NAZIONALE – Niente mondiali in Russia per gli azzurri: “Cara Italia ti scrivo, così mi distraggo un po’… “

“Cara Italia ti scrivo, così mi distraggo un po’, lo spareggio abbiam perso ed in Russia non andrò…” – dopo 60 anni la nazionale italiana di calcio ha scritto una pagina molto negativa della propria storia, dopo 60 anni l’Italia non parteciperà ad un edizione dei mondiali per via della sconfitta maturata in Svezia per 1 a 0 nell’andata dei playoff validi come spareggio di accesso ai mondiali che si svolgeranno in Russia.

Il calcio italiano ha forse toccato il punto più basso del post 2006, si, quel 2006 che ha fatto gioire l’Italia intera con la vittoria del 4° mondiale, quel mondiale conquistato in casa dei “rivali” tedeschi battendo prima loro in semifinale e poi i “cugini” della Francia in finale. Gli anni post 2006 non sono stati anni di lustri in Italia, nel 2010 (Sud Africa) e nel 2014 (Brasile) la nazionale italiana uscì nella fase ai gironi dei mondiali, con le sconfitte “cruciali” ottenute per mani delle meno quotate Slovacchia (pareggiando nel girone con Paraguay e la Nuova Zelanda) ed Uruguay (con incredibile sconfitta per 1 a 0 contro la Costarica) ma forse il 13 novembre del 2017 si è toccato veramente il fondo.

Non partecipare ai mondiali dopo 60 anni è veramente un “dramma” dal punto di vista sportivo, ebbene si, perché il calcio, soprattutto la nazionale, è stata capace di dare una mano all’Italia intera in qualsiasi momento. “Quando gioca la mia nazionale non ci sono per nessuno”. – è questa forse la frase che moltissime persone utilizzano quando gioca la propria nazionale, 90° minuti in cui “forse” tutti i problemi della vita quotidiana sparivano, almeno per il momento. Essere italiani è sempre stato qualcosa di “diverso”, quando gioca la nazionale spariscono tutti “gli odi e gli asti” tra le varie squadre e si torna ad essere “fratelli di gioco”, un potere che l’Italia ha sempre avuto dalla sua parte, perché diciamocelo, l’Italia molte volte ha vissuto e vive di calcio.

Ma quest’estate in Russia l’estate sarà molto gelida, noi non ci saremo, un qualcosa di storico, l’unica tra le 8 vincitrici mondiali che guarderà la competizione da casa, 4 stelle cucite sul petto ed una “vacanza” anticipata per demeriti sportivi. Demeriti si, perché obiettivamente parlando, siamo usciti contro una modesta (con tutto il rispetto parlando) Svezia, una nazionale che non si qualificava ad un mondiale dal 2006 e che in campo non aveva un certo Zlatan Ibrahimovic, una nazionale a cui dovevamo “rendere” quel famoso biscotto e che invece il biscotto lo ha rifatto a noi. L’Italia va a casa (con un dimissionario Ventura?) e con essa vanno a casa 60 milioni di sogni, i sogni degli italiani di poter centrare una vera propria impresa in Russia (perché quella coppa l’abbiamo alzata per 4 volte) o almeno quello di fare qualcosa di buono per riscattare le ultime brutte, per non dire pessime, figure fatte ai mondiali. Quest’estate in Russia non si sentirà il tanto amato Inno di Mameli, “Siam pronti alla morte l’Italia chiamò, SI !”, uno degli inni più belli non verrà suonato e cantato. Non ci saranno le bandiere italiane appese nei balconi, niente caroselli a fine partite e niente volti dipinti con i colori più belli del mondo, quelli del tricolore italiano, non ci saranno molte emozioni. Forse molte persone non realizzeranno subito cosa realmente sia accaduto, forse molti lo capiranno soltanto a giugno, quando vedranno i mondiali in tv e tutto ciò che lo circonda, con le altre nazionali pronte a sognare, a fare festa e quant’altro, ed anche allora tutto ciò sarà molto  duro da digerire.

Ora però è tempo di “esami di coscienza”, quello che dovrebbero fare tantissimi giocatori, quello che dovrebbe fare tutto lo staff tecnico ed anche l’alta dirigenza. Non portare l’Italia ai mondiali è stata una cosa che ha spezzato il cuore ai 60 milioni di italiani, a quei bambini che sognano di diventare come i propri idoli, a chi vive il calcio con il cuore, con la passione e non ci milioni che guadagno gli altri. Perché diciamocelo tutto, a noi forse, anzi toglierei il forse, poco importa dei 50 milioni che la FIGC non guadagnerà, a noi importa la delusione ricevuta, il cuore spezzato in due come quando ci lascia la prima fidanzatina, le tante lacrime versate al fischio finale, a noi importava andare in Russia e dimostrare chi siamo veramente, ovvero quella nazionale che nonostante i tantissimi problemi riesce attraverso lo sport a strappare un sorriso a tutti quanti. Quest’estate invece non sarà così, con il resto del mondo pronto a prenderci in giro per questa clamorosa debacle, a prenderci in giro per quello che forse è il nostro Maracanazo, o meglio SanSiranazo.

Vestire la maglia della propria nazionale non dovrebbe essere una cosa “per tutti”, vestire la maglia della nazionale dovrebbe essere un qualcosa di cui si deve andare onorati, che si deve fare con il cuore e che si deve difendere fino “alla morte” (calcisticamente parlando). Indossare la maglia azzurra è quello che molti bambini sognano e ripeto, oggi avete spezzato anche i loro sogni, perché non tutti i giocatori sono scesi in campo con queste determinate caratteristiche. Qualcosa a livello tecnico-tattico è andato veramente male, scelte sbagliate, nomi sbagliati, pochi “attributi” in campo. Qualcosa, dopo la disfatta di Madrid, è andato veramente storto, ma quello che fa rabbia è veramente non aver visto certi giocatori metterci anima e cuore in campo. E’ la parola più giusta da usare è sicuramente “Vergogna”, vergogna per questo “schiaffo” che avete regalato nuovamente a tutti i tifosi azzurri.

Son finiti quei tempi delle “Notti Magiche”, son finiti (almeno per ora) i tempi dei grandi Altobelli, Cabrini, Conti, Rossi, Galli, Scirea, Baresi, Zoff ecc, son finiti anche i tempo remoti, quelli belli del 2006 (che anche i più giovani conoscono) con protagonisti gente come Buffon, Cannavaro, Totti, Del Piero, Inzaghi e compagnia bella. Purtroppo è così, son finiti i tempi delle vacche grasse e dal post 2006 ci siamo dovuti accontentare soltanto di vacche magre, forse fin troppo magre per un popolo come il nostro. Ma vi ricordate gli abbracci e la gioia al gol di Grosso in finale nel 2006? Vi ricordate le urla di gioia alla rete di Altobelli nel 1982? O (per chi vi fosse) la grande doppietta mondiale 1934 e 1938? Voci perse, lacrime di gioia ad ogni rete, urla, emozioni e quant’altro che non vivremo ai prossimi mondiali, anzi, dovremo stare incollati alla tv (per chi ne avrà voglia) a vedere le vittorie altrui.

Certo, a primo impatto quest’eliminazione fa veramente male al cuore, rimarrà una pagina negativa indelebile che ahimé ci porteremo dietro per molto tempo. Si parla già di ricostruire la nazionale, di ricostruirla in vista dei prossimi impegni ma adesso provate voi a ricostruire i sogni ed i cuori della gente che avete spezzato/infranto per questa mancata qualificazione. Ok, per molti di voi questa situazione potrà sembrare veramente “esagerata” ma, sempre calcisticamente parlando, non potete non dire che si tratta di un “dramma” sportivo. Certo, la vita va avanti (e menomale), si tornerà a pensare alle nostre vite quotidiane, ai nostri problemi, al lavoro, ai figli e tutto il resto e nonostante tutto continueremo a ringraziare di essere italiani, perché esser italiano (un italiano vero) è veramente qualcosa di veramente invidiabile. Qualcosa però dovrà cambiare veramente, bisogna veramente “rifondare” il tutto, partendo dai principi e dai valori che ogni persona dovrà avere, visto che questa maglia non può esser indossata per gioco. Qualcosa dovrà cambiare e l’Italia calcistica dovrà farla senza alcuni giocatori ormai giunta alla fine della loro carriera nazionale (Buffon e molto probabilmente Chiellini, Barzagli, De Rossi e Bonucci), dovrà farlo il prima possibile perché abbiamo un Europeo da disputare, oddio, la speranza è quella, perché non partecipare nemmeno a quella competizione sarebbe veramente qualcosa di catastrofico. Si parla di fare più stage, di abbassare l’età media, di inserire delle regole in Serie A per far giocare di più gli italiani, si parla di tante cose ma forse ora sarebbe giusto stare zitti, per poi successivamente sedersi a tavolino (dopo aver riflettuto per bene) e prendere delle sagge decisioni, mettendo giù un progetto solido da realizzare.

Si potrebbero dire tante altre cose, si potrebbe puntare il dito contro determinati giocatori, contro determinate persone, si potrebbero usare parole più forti, ma forse è meglio finirla così, con la speranza che rabbia, delusione e tutto quanto passi il prima possibile e con la speranza di aver finito con queste figure, perché tutto questo noi non ce lo meritiamo veramente. Sarebbe bello potersi svegliare domani ed essersi sognato tutto questo ma purtroppo questa è la triste e crudele realtà che dovrà affrontare il mondo del calcio italiano.