale della Lampre.
Bonifazio ha 20 anni e corre da quando ne aveva sette. Ha iniziato nella categoria G3 con l’A.S. Andora e dopo la terza corsa le ha vinte tutte fino al primo anno Allievi, dove passa alla Ciclistica Rostese di Torino. Al secondo anno passa alla toscana RCG Castrocelo dove comincia a trionfare nelle gare importanti meritandosi il passaggio negli Juniores.
Nella nuova Casano di La Spezia soffre un pò il passaggio, vincendo una sola gara; nella stagione successiva però porta a casa 9 corse di cui 3 internazionali che lo portano a firmare con la Viris Vigevano, con il conseguente passaggio nei dilettanti.
Passa appena metà anno e, viste le sorprendenti prestazioni (14 vittorie in due stagioni), firma un biennale per la Lampre (2014-16).

Niccolò è un ragazzo semplice ma determinato; maturo nonostante la giovane età, col sorriso stampato in faccia e la battuta pronta.
Lo incontriamo nella sua Diano Marina, dove tutti lo riconoscono e lo salutano chiedendogli qualche impressione sul Trofeo Laigueglia a cui, venerdì scorso, ha partecipato.
Intorno a lui si crea subito un ambiente familiare, il suo atteggiamento non cambia se a chiedergli consiglio è un ragazzino o qualche signore più attempato.

Ciao Niccolò, partiamo subito chiedendoti i tuoi primi risultati stagionali e le tue impressioni.
“A febbraio ho corso il Giro del Dubai: nella prima tappa ho aiutato la squadra col nostro Ferrari che è arrivato 4°. Nella seconda invece ho aiuto ma poi mi sono staccato, mentre nell’ultima, sempre con Ferrari, non ci siamo ben intesi ,così lui è arrivato 4° ed io 7°.
Poi venerdì scorso c’è stato il Trofeo Laigueglia, dove le strade sono quelle di casa. Le conosco bene perché sono il mio terreno d’allenamento e il pubblico mi incitava molto. Magari avrei preferito avessero tolto una salita ma sono comunque molto soddisfatto. Ho terminato nel gruppo con due minuti di distacco ma la gara è per scalatori ed io che sono velocista posso ritenermi soddisfatto”.

Parlaci della prossima gara e delle tue speranze.
“Domenica corrererò nel Gran Premio di Lugano: verranno percorsi 5 giri con tre salite a giro. E spero in un buon piazzamento”.

Torniamo un pò indietro; vorremmo che ci raccontassi quali sono le difficoltà nel passaggio dai dilettanti ai professionisti, sotto ogni punto di vista.
“Le differenze partono fin dalla squadra, nella fascia dilettantistica la gestione è più familiare: c’è un solo team manager e un solo direttore sportivo. Poi si correva ogni domenica da marzo ad ottobre.
Ora, invece, la situazione è un po’ diversa. La programmazione è basata sulle gare internazionali; ci sono almeno due team manager e 3 o 4 direttori sportivi, ognuno dei quali seleziona i corridori adatti alle varie corse.
Ciclisticamente, poi, credo di aver raggiunto un buon livello e nelle gare a me idonee non ho patito molto il salto. Ma poi quando si parla di salite o corse più dure il discorso cambia. Ed è per questo che bisogna sempre essere ben allenati”.

Come ti hanno accolto i campioni della Lampre?
“Bene, poiché credo che abbiano visto in me un ragazzo determinato. Se sei convinto di quello che fai, accettando i consigli e  soprattutto ti piace correre, sarai sempre accettato.
Con la mia squadra ho un bel legame; anche se da un momento all’ altro, cambiando squadra, so che si può diventare avversario e allora ti allontani un pò. E’ un pò quanto succede coi vecchi compagni di scuola: rimani sempre in buoni rapporti ma li senti molto meno. Comunque ho ancora tanti amici di vecchia data, soprattutto tra i dilettanti”.

Quale campione ti ha più impressionato?
“Sicuramente Pozzato e Cancellara. Sono i tipici fuoriclasse che nei momenti di difficoltà ti cambiano la gara. Quelli che, per così dire, hanno il motore. Loro ce l’hanno e chi non lo ha deve arrangiarsi”.

A quale ciclista ti ispiri?
“Uno a cui mi ispiro è Oscar Freire, aveva caratteristiche simili alle mie: teneva bene le salite e, dopo, in volata li batteva tutti. Riuscissi a fare la metà di quello che ha fatto lui, sarei molto soddisfatto. (Bonifazio sorride mentre parla pensando ai tre campionati del mondo e alle altrettante Milano-Sanremo portate a casa dallo spagnolo n.d.r.)”

Per un ragazzo giovane come te, quant’è difficile tenere il ritmo fisico e mentale di allenamenti e gare?
“A livello mentale è difficile perché adesso, a differenza di una volta, bisogna stare molto attenti al cibo, ai giorni che precedono la gara, al tipo di allenamenti, dallo svegliarsi presto all’addormentarsi tardi. Non bisogna sottovalutare anche l’aspetto del sesso.
Una volta esisteva il doping e quindi queste procedure, e attenzioni, venivano saltate perché tanto poi ci i reintegrava in altri modi. E’ uno sport dove bisogna sempre cercare il limite e per questo non facciamo una vita, stando attenti ad ogni cosa”.

A proposito di doping, si parla sempre del ciclismo come di uno sport “infettato” da questo fenomeno. Manda un messaggio pulito che invogli a diventare corridore, da un ragazzo giovane… ai giovani.
“Gli direi di andare a far il calciatore perché guadagnerebbero di più e farebbero meno fatica. (ridiamo e la battuta interrompe un pò il dialogo per lasciar spazio ai sorrisi n.d.r.). Dovete iniziare a sognare fin da piccoli e, allo stesso tempo, dovete essere disposti a fare dei sacrifici, perché quando poi questi si presentano e non sei abituato rischi di mollare. E’ quello che succede a molti ragazzi.
Sul doping ad oggi i problemi sono sicuramente diminuiti. Una volta si diceva che per “tenere” il passaggio dai dilettanti ai pro bisognasse doparsi; ora, però, il movimento sta cercando di rilanciarsi con queste due parole: NUOVO e PULITO.
Per creare dei nuovi ciclisti, ora, si punta molto al lavoro di squadra. Bisogna fare il necessario per aiutare il compagno a vincere: è tutto basato sulla forza del gruppo, vince la squadra e non più il singolo”.

Cosa fai quando sei in ritiro?
“In ritiro… – sta pensando – meno male che esiste il telefono!! Così posso sentire la mia fidanzata e i miei amici.
La maggior parte del tempo lo passiamo ad allenarci logicamente, poi qualche massaggio e a letto abbastanza presto per essere freschi il mattino seguente”.

Hai qualche rito pre-gara?
“Sinceramente no. Cerco di tenere la tensione sempre alta e questo non cambia, sia che vada alla Coppa del Mondo o che faccia la gara del Campanile!”

Raccontaci come è stato il tuo rapporto con la scuola.
“Eh, buono fino all’ ultimo anno. Frequentavo l’ Ipsia e riuscivo a trovare il tempo per allenarmi, studiare e vedere gli amici, poi col passaggio ai Dilettanti il tempo è diminuito drasticamente mentre si allungavano gli allenamenti. Non ho mai avuto problemi di voti, medie o assenze. Cercavo di conciliare il tutto ma in quinta ho avuto qualche discussione coi professori e nel momento topico ho dovuto decidere se fare la tesi o firmare il contratto coi professionisti. Ho scelto la bici.
I professori non hanno mai provato ad assecondare le mie scelte, cercando di trovare un punto di incontro e lo dico con rammarico. Mi piacerebbe che venisse usato lo stesso metodo adottato anche in Belgio con le scuole di ciclismo: al mattino i ragazzi studiano e al pomeriggio si allenano, tutto sponsorizzato dalla scuola stessa.
Ci sono tanti ragazzi che fanno molti sacrifici e non trovo giusto che un ambiente dove bisognerebbe coltivare le persone e i propri sogni, ti ponga spesso dei limiti causati dall’ottusità di alcuni.
Col ‘metodo-Belgio’ si faciliterebbe sia lo studio che l’ incremento dei ragazzi che si avvicinano agli sport, con un ampliamento nelle scelte delle discipline”.

La tua famiglia ti ha sempre sostenuto nel tuo sogno ciclistico?
“Quando ho iniziato a correre coi Dilettanti, probabilmente la fascia più dura, i miei si erano appena separati. Così mi sono trovato a far tutto da solo, diciamo che sono diventato grande all’ improvviso; facendo cose che non mi sarei mai immaginato di fare, anche perché andai a vivere da solo.
Per fortuna ci sono mio fratello Leonardo e nonna Carla, la mia prima tifosa, che mi hanno aiutato molto. La settimana scorsa, a lei ho regalato tutte le mie foto e i ritagli di giornali degli ultimi 3 o 4 anni. Così mi ha confezionato un bellissimo album; mia nonna non ha internet e quindi si tiene aggiornata così”.

Ti ricordi il tuo primo autografo?
“Si era il 2012, stavo per correre gli Europei dilettanti e avevo appena firmato con la Lampre così la notizia aveva fatto già il giro tra gli appassionati. Mi si avvicinò un olandese che porgendomi una mia foto presa dai social network mi fece segno di firmarla col pennarello. Lì per lì ero un po’ imbarazzato ma poi firmai perché stava per iniziare la corsa”.

Con i tifosi come sono i rapporti?
“Buoni direi. Quando posso, e non ho ci sono ordini precisi, mi fermo e cerco di accontentare tutti. A Diano Marina mi fermano molti ragazzini. Molti mi riconoscono, magari sarà solo per la divisa ma io sono contento ugualmente. Purtroppo, al di fuori della mia città, c’è meno contatto umano anche perché le notizie vengono prese soprattutto grazie ai social network”.

Pronto per le risposte rapide?
“Spara!”

Ullrich o Armstrong?
“Ullrich, rincorreva sempre e non era lo stesso fenomeno mediatico dell’ americano ma ci provava comunque”.

Merckx o Moser?
“Moser”

Pantani o Cipollini?
“Pantani”

Coppi o Bartali?
 “Fammi pensare…Coppi. Perché dicono che gli somiglio. (ride ed effettivamente le linee del volto sono molto simili n.r.d.)

Sport praticati oltre al ciclismo?
“Judo ma ero davvero piccolo”.

Idoli sportivi che non facciano parte della tua disciplina?
“Valentino Rossi, sicuro!”

Hobby?
“Pesca e motori”.

Film preferiti? 
“Transformer e Hulk perché ci sono le mie attrici preferite: Megan Fox e Jennifer Connely”.

Musica preferita o che ascolti quando sei in ritiro?
“Non ho molte preferenze. Per stare un po’ tranquillo ascolto Antonello Venditti, altrimenti qualcosa di più spinto che mi dia la carica in vista di qualche gara. Nel mio I-pod ho molto Vasco, che è anche il mio preferito”.

Prima di salutarci, obiettivi per la prossima stagione?
“Centrare almeno quattro vittorie. Vuoi sapere perché?”

Certamente.
“Durante il periodo di riposo ho scommesso coi miei amici che nel caso dovessero arrivare i quattro primi posti, li porterò in vacanza a Miami”.

E noi auguriamo a Niccolò ed ai suoi amici di spedirci una cartolina dagli Usa.

La redazione de Lo Sport 24 ringrazia Niccolò Bonifazio per la disponibilità mostrata nel corso dell’intervista.

Ecco il saluto che il giovane ciclista della Lampre ha voluto mandare a tutti i lettori di Lo Sport 24

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